Via al piano di recupero dello storico albergo.Per l’opposizione manca il parere della Soprintendenza

Così il «Gambero» torna a nuova vita

03/07/2007 in Attualità
Di Luca Delpozzo
se.za.

E il Gam­bero va: il con­siglio comu­nale di Salò ha approva­to in via defin­i­ti­va il piano di recu­pero dell’albergo, chiu­so dopo il ter­re­mo­to del 24 novem­bre 2004.Recentemente acquisi­to da due oper­a­tori locali (Fabio Tabarel­li, ex gestore del­la pizze­ria S.Ercolano di Mader­no, e l’industriale San­dro Bana, figlio dell’ex asses­sore comu­nale Dino, ai tem­pi del­la Dc), il Gam­bero resterà dunque una strut­tura ricetti­va. «Molti chiedono di trasfor­mare gli alberghi in res­i­dence — ha com­men­ta­to il sin­da­co -. In questo caso, no: per questo ci sem­bra una inizia­ti­va da incor­ag­gia­re. All’inizio il prog­et­to non tene­va con­to del con­testo, e fini­va per com­primere il mon­u­men­to vici­no: la por­ta col leone del­la Serenis­si­ma. Poi è sta­to grad­ual­mente miglio­ra­to. La com­mis­sione edilizia lo ha esam­i­na­to quat­tro, cinque volte, arrivan­do a una soluzione gradevole».La super­fi­cie calpesta­bile è di 963 metri qua­drati, e la vol­ume­tria di 3.009 metri cubi. La nuo­va pro­pri­età intende demolir­lo e ricostru­ir­lo su quat­tro piani. All’ingresso ci sarà il ris­torante, nei tre piani supe­ri­ori 25 camere, nel sem­i­nter­ra­to il cen­tro benessere. Al ter­mine la vol­ume­tria diven­terà di 3.001 metri cubi e la super­fi­cie di 1.022 metri qua­drati. I pri­vati sis­te­mer­an­no il mar­ci­apiede e ren­der­an­no pub­bli­ca la loro striscia di ter­ra a fian­co del tor­rente, dove real­izzer­an­no un parcheg­gio a raso con nove posti.Non sono man­cate le critiche: «Tut­ti gli immo­bili del­la zona sono vin­co­lati — ha ricorda­to Gian­lui­gi Pez­za­li, del­la mino­ran­za -. Mi sem­bra molto stra­no che non lo sia la fac­cia­ta dell’albergo che dà su via Fan­toni. Pri­ma di approvare un piano che prevede l’abbattimento dell’edificio ci penserei bene. Il muro in pietra su via Brunati è l’antica cin­ta fat­ta erigere da Ezzeli­no III da Romano nel 1273. E’ un pez­zo di sto­ria impor­tante che non può essere demoli­to sen­za il parere del­la Soprintendenza».Anche Cinzia Gof­fi, espo­nente diessi­na, è pre­oc­cu­pa­ta: «Si trat­ta di un inter­ven­to del­i­ca­to, e chiedo agli uffi­ci di con­trol­lare i lavori in modo sis­tem­ati­co e di ver­i­fi­care l’esistenza di un affres­co del Lan­di nel­la pri­ma cam­era a destra del pri­mo piano». «Se, scro­stan­do l’intonaco, tro­ver­e­mo il dip­in­to, lo salver­e­mo — ha repli­ca­to il sin­da­co Cipani-. Garan­tis­co che l’abbattimento e la ricostruzione saran­no effet­tuati con la mas­si­ma cura».