Spettacolo desolante da Manerba a Moniga, a Calvagese: le viti, ormai vicine alla maturazione, hanno un aspetto autunnale. I produttori atterriti: «Una cosa del genere non si era mai vista»

Distrutti i vigneti della Valtenesi

05/08/2002 in Attualità
A Affi
Parole chiave: -
Di Luca Delpozzo
Affi

Ormai è una specie di triste pri­ma­to: ogni anno, quan­do nelle nuv­ole si agi­ta qual­cosa di minac­cioso, le capric­ciose geome­trie del­la natu­ra finis­cono sem­pre con l’in­cro­cia­re i vigneti del­la Valte­n­e­si. Il ter­ri­bile tem­po­rale di saba­to notte non ha fat­to eccezione: e ieri mat­ti­na, lo spet­ta­co­lo era quel­lo des­olante di un pae­sag­gio regred­i­to ad uno spoglio aspet­to autun­nale da un rigoglioso sta­to di ormai prossi­ma mat­u­razione. Qua­si ovunque, a Maner­ba come a Pice­do e a Moni­ga, i vigneti e gli ulivi, così come tutte le altre col­ture, si sono pie­gati alla furia dev­as­ta­trice di un uragano che ha scate­na­to un infer­no in due riprese, a poco meno di un’o­ra di dis­tan­za l’u­na dal­l’al­tra. Fra i pro­dut­tori c’è grande coster­nazione, ma anche la voglia di non arren­der­si all’idea che l’an­na­ta sia com­ple­ta­mente per­du­ta. E a spin­gere in questo sen­so è soprat­tut­to il pres­i­dente del Con­sorzio Gar­da Clas­si­co, Diego Pasi­ni. «E’ nec­es­sario pro­cedere ad un’at­ten­ta anal­isi dei dan­ni pri­ma di las­cia­r­si andare a val­u­tazioni dis­as­trose — spie­ga -. Cer­to, inutile nascon­der­si che ques­ta tem­pes­ta è sta­ta par­ti­co­lar­mente vio­len­ta, e che ha causato dan­ni molto gravi: ma pri­ma di dire che tut­to è per­du­to vogliamo delle certezze. E quelle arriver­an­no solo fra qualche giorno, quan­do tec­ni­ci e pro­dut­tori avran­no sti­ma­to con pre­ci­sione l’en­tità del dan­no». L’ap­pel­lo del pres­i­dente è quin­di palese: rim­boc­chi­amo­ci le maniche, e pun­ti­amo a sal­vare il salv­abile. «Ne va del­l’im­mag­ine di un sis­tema che con­ta 512 aziende e 867 ettari iscrit­ti all’al­bo Doc, per una pro­duzione pari a cir­ca 2 mil­ioni di bot­tiglie ed un val­ore del­la pro­duzione supe­ri­ore ai 6,5 mil­ioni di euro — dice Pasi­ni — Quel­lo che pos­si­amo dire allo sta­to attuale è che tut­ti i pro­dut­tori sono già al lavoro nei vigneti: dove c’è foglia è anco­ra pos­si­bile inter­venire per portare a ter­mine la mat­u­razione». Nonos­tante la voglia di rico­min­in­cia­re però lo scon­for­to è tan­to, soprat­tut­to per chi oltre al rac­colto ci ha rimes­so anche le strut­ture. E’ il caso delle , che al tem­po­rale di saba­to han­no sac­ri­fi­ca­to i tet­ti del fran­toio e del­la bir­re­ria arti­gianale sul­la statale, oltre a cir­ca 1500 quin­tali di uve. «E’ una sti­ma approssi­ma­ti­va, che ho fat­to dopo una ric­og­nizione nei vigneti — spie­ga Giampi­etro Avanzi -. Una cosa è cer­ta: fac­cio questo mestiere da quar­an­t’an­ni sul , ed una cosa sim­i­le non l’ave­vo mai vista. For­tu­nata­mente, nonos­tante l’ampiez­za del­l’area col­pi­ta dal­la gran­dine, alcune zone sono state risparmi­ate, sia sul fronte dei vigneti che su quel­lo degli uliveti: questo per­me­t­terà ai prodot­ti del­la nos­tra zona di ono­rare l’im­peg­no del­l’an­na­ta, anche se le quan­tità saran­no sicu­ra­mente ridotte». L’ampiez­za del­l’area vita­ta col­pi­ta è un aspet­to sot­to­lin­eato da molti: anche da Alessan­dro Redael­li De Zinis, che ha subito grossi dan­ni nel­l’azien­da di Cal­vagese. «In alcune zone il rac­colto è com­pro­mes­so al 100% — spie­ga l’avvo­ca­to -. Una cosa così non si era mai reg­is­tra­ta sul Gar­da: mai visti chic­chi di gran­dine grossi come pesche. Spero che ora le isti­tuzioni e gli oper­a­tori del­la ris­torazione ci stiano vicini».

Parole chiave: -