Grazie al fax spedito a «Bresciaoggi» da una donna di Treviso, figlia del turista. Fu travolta in sella ad un motorino: la sua amica morì

Dopo 23 anni trova chi la salvò

23/07/2003 in Curiosità
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

In redazione arrivano annun­ci e mes­sag­gi di ogni genere. «Buon­giorno, sono Ele­na Zanat­ta ‑leg­giamo in un fax fres­co di stampa‑, e sto cer­can­do infor­mazioni su un inci­dente avvenu­to cir­ca 23 anni fa, davan­ti alla chiesa di Toscolano Mader­no. Due ragazze in motori­no inves­tite da un’au­to che anda­va ad . Mio padre si trova­va lì per caso, e ha aiu­ta­to una delle due. Ora avrebbe piacere nel rivedere la ragaz­za, che dovrebbe avere cir­ca 40 anni. Non so da dove par­tire per cer­car­la, non conos­ci­amo il nome, e nem­meno quel­lo del dot­tore che ha ten­ta­to di sal­vare l’al­tra. Sap­pi­amo solo che è suc­ces­so in un giorno di aprile o di mag­gio, forse durante uno dei pon­ti (25 aprile — 1 mag­gio). Prego qual­si­asi per­sona che ricor­da qual­cosa di rispon­dere alla nos­tra let­tera». Con­tat­ti­amo tele­foni­ca­mente Ele­na, che dice: «Noi abiti­amo a Vil­lor­ba, in provin­cia di Tre­vi­so. Nell’80 (ma non siamo sicuri del­l’an­no, potrebbe non essere esat­to) i miei gen­i­tori, Gior­gio e Imide, ave­vano deciso di fare un giro sul con la loro roulotte. Sta­vano per­cor­ren­do la stra­da 45 bis quan­do, a Toscolano, una vet­tura li ha superati a forte veloc­ità. Qualche istante, e si sono trovati di fronte a un aut­en­ti­co dram­ma. L’au­to­mo­bilista ave­va tra­volto due ragazze in sel­la a un ciclo­mo­tore. Mio papà si è subito fer­ma­to, dan­dosi da fare per soc­cor­rerne una. Seguen­do i sug­ger­i­men­ti di un medico di pas­sag­gio, che a sua vol­ta aiu­ta­va l’al­tra, apparsa in con­dizioni più pre­oc­cu­pan­ti, le ha tenu­to la lin­gua per evitare che sof­fo­casse. Minu­ti eterni, trascor­si con il cuore in gola. Poi l’ar­ri­vo del­l’am­bu­lan­za, e le sper­anze affi­date alla cor­sa ver­so l’ospedale. Alla fine il medico, guardan­do mio padre, ha scrol­la­to la tes­ta, las­cian­do inten­dere che una delle ragazze non ce l’avrebbe fat­ta. Io non ero anco­ra nata (ho ven­t’an­ni, e stu­dio Econo­mia all’ di Rim­i­ni), ma papà, nel rac­con­tare la vicen­da, si asci­u­ga sem­pre una lacrima. E vor­rebbe incon­trare la ragaz­za che ha aiu­ta­to (e si è sal­va­ta). Ma non conos­ci­amo il nome, e non sap­pi­amo come muover­ci». Sfogliamo la collezione di Bres­ciaog­gi in archiv­io. Sul gior­nale di domeni­ca 27 aprile ’80 tro­vi­amo la notizia: «Inci­dente alle 14.50 di ieri, saba­to, a Toscolano Mader­no, sul­la statale 45 bis, all’al­tez­za del piaz­za­le anti­s­tante la Stan­da. In sel­la a un ciclo­mo­tore Ciao, due ragazze 14enni di Bogli­a­co di Gargnano, Maria Pia Samuel­li e Ori­et­ta Mac­eri, sta­vano svoltan­do, quan­do in sen­so oppos­to è soprag­giun­ta a veloc­ità ecces­si­va­mente sostenu­ta una vet­tura in fase di sor­pas­so che le ha tra­volte». Sul­la Sim­ca, un 40enne del­la cit­tà. «Le due ragazze ‑con­clude­va l’ar­ti­co­lo- sono state sbalzate a ter­ra, e han­no bat­tuto vio­len­te­mente il capo. Sono state trasportate dap­pri­ma all’ospedale di Salò, poi a Bres­cia. In ser­a­ta, poco dopo le 22, Ori­et­ta Mac­eri è dece­du­ta, nonos­tante le cure dei san­i­tari. L’am­i­ca è ricov­er­a­ta nel sec­on­do cen­tro di rian­i­mazione, in gravis­sime con­dizioni». Ieri mat­ti­na, a For­ni­co di Gargnano, abbi­amo trova­to Nadia Mac­eri, sorel­la di Ori­et­ta. Lavo­ra nel­la locale casa di riposo. Le rac­con­ti­amo del fax giun­to da Tre­vi­so. «Quel saba­to ‑ricor­da con le lacrime agli occhi- ci siamo las­ci­ate nel­la piaz­za di Bogli­a­co, davan­ti al bar Pel­er. Non l’avrei più riv­ista. Erava­mo entrambe feli­ci. Il giorno suc­ces­si­vo io fes­teggia­vo il com­plean­no, e lei sarebbe sta­ta cres­i­ma­ta in chiesa. In famiglia stava­mo preparan­do una grande fes­ta. Ori­et­ta non ave­va anco­ra com­pi­u­to 13 anni, e fre­quen­ta­va la sec­on­da media. Io vado dal par­ruc­chiere, le dis­si. Ci ritro­vi­amo qui. Poi la ter­ri­bile notizia. Era sul Ciao, con l’am­i­ca del cuore, Maria Pia. Si era­no appe­na immesse sul­la Garde­sana, quan­do un auto­mo­bilista le ha tra­volte. Ori­et­ta è sepol­ta nel cimitero di Bogli­a­co». Nel pomerig­gio incon­tri­amo Maria Pia Samuel­li. Abi­ta a Roè Vol­ciano. Sposa­ta, mam­ma di due bam­bi­ni, fino a pochi mesi fa commes­sa in un grande super­me­r­ca­to del­la zona. Non vuole par­lare nè far­si fotogra­fare. Dice: «Si trat­ta di cose per­son­ali, che preferisco tenere per me. Ho l’im­pres­sione che si pos­sano riaprire vec­chie ferite. Non pas­sa giorno che io non ricor­di Ori­et­ta. La ten­go sem­pre davan­ti agli occhi. Del­l’in­ci­dente non ricor­do nul­la, come se nel­la mente fos­se sce­sa una cap­pa nera. Me l’han­no rac­con­ta­to dopo. Ho trascor­so un lun­go peri­o­do all’ospedale. C’è sta­to il proces­so, e i giu­di­ci han­no dato tor­to all’au­to­mo­bilista. Ora ho una famiglia. Dei sig­nori Zanat­ta di Tre­vi­so non sape­vo nul­la. Ma di sicuro mi met­terò in con­tat­to con loro». Le las­ci­amo il numero tele­fon­i­co di Vil­lor­ba (una local­ità che, con Toscolano Mader­no, ha in comune la cartiera, entrambe di pro­pri­età del­la famiglia vicenti­na Marchi) e l’ind­i­riz­zo di pos­ta elettronica.

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