venerdì, Marzo 1, 2024
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Grazie al fax spedito a «Bresciaoggi» da una donna di Treviso, figlia del turista. Fu travolta in sella ad un motorino: la sua amica morì

Dopo 23 anni trova chi la salvò

In redazione arrivano annunci e messaggi di ogni genere. «Buongiorno, sono Elena Zanatta -leggiamo in un fax fresco di stampa-, e sto cercando informazioni su un incidente avvenuto circa 23 anni fa, davanti alla chiesa di . Due ragazze in motorino investite da un'auto che andava ad . Mio padre si trovava lì per caso, e ha aiutato una delle due. Ora avrebbe piacere nel rivedere la ragazza, che dovrebbe avere circa 40 anni. Non so da dove partire per cercarla, non conosciamo il nome, e nemmeno quello del dottore che ha tentato di salvare l'altra. Sappiamo solo che è successo in un giorno di aprile o di maggio, forse durante uno dei ponti (25 aprile – 1 maggio). Prego qualsiasi persona che ricorda qualcosa di rispondere alla nostra lettera». Contattiamo telefonicamente Elena, che dice: «Noi abitiamo a Villorba, in provincia di Treviso. Nell'80 (ma non siamo sicuri dell'anno, potrebbe non essere esatto) i miei genitori, Giorgio e Imide, avevano deciso di fare un giro sul con la loro roulotte. Stavano percorrendo la strada 45 bis quando, a Toscolano, una vettura li ha superati a forte velocità. Qualche istante, e si sono trovati di fronte a un autentico dramma. L'automobilista aveva travolto due ragazze in sella a un ciclomotore. Mio papà si è subito fermato, dandosi da fare per soccorrerne una. Seguendo i suggerimenti di un medico di passaggio, che a sua volta aiutava l'altra, apparsa in condizioni più preoccupanti, le ha tenuto la lingua per evitare che soffocasse. Minuti eterni, trascorsi con il cuore in gola. Poi l'arrivo dell'ambulanza, e le speranze affidate alla corsa verso l'ospedale. Alla fine il medico, guardando mio padre, ha scrollato la testa, lasciando intendere che una delle ragazze non ce l'avrebbe fatta. Io non ero ancora nata (ho vent'anni, e studio Economia all' di Rimini), ma papà, nel raccontare la vicenda, si asciuga sempre una lacrima. E vorrebbe incontrare la ragazza che ha aiutato (e si è salvata). Ma non conosciamo il nome, e non sappiamo come muoverci». Sfogliamo la collezione di Bresciaoggi in archivio. Sul giornale di domenica 27 aprile '80 troviamo la notizia: «Incidente alle 14.50 di ieri, sabato, a Toscolano Maderno, sulla statale 45 bis, all'altezza del piazzale antistante la Standa. In sella a un ciclomotore Ciao, due ragazze 14enni di Bogliaco di Gargnano, Maria Pia Samuelli e Orietta Maceri, stavano svoltando, quando in senso opposto è sopraggiunta a velocità eccessivamente sostenuta una vettura in fase di sorpasso che le ha travolte». Sulla Simca, un 40enne della città. «Le due ragazze -concludeva l'articolo- sono state sbalzate a terra, e hanno battuto violentemente il capo. Sono state trasportate dapprima all'ospedale di Salò, poi a Brescia. In serata, poco dopo le 22, Orietta Maceri è deceduta, nonostante le cure dei sanitari. L'amica è ricoverata nel secondo centro di rianimazione, in gravissime condizioni». Ieri mattina, a Fornico di Gargnano, abbiamo trovato Nadia Maceri, sorella di Orietta. Lavora nella locale casa di riposo. Le raccontiamo del fax giunto da Treviso. «Quel sabato -ricorda con le lacrime agli occhi- ci siamo lasciate nella piazza di Bogliaco, davanti al bar Peler. Non l'avrei più rivista. Eravamo entrambe felici. Il giorno successivo io festeggiavo il compleanno, e lei sarebbe stata cresimata in chiesa. In famiglia stavamo preparando una grande festa. Orietta non aveva ancora compiuto 13 anni, e frequentava la seconda media. Io vado dal parrucchiere, le dissi. Ci ritroviamo qui. Poi la terribile notizia. Era sul Ciao, con l'amica del cuore, Maria Pia. Si erano appena immesse sulla Gardesana, quando un automobilista le ha travolte. Orietta è sepolta nel cimitero di Bogliaco». Nel pomeriggio incontriamo Maria Pia Samuelli. Abita a Roè Volciano. Sposata, mamma di due bambini, fino a pochi mesi fa commessa in un grande supermercato della zona. Non vuole parlare nè farsi fotografare. Dice: «Si tratta di cose personali, che preferisco tenere per me. Ho l'impressione che si possano riaprire vecchie ferite. Non passa giorno che io non ricordi Orietta. La tengo sempre davanti agli occhi. Dell'incidente non ricordo nulla, come se nella mente fosse scesa una cappa nera. Me l'hanno raccontato dopo. Ho trascorso un lungo periodo all'ospedale. C'è stato il processo, e i giudici hanno dato torto all'automobilista. Ora ho una famiglia. Dei signori Zanatta di Treviso non sapevo nulla. Ma di sicuro mi metterò in contatto con loro». Le lasciamo il numero telefonico di Villorba (una località che, con Toscolano Maderno, ha in comune la cartiera, entrambe di proprietà della famiglia vicentina Marchi) e l'indirizzo di posta elettronica.

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