Edilizia sul Garda, è tempo di ristrutturazioni

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Di Luca Delpozzo

Che la situ­azione eco­nom­i­ca in questo peri­o­do non goda di otti­ma salute è cosa nota, anal­iz­za­ta ormai fino alla noia. Quel­lo che sem­bra man­care invece sono le soluzioni, con­vin­cen­ti e mag­a­ri sul lun­go periodo.

Uno dei set­tori che ha risen­ti­to mag­gior­mente di ques­ta con­giun­tu­ra è sen­za dub­bio quel­lo edile, diret­ta­mente e come rif­lesso sull’indotto.

Anche sul lago di Gar­da, per quan­to sostenu­to da dati con­for­t­an­ti sul tur­is­mo, l’edilizia ha avu­to una con­trazione sig­ni­fica­ti­va. Cer­to per alcu­ni si è costru­ito fin trop­po negli ulti­mi tren­t’an­ni, ma non è quel­lo che vor­rem­mo anal­iz­zare in questo articolo.

Si parla­va di soluzioni.

La capac­ità di adat­tar­si è una delle carat­ter­is­tiche che dis­tin­guono l’uo­mo e soprat­tut­to adesso è nec­es­sario recu­per­are tale abil­ità, forse poco allena­ta per chi arri­va da un lun­go peri­o­do di cresci­ta e certezze.

L’edilizia potrebbe trovare la sua rinasci­ta cam­bian­do pelle, pas­san­do dal­l’osses­si­va ricer­ca di nuove aree da edi­fi­care alla con­ser­vazione e ristrut­turazione dell’esistente.

Non è un’idea riv­o­luzionar­ia, tan­to che a più riprese i vari gov­erni che si sono suc­ce­du­ti nel cor­so degli ulti­mi anni han­no scommes­so pro­prio su ques­ta soluzione pro­po­nen­do sig­ni­fica­tivi sgravi fis­cali per chi vuole ristrut­turare casa.

Per la mag­gior parte di questi inter­ven­ti però è comunque nec­es­sario un prog­et­to da pre­sentare in comune per le rice­vere le nec­es­sarie autor­iz­zazioni. Pras­si abbas­tan­za comune è quel­la di riv­ol­ger­si ad un geome­tra per il prog­et­to e per preparare la doc­u­men­tazione nec­es­saria, piut­tosto che a stu­di di architet­tura. L’idea è che un architet­to di soli­to cos­ta di più e il lavoro non è così com­p­lesso da richiederne uno.

Ma, come si dice­va, le cose stan­no cam­bian­do e anche gli architet­ti si stan­no attrez­zan­do per far fronte alle nuove esi­gen­ze del mer­ca­to, per i gio­vani architet­ti addirit­tura questo è il pri­mo mer­ca­to che incontreranno.

Per far­ci aiutare in ques­ta anal­isi abbi­amo sen­ti­to l’ar­chitet­to Alice Guar­isco del­lo stu­dio Atelier14h di Bres­cia, una realtà gio­vane, ma allo stes­so tem­po con­sol­i­da­ta che si iner­isce in una strut­tura atti­va da oltre trent’anni .

Stava­mo appun­to par­lan­do del momen­to di crisi del set­tore del­l’edilizia che ha coin­volto anche gli stu­di di architet­tura: è pro­prio così?

Si, è sta­to un effet­to domi­no: la crisi eco­nom­i­ca ha col­pi­to pri­ma i cli­en­ti finali, poi i vari oper­a­tori immo­bil­iari che han­no investi­to sem­pre meno pro­prio per le dif­fi­coltà nel vendere quan­to era già sta­to costru­ito. Di con­seguen­ze anche gli stu­di che si occu­pa­vano del­la prog­et­tazione han­no vis­to sen­si­bil­i­mente ridur­si le richi­este di lavoro da parte dei loro com­mi­ten­ti principali.

Stava­mo anal­iz­zan­do l’evoluzione del set­tore e i pos­si­bili svilup­pi, in par­ti­co­lare le ristrut­turazioni, con­sid­er­ate meno inter­es­san­ti fino a qualche tem­po fa.

Quel­lo che ha prodot­to l’edilizia degli anni 60/70 adesso inizia ad avere 40/50anni di vita, sono edi­fi­ci che neces­si­tano di manuten­zione, non solo a liv­el­lo esteti­co, ma anche a liv­el­lo impiantis­ti­co. Inoltre apparten­gono al peri­o­do del boom edilizio, dove si costru­iv­ano metri cubi e non era impor­tante come fos­sero sis­temati gli spazi, bas­ta­va diver­si­fi­care i tagli per andare a pren­dere un po’ tutte le fasce del mercato.

Lo spazio viene oggi vis­su­to in maniera dif­fer­ente al di là del­la sem­plice idea di “open space”. C’è pro­prio un modo diver­so di vivere e di con­seguen­za un modo diver­so di vivere la casa! Un modo che non appar­tiene a questi edi­fi­ci, che però sono quel­li più eco­nomi­ca­mente acces­si­bili. La gente oggi è più infor­ma­ta, conosce, non si adat­ta più al prodot­to pre­con­fezion­a­to, tut­ti cer­cano di rag­giun­gere un mod­el­lo, in tan­ti aspet­ti del­la vita, anche nel­l’abitare. Si acquista un immo­bile, un appar­ta­men­to o uno spazio già in prospet­ti­va di mod­i­fi­car­lo, qui si inserisce il tema del­la ristrutturazione.

Arriv­i­amo al noc­ci­o­lo del­la ques­tione. La ristrut­turazione è vista anco­ra come un lavoro tut­to som­ma­to sem­plice molto spes­so affi­da­ta al da te. Data la situ­azione socioe­co­nom­i­ca si cer­ca di risparmi­are dove pos­si­bile. L’idea di riv­ol­ger­si ad uno stu­dio di architet­tura di soli­to è pro­prio l’ul­ti­ma soluzione. Come state affrontan­do ques­ta questione?

Abbi­amo indi­vid­u­a­to tre fasi nel­lo svilup­po e real­iz­zazione di un prog­et­to: la prog­et­tazione, la direzione lavori e l’individuazione dei com­ple­men­ti. Ci sono cli­en­ti che deci­dono di eseguire i lavori in pri­ma per­sona, quin­di han­no sola­mente bisog­no di un prog­et­to, di un’idea e di una serie di indi­cazioni tec­niche che gli per­me­t­tano di real­iz­zare l’opera. Altri per ques­tione di tem­po mag­a­ri prog­et­tano oggi, ma real­izzer­an­no i lavori più avanti.

La pri­ma fase, par­tendo dal rilie­vo, for­nisce schede tec­niche che fun­gono da gui­da al cliente, un’identificazione di tut­ti gli arre­di e mate­ri­ali (pavi­men­ti, rives­ti­men­ti, pit­turazioni etc) oltre che l’individuazione ed esple­ta­men­to delle pro­ce­dure autorizzative.

Il servizio rel­a­ti­vo alla sec­on­da fase con­siste nel­la direzione lavori, nell’individuazione di for­n­i­tori capi­to­lati e con­trat­ti, e nell’operatività ai fini fiscali.

La terza fase indi­vid­ua gli ele­men­ti di com­ple­men­to all’arredo quali tendag­gi, quadri e tappeti.

Ognuna di queste fasi ha una quan­tifi­cazione eco­nom­i­ca for­fet­taria che con­sente al cliente di avere pieno con­trol­lo sul budget.

Un modo quin­di per las­cia­re al cliente la pos­si­bil­ità di gestire il prog­et­to in base all’en­tità dei lavori e a tem­po e bud­get a disposizione

Esat­to, soprat­tut­to chi è in gra­do di gestire un min­i­mo le maes­tranze è in gra­do di real­iz­zare un prodot­to pro­fes­sion­ale, com­ple­to, omo­ge­neo e coer­ente che arri­va da uno stu­dio di architet­tura e non self made.

Cam­bia com­ple­ta­mente quin­di la tipolo­gia di lavoro: da pochi grossi prog­et­ti a tan­ti più pic­coli, dall’impresario edile al pri­va­to e di con­seguen­za cam­bia anche il modo di cer­care cli­en­ti, voi come vi state muoven­do in questo senso?

Sono cam­biati i canali, i nos­tri cli­en­ti sono prin­ci­pal­mente i pri­vati adesso, che pos­sono arrivare diret­ta­mente, tramite le agen­zie o le imp­rese edili che offrono un prodot­to chi­avi in mano. Questi sono i canali tradizion­ali, ma non pos­si­amo pre­scindere dai nuovi stru­men­ti di comu­ni­cazione, soprat­tut­to essendo una realtà gio­vane. Abbi­amo deciso quin­di di puntare sui social net­work (Face­book, Google+ e Linkedin in par­ti­co­lare) sia come stru­men­to com­ple­mentare per le indagi­ni di mer­ca­to sia per rac­con­tare il nos­tro lavoro day by day e con­frontar­ci con i nos­tri inter­locu­tori.  Le pagine isti­tuzion­ali del­lo stu­dio sono chiara­mente gestite dal nos­tro staff, l’idea è pro­prio quel­la di creare degli spun­ti di dis­cus­sione sui quali con­frontar­ci illus­tran­do allo stes­so tem­po quel­lo che fac­ciamo, sia come meto­do prog­et­tuale che come real­iz­zazioni. Un aspet­to impor­tante su cui sti­amo lavo­ran­do, ma che con­tin­uer­e­mo ad ampli­are sig­ni­fica­ti­va­mente in futuro.

Per i gio­vani architet­ti dunque il cam­bio di approc­cio alla pro­fes­sione non è solo una scelta, ma una neces­sità per andare incon­tro alla nuove esi­gen­ze del mer­ca­to offren­do ai cli­en­ti soluzioni su misura con for­mule orig­i­nali e, in alcu­ni casi, indebite.

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