Gli Originari dividono i diritti di pesca. Da sabato la sagra ai piedi della Rocca tra cerimonie religiose, musica da ballo e luna park

Festa per San Bernardo

15/08/2001 in Manifestazioni
Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

La chia­mano anti­ca sagra, ma a quan­do risal­ga di pre­ciso non lo sa nes­suno. Incom­in­cia il 18 agos­to, si chi­ude il 20. Ci sono la musi­ca per bal­lare, il grande luna park, gli stand che sfor­nano a get­to con­tin­uo salamelle e gnoc­chi. Fa parte a tut­ti gli effet­ti del­la tradizione garde­sana. La si allestisce in onore di san Bernar­do, pres­so la chieset­ta che gli è ded­i­ca­ta, ai pie­di del­la Roc­ca. Nel tem­pi­et­to, restau­ra­to di recente, ci si cele­br­eran­no tre messe lunedì, nel­la gior­na­ta ded­i­ca­ta al san­to. Una vol­ta, dopo mes­sa si usci­va sul pic­co­lo sagra­to a man­gia­re una fet­ta d’anguria: ce n’era una cat­a­s­ta ai pie­di d’un cipres­so. Oggi il cocom­ero non è più di moda. Qui era cam­pagna, addirit­tura un tem­po palu­dosa. Ora c’è la zona arti­gianale. Ma con l’origine del­la sagra non c’entrano né i con­ta­di­ni, né gli arti­giani. Anche se pochi, fre­quen­tan­do la fes­ta, pos­sono sup­porre che la sua orig­ine abbia a che fare con la sto­ria dei pesca­tori. E invece il 20 di agos­to, giorno di San Bernar­do, è sem­pre sta­ta data solenne per la Cor­po­razione degli antichi orig­i­nari di Gar­da. È in quest’occasione infat­ti che si dis­tribuis­cono i beni comu­ni, i proven­ti, cioè, dell’affitto delle rive. Un tem­po era il momen­to di pagare i deb­iti accu­mu­lati dal­la famiglia durante l’anno. Oggi coi quat­tri­ni del­la Cor­po­razione gli orig­i­nari ci pren­dono il caf­fé e una pas­ta: sono solo poche migli­a­ia di lire a tes­ta, ma nes­suno si sognerebbe di non andare a pren­der­le, per­ché sarebbe uno schi­af­fo alla tradizione. La Cor­po­razione risale al 1452. La sagra di San Bernar­do potrebbe avere dunque sto­ria plurisec­o­lare, ma non ci sono doc­u­men­ti che lo provi­no. La chieset­ta risalirebbe invece al Tre­cen­to. C’era sicu­ra­mente nel 1530, quan­do venne vis­i­ta­ta dal vesco­vo Gib­er­ti, che la tro­vò in cat­tive con­dizioni e ordinò di sis­temar­la, ma furono parole vane, per­ché due anni dopo la ritro­vò col tet­to cadente. Per sis­temar­la, una deci­na d’anni dopo, dovet­tero affittare un paio di campi a un cer­to Comi­no, mura­tore, che in cam­bio assunse l’onere dei lavori. La pala dell’altare ritrae il san­to: l’ha dip­in­ta Gio­van­ni Bat­tei nel 1670. C’è chi dice che la chiesa sarebbe sor­ta pro­prio nel luo­go dove l’abate Bernar­do avrebbe par­la­to ai pesca­tori garde­sani, ma è leggen­da. Si nar­ra che il san­to, fonda­tore di tan­ti monas­teri, sarebbe giun­to nel por­to di Gar­da per pros­eguire poi a pie­di ver­so l’entroterra. I garde­sani l’avrebbero segui­to, speran­do di udirne le pie parole. Ma all’improvviso ecco scate­nar­si il tem­po­rale. Bernar­do allo­ra rac­colse il popo­lo sot­to un grande albero e tenne un breve ser­mone: nes­suno fu toc­ca­to dal­la piog­gia. A ricor­dare il mira­co­lo sarebbe nata quel­la pic­co­la chiesa. Che sarà mod­es­ta e defi­la­ta fin che si vuole, ma ha una dig­nità. Tan­to che chi la visi­ta il 20 d’agosto può guadagnare l’indulgenza ple­nar­ia, sec­on­do la con­ces­sione papale richi­es­ta da don Bel­li, par­ro­co di Gar­da fra la fine del Set­te­cen­to e il 1841. E sono molti i garde­sani che la mes­sa del giorno di San Bernar­do non se la vogliono perdere. Alla sera, invece, c’è fol­la attorno alle giostre.

Parole chiave: