Perfino le Porte Brescia e Verona in lista tra i beni che lo Stato offre. «Forse è solo un’esigenza del bilancio» spera l’architetto Bozzetto. «La legge tutela quegli edifici». Il sindaco: «Operazione sconcertante del governo»

Fortezza vendesi? No del Municipio

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Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

Por­ta Bres­cia e Por­ta Verona in ven­di­ta? Potrebbe anche accadere, vis­to che le due porte urbane del­la fortez­za veneziana sono inserite nell’elenco dei beni del­lo Sta­to, reso noto nelle scorse set­ti­mane da Legam­bi­ente, che ha lan­ci­a­to l’allarme sul ris­chio di vedere dismes­so parte del pat­ri­mo­nio nat­u­ral­is­ti­co, stori­co e architet­ton­i­co ital­iano. «È un fat­to piut­tosto scon­cer­tante», com­men­ta il sin­da­co Bruno Dal­la Pel­le­g­ri­na, «anche per­ché si trat­ta di una lista che, per quan­to riguar­da Verona e provin­cia, vede Peschiera fare, per così dire, la parte del leone, con molte pro­pri­età tra quelle facen­ti parte delle numerose servitù mil­i­tari e non». Vi sono inclusi edi­fi­ci e ter­reni del Genio mil­itare e strut­ture legate alla sto­ria del cen­tro aril­i­cense e alla pre­sen­za veneziana pri­ma e aus­tri­a­ca poi. «Fa un cer­to effet­to vedere indi­cati anche mon­u­men­ti, appun­to, come Por­ta Verona e Por­ta Bres­cia, che sono parte inte­grante del­la nos­tra fortez­za nonché i mag­giori pun­ti di pas­sag­gio per il nos­tro cen­tro stori­co. Viene pro­prio da chieder­si che cosa se ne potrebbe ricavare, forse un nuo­vo pun­to di pedag­gio?» «D’altra parte», gli fa eco l’assessore alla cul­tura Wal­ter Mon­tre­sor, «Peschiera ha ques­ta pecu­liar­ità. Un’eredità mon­u­men­tale splen­di­da e uni­ca ma anche pesan­tis­si­ma per la dif­fi­coltà di ges­tione che ne con­segue. Il Comune non può affrontare da solo le spese, alquan­to onerose, di manuten­zione di immo­bili che poi non può gestire. Un bene del Demanio, quin­di del­lo Sta­to, dovrebbe essere di tut­ti, ma la ges­tione attua­ta da questo ente non rispec­chia sem­pre ques­ta realtà». «La nos­tra ammin­is­trazione comu­nale è atten­ta e disponi­bile a col­lab­o­rare con tut­ti ma c’è bisog­no dell’intervento degli enti cen­trali per risol­vere questo tipo di prob­le­ma. Enti che non pos­sono, come già accadu­to in pas­sato, pre­sen­tar­si solo quan­do c’è da chiedere l’affitto di un cer­to bene, mag­a­ri aumen­tan­do­lo per­ché ha più val­ore dopo che il Comune vi ha spe­so sol­di per sis­temar­lo». Il futuro di Peschiera, dunque, pas­sa anco­ra una vol­ta attra­ver­so il suo pas­sato, o meglio «attra­ver­so ciò che si deciderà di fare di questo pat­ri­mo­nio stori­co e architet­ton­i­co uni­co», lo con­fer­ma Lino Vit­to­rio Bozzet­to, architet­to e stori­co autore del vol­ume Peschiera, sto­ria del­la cit­tà for­ti­fi­ca­ta . «In effet­ti la sola pub­bli­cazione, sul­la Gazzetta Uffi­ciale, dell’elenco dei beni pat­ri­mo­ni­ali di uno Sta­to risponde ad un’esigenza di redazione di bilan­cio più che a un inten­to di ven­di­ta», dice Bozzet­to. «Ciò non toglie che sia altret­tan­to legit­ti­mo, da parte degli enti locali, pre­oc­cu­par­si e porre atten­zione a quan­to può accadere e, in tal sen­so, van­no pre­cisati alcu­ni pas­sag­gi». «L’elenco in ques­tione riguar­da beni e strut­ture sot­to­poste a vin­co­lo: una sola paro­la, molto sem­plice, dietro la quale, però, si cela un mec­ca­n­is­mo com­p­lesso: spet­ta al min­is­tero dei Beni cul­tur­ali rilas­cia­re non solo il nul­la osta per la ces­sione di un bene vin­co­la­to ma anche indi­care i para­metri per il suo futuro uti­liz­zo». «Per­tan­to», con­tin­ua Bozzet­to, «se non si può negare che esista il peri­co­lo di vedere mes­si in ven­di­ta, tra gli altri, anche gli edi­fi­ci aril­i­cen­si, va det­to che la legge ha pas­sag­gi fer­mi e obbli­gati che devono essere rispet­tati e sui quali vi sono, poi, organ­is­mi dep­u­tati al con­trol­lo. L’importante, a mio avvi­so, è che si tro­vi­no soluzioni giuste per la loro des­ti­nazione vis­to che anche il las­cia­r­li sen­za inter­ven­ti rischia di com­pro­met­ter­li definitivamente».

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