Da 17 anni si calano con le corde alla Madonna della Corona a chiusura dell’anno sociale. Sabato con loro anche due sacerdoti

Gli speleologi atterrano al santuario

06/11/2002 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Caprino Veronese

Saba­to prossi­mo pel­le­gri­ni del tut­to spe­ciali alla Madon­na del­la Coro­na. Arriver­an­no infat­ti sul piaz­za­le del San­tu­ario mar­i­ano dopo un «volo» di ses­san­ta metri con le corde anco­rate nel pun­to da cui altri ardi­men­tosi 480 anni fa si calarono per sco­prire la mis­te­riosa luce che gli abi­tan­ti di cam­par­so e Lavarin, local­ità ada­giate alle pen­di­ci del Corno d’Aquilio (Sant’Anna d’Alfaedo), ave­vano scor­to in mez­zo alle roc­ce dirimpet­taie del ver­sante ori­en­tale del Monte . Abi­tan­ti che avreb­bero altresì udi­to in una notte stel­la­ta angeliche melodie perder­si in direzione est-ovest e vis­to lumi­nar­ie che, sec­on­do la cre­den­za popo­lare, avreb­bero accom­pa­g­na­to il trasporto del­la stat­ua del­la Madon­na, poi chia­ma­ta del­la Coro­na (per «coro­na» di roc­ce), spari­ta da Rodi nel 1522 durante l’assedio dei Turchi che dis­trussero tem­pli e calpes­tarono immag­i­ni sacre. Per­ché non andasse per­du­ta la memo­ria di questo stra­or­di­nario avven­i­men­to, gli stes­si abi­tan­ti di Cam­par­so e Lavarin fecero dono alla loro chiesa, che allo­ra era quel­la di Sant’Anna, di una tela ad olio raf­fig­u­rante la Vergine Addo­lorata. Sul car­tiglio del dip­in­to, di autore igno­to, si legge: «Sparì da Rodi ’l ven­ti qva­tro givno del 1522 e vene ’n Bal­do co le gra­zie ’n pvg­no». Oltre che nel­la chiesa par­roc­chiale di Sant’Anna, dove si con­ser­va l’originale, una ripro­duzione fotografi­ca del quadro dell’Addolorata, da qualche anno si può ammi­rare anche alla Madon­na del­la Coro­na, dono dei par­roc­chi­ani dei Lessi­ni al San­tu­ario del Bal­do. Ma come mai gli spele­olo­gi del Gal (Grup­po Alti Lessi­ni), a cui si unis­cono altri grup­pi (Mon­tec­chia di Crosara, Gasv e perfi­no sodal­izi di Man­to­va), il sec­on­do saba­to di novem­bre si dan­no appun­ta­men­to alla Madon­na del­la Coro­na atter­ran­do sul piaz­za­le del San­tu­ario dopo una disce­sa di 60 metri? «Nel 1984 era arriva­to a Fos­se un nuo­vo par­ro­co, don Gio­van­ni Birtele», rac­con­ta Mar­cel­lo Fasani di Cere­do pres­i­dente del Gal, «il quale si inter­essò da subito alla nos­tra attiv­ità parte­ci­pan­dovi egli stes­so. Fu lui a pro­porre che la chiusura dell’anno sociale si svolgesse alla Madon­na del­la Coro­na con disce­sa sul piaz­za­le con le corde». «Fum­mo entu­si­asti del­la pro­pos­ta», con­tin­ua Fasani, «e dal 1985, la mat­ti­na del sec­on­do saba­to di novem­bre, le roc­ce che sovras­tano il San­tu­ario sono diven­tate una palestra di disce­sa». Lo furono per sei anni, fino a quan­do nel 1991 non andò mis­sion­ario in Amer­i­ca Lati­na, anche per don Birtele che arriva­va via cor­da sul piaz­za­le gius­to in tem­po per cel­e­brare la mes­sa. «Finché non è anda­to a prestare la sua opera in Fran­cia don Bin­ter­le fu sos­ti­tu­ito da Gio­van­ni Gòt­toli, par­ro­co di Gia­re», riferisce anco­ra Fasani. Ora a pren­dere la stra­da delle roc­ce c’è, dopo aver super­a­to un cor­so accel­er­a­to di disce­sa al Ponte di Veja, don Giuseppe Brunet­to, a cui si aggre­ga don Francesco Graz­ian, nom­i­na­to recen­te­mente vice diret­tore del Sem­i­nario. «Dob­bi­amo ringraziare», con­clude Mar­cel­lo Fasani, «don Giuseppe Cac­cia­tori, ret­tore del san­tu­ario, per la disponi­bil­ità dimostra­ta nei nos­tri con­fron­ti che ci per­me­tte di chi­ud­ere in bellez­za un anno di attiv­ità con un pen­siero riv­olto a col­oro che ci han­no pre­ce­du­to nel­la pace del Sig­nore». L’appuntamento è quin­di saba­to mat­ti­na, 9 novem­bre, alla Madon­na del­la Coro­na per seguire, naso all’insù, le spet­ta­co­lari discese degli uomi­ni degli abis­si al ter­mine delle quali sarà cel­e­bra­ta la mes­sa. L’incontro pros­eguirà quin­di in ami­cizia ed alle­gria in un ris­torante del luogo.

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