Vertice? No, grazie: bar e botteghe chiudono Timore per le manifestazioni e notizie incerte.

I locali del centro faranno vacanza

01/08/2003 in Attualità
Di Luca Delpozzo

Man­ca poco più di un mese al ver­tice europeo dei min­istri e al con­comi­tante raduno dei new-glob­al che affluiran­no a Riva (con l’in­ten­zione di man­i­festare con­tro i «poten­ti del­la ter­ra») in numero anco­ra impre­cisato. Cosa accadrà? Tut­to fil­erà lis­cio in un cli­ma di con­fron­to «a dis­tan­za» demo­c­ra­ti­co e civile? In assen­za di risposte certe sul­l’at­mos­fera che ci sarà a Riva durante quei giorni, tito­lari di bar e com­mer­cianti — che si sentono più esposti a dis­or­di­ni innescati da mino­ranze esag­i­tate — non par­lano d’al­tro e molti han­no già pre­so delle «con­tro­misure» individuali.Se le future assi­cu­razioni delle autorità non saran­no con­vin­cen­ti, si pro­fi­la il ris­chio che nel­la pri­ma set­ti­mana di set­tem­bre Riva si pre­sen­ti come una cit­tà col copri­fuo­co. E’ bas­ta­to infat­ti un pic­co­lo cen­si­men­to tra i prin­ci­pali bar del cen­tro di Riva, per sco­prire che molti han­no già pro­gram­ma­to la chiusura delle saraci­nesche. Lo pos­sono fare sen­za prob­le­mi, per­chè per «lati­tanze» infe­ri­ori ai 30 giorni bas­ta una banalis­si­ma comu­ni­cazione al Comune. Ma ecco la situ­azione dei prin­ci­pali locali pub­bli­ci di Riva, con le dichiarazioni dei rispet­tivi titolari.Saracinesche abbas­sate — Non può essere cer­to un caso che la deci­sione di andare in vacan­za (per i tre giorni del ver­tice o addirit­tura per una set­ti­mana) sia sta­ta pre­sa, fino­ra, da due tipi di locali: quel­li vici­ni all’in­cro­cio viale Dante-viale Roma (che è il cen­tro nevral­gi­co del­la cit­tà e il clas­si­co asse dei cortei fino­ra visti) oppure quel­li con per­son­ale numeroso, che non pos­sono rischiare di con­vo­care al lavoro i dipen­den­ti per poi met­ter­li in lib­ertà all’ul­ti­mo momen­to. Han­no dunque pro­gram­ma­to la chiusura il Bar Roma (dove Gio­van­ni Tor­boli sta già ordi­nan­do dei pan­nel­li a pro­tezione dei cristal­li), il Bar Italia (Michele Armani in un pri­mo tem­po ave­va pen­sato ai vig­i­lantes, poi s’è con­vin­to che pote­va sem­brare una provo­cazione), il Bar Maroni (Mau­r­izio Bres­san ha let­to su Inter­net che è pre­vista una man­i­fes­tazione in piaz­za e gli è venu­to il dub­bio che pos­sa trat­tar­si di piaz­za Cavour), il Bar San Mar­co il Pub all’O­ca, il Bar Copat, il Pub C9 (dove i rispet­tivi gestori, Wal­ter Bor­tolot­ti, Leo Verone­si e Pietro de Rosa, Giuli­et­ta Tor­boli, come del resto i col­leghi, sono scon­cer­tati per il «vuo­to di notizie certe» in cui sono sta­ti lasciati).I dub­biosi — Han­no anche accarez­za­to l’idea di pren­der­si una tregua lavo­ra­ti­va, ma sit­uati in posti non pro­prio «espos­to», han­no pen­sato che l’even­tuale chiusura sarà all’ul­ti­mo momen­to, dopo aver sub­odor­a­to «l’aria che tira». Apparten­gono a ques­ta cat­e­go­ria il Bar Piemonte («mi regol­erò anche su quel­lo che fan­no gli altri» — dice Giuseppe Miorel­li), il Bar Troiani («se vedrò in giro brutte cere, tornerò a casa» — dice Mar­co Per­lot), la Casa del Caf­fè («E’ inutile che fac­ciano con­sigli comu­nali aper­ti, sono i per­cor­si dei cortei da sapere» — spie­ga Lau­ra Pran­do), il The Celtig Drag­on Bar e il Bar Smile («Qui siamo tutte donne — dicono Lau­ra e Clau­dia — se sare­mo in zona rossa, cioè pro­tet­ta e con­trol­la­ta, lavor­ere­mo; se invece vi sarà libero acces­so, prob­a­bil­mente rester­e­mo chiusi»).Ottimisti con cautela — Sem­pre por­ta­ta a vedere le cose in pos­i­ti­vo, Maria Zeni, tito­lare del Mini Bar rifi­u­ta gli allarmis­mi «a pri­ori» e quin­di aprirà rego­lar­mente il locale, ma ammette che potrebbe cam­biare idea «se si pro­fi­la qualche casi­no». Più o meno sul­la stes­sa lunghez­za d’on­da il Bar Metrò, il cui tito­lare, Alber­to Crepal­di, pen­sa che nelle gran­di cit­tà prob­le­mi di ordine pub­bli­co siano all’or­dine del giorno. «Anche qui a Riva — spie­ga — dob­bi­amo essere ospi­tali e pen­sare a fornire il nos­tro pub­bli­co servizio. A meno che non si degeneri, è ovvio».Ottimisti del tut­to — Han­no già deciso che saran­no dietro il ban­co e tra i tavoli in ogni caso. Nè ver­tice, nè con­tro­ver­tice li spaven­ta e pen­sano, in sostan­za, che si stia facen­do tan­to chi­as­so per nul­la. Aper­ti, dunque, il Bar Pas­tic­ce­ria Susy («mai sfio­ra­to dal­l’idea di pren­der­mi una vacan­za» — dice Luca Bert­a­mi­ni), il Cafè Mona­co di Donatel­la Chiarani («suc­ce­da quel che suc­ce­da, io non voglio vivere nel­l’in­cubo») e la Pas­tic­ce­ria Deon («Chi­ud­ere? — dice Bruno Deon — Assur­do, lo farei solo se mi pagano la giornata…)Il fronte è var­ie­ga­to, dunque. Ma il ris­chio di una Riva «dimes­sa» in piena sta­gione si pro­fi­la con­cre­to. Ad un mese dall’«evento» chissà se gli orga­niz­za­tori sapran­no mutare l’at­tuale umore (preva­len­te­mente nero) degli operatori.