L’ambiente, nuovo di zecca, è insalubre per gestori e cani

«Il canile consortile? Ha già fatto la muffa»

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Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

Non lo han­no nep­pure inau­gu­ra­to uffi­cial­mente (a propos­i­to: a quan­do il taglio del nas­tro?), e già pareti e sof­fit­ti di alcu­ni locali evi­den­ziano vis­tose mac­chie di umid­ità. E quan­do piove a dirot­to, i box rischi­ano di essere alla­gati. Il nuo­vo canile inter­co­mu­nale di San Pietro di Desen­zano, una realtà con­sor­tile tra i comu­ni di Desen­zano, Sirmione e Mon­tichiari, ha già qualche prob­le­ma ad appe­na un anno e mez­zo dall’apertura, avvenu­ta nel luglio del 2002. Prob­le­mi che sarebbe meglio risol­vere in fret­ta, per­chè tra breve arriver­an­no altri quar­an­ta cani in aggiun­ta ai 140 trasfer­i­ti dall’Asl di Bres­cia a causa del­la tem­po­ranea chiusura del suo canile san­i­tario. Muf­fa e umid­ità sono com­par­si in alcu­ni locali adibiti a infer­me­ria e uffi­ci già nell’autunno del 2002, quan­do ave­va piovu­to per giorni interi. Cosa è suc­ces­so? Il canile di San Pietro, real­iz­za­to lun­go un ter­reno in pendìo, diven­ta un col­let­tore di acqua che defluisce dall’alto del­la col­li­na. Nes­sun prob­le­ma se ci fos­se sta­to un canale di rac­col­ta, «ma nes­suno ha pen­sato di costru­ir­lo», denun­cia il con­sigliere comu­nale leghista di Desen­zano Rino Pol­loni, che in propos­i­to ha anche pre­sen­ta­to una inter­rogazione in aula con­sil­iare. Man­can­do questo canale è prob­a­bile che a fronte di piogge con­tin­ue l’acqua in disce­sa sal­ga a tal pun­to da alla­gare i box che ospi­tano gli ani­mali, for­tu­nata­mente amorevol­mente assi­sis­ti­ti e curati dai volon­tari dell’associazione «Com­pag­ni di stra­da onlus». La muf­fa e l’acqua non col­let­ta­ta cre­ano prob­le­mi anche ai volon­tari, costret­ti a rip­ulire in fret­ta e con­tin­u­a­mente il «galop­pa­toio»: l’area che sep­a­ra le cuc­ce dei cani dal­la rete di recinzione. «E’ più di un anno che denun­cio questo sta­to di cose — attac­ca anco­ra Pol­loni -, ma in Comune non ci sentono, dicono che provved­er­an­no, ma quan­do? Gli uffi­ci nei quali lavo­ra­no i dipen­den­ti e i volon­tari dell’associazione sono tut­ti invasi dal­la muf­fa, e se non si provvede tra poco sarà impos­si­bile lavo­rar­ci, sen­za con­tare i pos­si­bili dan­ni che subireb­bero i mate­ri­ali e il mangime per i cani». Intan­to, il cen­tro di accoglien­za con­tin­ua a essere un pun­to di rifer­i­men­to per i cani abban­do­nati del bas­so Gar­da. Ogni mese, dice Arman­do, pres­i­dente dell’associazione, ven­gono per for­tu­na affi­dati medi­a­mente una dozzi­na di esem­plari. Ed è un buon risul­ta­to, anche se gli arrivi sono inces­san­ti. «Lan­cio una pro­pos­ta — riprende Pol­loni -: per­chè non orga­niz­zare tra le sco­laresche delle ele­men­tari al nos­tro canile per avvic­inare di più i bam­bi­ni ai cani? Gli sco­lari potreb­bero par­larne a casa e per­suadere i gen­i­tori ad adottare un ami­co». Un ulti­mo appel­lo: la strut­tura ha bisog­no anche di volon­tari che porti­no a passeg­gio gli ani­mali per qualche ora, anche se solo il saba­to o la domenica.

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