Illustrati gli interventi di restauro dell’antica rocca valtenesina. Parco archeologico: servono 3,2 milioni di euro

Il castello presto rinascerà

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Di Luca Delpozzo
Benedetta Mora

«Si trat­ta di un inter­ven­to com­p­lesso e del­i­ca­to, soprat­tut­to se si con­sid­era la grande valen­za stor­i­ca e arche­o­log­i­ca del luo­go». Così il sin­da­co Gian­car­lo Alle­gri ha pre­sen­ta­to i prossi­mi lavori di riqual­i­fi­cazione che inter­esser­an­no il castel­lo di Padenghe. Costru­i­ta attorno al X sec­o­lo con­tro le inva­sione degli Ungari, la fortez­za di Padenghe, ada­gia­ta sulle colline moreniche in posizione panoram­i­ca, ha una pianta di for­ma ret­tan­go­lare che misura cir­ca tre­cen­to metri qua­drati occu­pa­ta da una serie di edi­fi­ci, dis­posti su tre file, tut­to­ra abi­tati. Queste case, che una vol­ta rap­p­re­sen­ta­vano un vero e pro­prio rifu­gio per i padengh­e­si in caso di peri­co­lo, com­in­cia­rono ad essere occu­pate sta­bil­mente da famiglie del paese a par­tire dal XVII sec­o­lo, quan­do cioè, con la cres­cente sta­bil­ità polit­i­ca, la fun­zione del castel­lo decadde. «La pic­co­la cit­tadel­la medievale di Padenghe — spie­ga Gen­e­sio Bel­tra­mi, l’ar­chitet­to incar­i­ca­to al prog­et­to di recu­pero — ha già subito inter­ven­ti di restau­ro: nel 1990 il rifaci­men­to delle reti tec­no­logiche e nel 1997–98 la sis­temazione del­l’area ester­na dal­la quale è sta­to rica­va­to un ampio parcheg­gio. Ma gli ulti­mi sopral­lu­oghi han­no riv­e­la­to la neces­sità di inter­ven­ti urgen­ti alla cin­ta muraria, com­pro­mes­sa dal­la nor­male usura e da prece­den­ti restau­ri con mate­ri­ali incon­grui. Il piano di recu­pero provved­erà soprat­tut­to a con­sol­i­dare le mura api­cali e super­fi­ciali al fine di impedire sfari­na­men­ti e cadute di pietre, a pulir­le da incrostazioni e da muffe e a imper­me­abi­liz­zarle nei con­fron­ti degli agen­ti atmos­feri­ci. Inoltre dis­porrà sis­te­mi di dis­sua­sione con­tro i pic­cioni». Per ora Bel­tra­mi ha già cura­to la mes­sa in sicurez­za del­la parte rel­a­ti­va al Castelli­no, la torre sit­u­a­ta a destra del­l’in­gres­so prin­ci­pale che da molti anni è des­ti­na­ta ad ospitare buona parte delle man­i­fes­tazioni in pro­gram­ma nel cal­en­dario esti­vo di Padenghe. «Il lavoro a ques­ta parte del castel­lo — spie­ga anco­ra Bel­tra­mi — potrà dirsi ulti­ma­to solo quan­do saran­no com­ple­tati tut­ti quei lavori di adegua­men­to agli impianti igien­i­co-san­i­tari, quan­do saran­no miglio­rati l’il­lu­mi­nazione, il pal­cosceni­co e le sedute del pub­bli­co e sarà garan­ti­to l’ac­ces­so ai dis­abili». In realtà il recu­pero fun­zionale del castel­lo rien­tra a far parte di un prog­et­to di più ampio respiro: la real­iz­zazione del di Padenghe. «Per pot­er pro­cedere alla fase di real­iz­zazione di una inizia­ti­va di tale por­ta­ta, che inter­es­sa la riqual­i­fi­cazione del castel­lo, del­la pieve di San­t’E­mil­iano e di tutte le vie di col­lega­men­to, — dice il pri­mo cit­tadi­no Gian­car­lo Alle­gri — abbi­amo deciso di chiedere un finanzi­a­men­to min­is­te­ri­ale pari a 3 mil­ioni e 200 mila euro, cir­ca sei mil­iar­di delle vec­chie lire. Lo stu­dio di fat­tibil­ità è già sta­to affida­to agli architet­ti Pao­lo Boni e Mau­r­izio Zaglio». L’in­car­i­co di stu­dio, nec­es­sario per indi­vid­uare le basi del prog­et­to e ricer­care le pos­si­bili fonti di finanzi­a­men­to, si riferisce all’ipote­si di un Par­co di nuo­va gen­er­azione che inclu­da al pro­prio inter­no zone abi­tate, campi colti­vati e attiv­ità pro­dut­tive, e che abbia come final­ità, oltre alla con­ser­vazione degli ele­men­ti nat­u­rali, anche la pro­mozione e lo svilup­po delle economie, l’ef­fi­cien­za dei servizi, la qual­ità dei prodot­ti e il poten­zi­a­men­to del tur­is­mo. A tale scopo i due architet­ti si sono impeg­nati ad indi­vid­uare e a pro­porre metodolo­gie di inter­ven­to e di ges­tione par­tendo da un’at­ten­ta anal­isi del luo­go, che ha con­tem­pla­to l’aspet­to stori­co, mor­fo­logi­co e botan­i­co. «Il ter­mine per pot­er accedere al finanzi­a­men­to min­is­te­ri­ale — con­clude Alle­gri — è il 30 giug­no. Se ci venisse accorda­to sarem­mo già pron­ti ad iniziare i lavori entro i mesi suc­ces­sivi».

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