Già ridotti i prelievi dal lago, ma la situazione non preoccupa: lontana la soglia di pre-allarme

Il Garda è un’isola felice

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Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

Solo sfio­rati dall’emergenza idri­ca. Il , a dis­pet­to di un Po in sec­ca, dorme anco­ra son­ni tran­quil­li. «La soglia di pre-allarme, fis­sa­ta a 30 cen­timetri sopra lo zero idro­met­ri­co di Peschiera, è anco­ra ben lon­tana», affer­ma Pier , seg­re­tario gen­erale del­la . E non di poco.Il liv­el­lo del più grande lago d’Italia reg­is­tra­va ieri 71 cen­timetri sopra la colon­ni­na di Por­ta Verona, a fronte dei 70 metri cubi d’acqua al sec­on­do che fuori­escono dal­la diga di Salionze per irri­gare i ter­reni del Man­to­vano. «Sti­amo prel­e­van­do mol­ta meno acqua di quel­la che, sec­on­do i pro­to­col­li min­is­te­ri­ali, ci spet­terebbem, e cioè 88 metri cubi al sec­on­do», illus­tra Mas­si­mo Loren­zi, pres­i­dente del Con­sorzio del Min­cio che rag­grup­pa 25 soci virgiliani.«Una scelta pon­der­a­ta, frut­to di anni di col­lab­o­razione e decisa nei det­tagli anco­ra in inver­no, dopo una serie di riu­nioni che ha vis­to attorno a un tavo­lo il Con­sorzio e la Comu­nità del Gar­da», pun­tu­al­iz­za Loren­zi qua­si ad allon­tanare il min­i­mo dub­bio d’immobilismo dei due enti.«Abbiamo in prat­i­ca elab­o­ra­to un prin­ci­pio di pro­porzion­al­ità per sal­va­guardare nel lim­i­ti del pos­si­bile gli inter­es­si del set­tore tur­is­ti­co e di quel­lo agri­co­lo», rib­at­te Cere­sa. «I man­to­vani san­no bene che il Benà­co è una risor­sa strate­gi­ca che non va spre­mu­ta ma sal­va­guar­da­ta evi­tan­do inutili battaglie di carte bollate».«Se il lago di Gar­da è l’unico baci­no, in Lom­bar­dia, che non è in sof­feren­za è per­ché deriv­i­amo meno acqua: per la pre­ci­sione il 25 per cen­to in meno rispet­to alle tabelle min­is­te­ri­ali», affer­ma Loren­zi, crit­i­ca­to nei giorni scor­si da qualche socio del Con­sorzio del Min­cio che chiede­va di aumentare il deflus­so dell’acqua dal baci­no garde­sano. «Ovvio, i nos­tri ter­reni agri­coli han­no sete, ma pen­si­amo sia meglio razion­al­iz­zare ora le risorse piut­tosto che trovar­ci a sec­co più avan­ti. Se nel frat­tem­po Giove Plu­vio vor­rà dar­ci una mano tan­to di guadag­na­to per tutti».«Non capis­co tut­to questo allarmis­mo», dichiara paci­fi­co l’ingegnere Vit­to­rio Cristo­fori, respon­s­abile del servizio opere idrauliche del­la Provin­cia autono­ma di Tren­to. «I liv­el­li delle acque del Gar­da sono net­ta­mente supe­ri­ori allo stes­so peri­o­do dell’anno scor­so quan­do seg­na­va 44 cen­timetri, rispet­to agli attuali 71, sopra lo zero idro­met­ri­co di Peschiera. Ieri come oggi, invece, il pre­lie­vo a valle, alla diga di Salionze, è di 70 metri cubi d’acqua al secondo.«Questo dimostra che da nord, e quin­di dal fiume Sar­ca, c’è un buon get­ti­to che ter­mi­na nel lago di Gar­da. Dal lago di Mol­veno invece, che fa sem­pre parte del baci­no del Sar­ca, attra­ver­so l’impianto idroelet­tri­co sot­ter­ra­neo, l’acqua arri­va al baci­no di San­ta Massen­za e qui, attra­ver­so una serie di vasi comu­ni­can­ti (lago di Tobli­no e di Cave­dine), la cor­sa ter­mi­na nel Garda.«Si trat­ta comunque di appor­ti min­i­mi che inci­dono a liv­el­lo gen­erale nel­la misura di uno o due cen­timetri in più, o in meno, sui liv­el­li del lago. Pen­sare poi», con­clude l’ingegnere Cristo­fori, «di aumentare i quan­ti­ta­ti­va d’uscita d’acqua dal baci­no di Mol­veno, un lago che è tur­is­ti­co, solo per tenere il Gar­da più alto, è un’operazione teori­ca­mente pos­si­bile ma poco razionale. Andrebbe a scapi­to del­la pro­duzione idroelet­tri­ca, con costi decisa­mente supe­ri­ori ai vantaggi».

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