«Dellai sbrigati, sennò ci pensa il giudice»

Il lago è malato: ultimatum del sindaco alla Provincia

10/08/2002 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Riva del Garda

Attac­co frontale sfer­ra­to. Dopo i lunghi anni del­la pazien­za (forse trop­pi), dopo la log­i­ca delle con­ve­nien­ze (Tren­to è pur sem­pre il capolu­o­go dove bisogna andare con il cap­pel­lo in mano), dopo i giorni del­lo stu­dio giuridi­co (che han­no vis­to impeg­nati l’avvo­ca­to Mau­ro Vec­chi­et­ti e il seg­re­tario comu­nale Alfre­do Righi), la «bom­ba» è par­ti­ta ieri mat­ti­na dal Munici­pio di Riva,Il sin­da­co Cesare Mal­ossi­ni, stu­fo del pro­gres­si­vo degra­do ambi­en­tale del lago (ed in par­ti­co­lare del gol­fo rivano), ha scrit­to alla Provin­cia — par­tendo da Del­lai per coin­vol­gere gli asses­sori Berasi, Benedet­ti, Pal­laoro, Muraro e l’A­gen­zia di pro­tezione del­l’am­bi­ente — una let­tera sen­za prece­den­ti in Italia. Il suc­co è questo: se in tem­pi veloci la Provin­cia non met­terà in cam­po le dovute con­tro­misure di sal­va­guardia del lago (con­tro­misure che sono tutte di sua com­pe­ten­za), il Comune pro­muoverà nei suoi con­fron­ti una causa civile per «ris­arci­men­to del dan­no ambi­en­tale». Una mossa giuridica­mente orig­i­nale (non si ha notizia di enti pub­bli­ci in con­flit­to per ques­tioni ambi­en­tali arrivati a reclamare…in sol­doni), ma che Mal­ossi­ni è legit­ti­ma­to a fare dal­la legge n.349 dell’8 luglio 1986, come «ente ter­ri­to­ri­ale» in rap­p­re­sen­tan­za del­la comu­nità rivana dan­neg­gia­ta nel­l’im­mag­ine e quin­di, di rif­lesso, nel­la sua econo­mia prin­ci­pale: il tur­is­mo lega­to indis­sol­u­bil­mente alla bellez­za del lago.I fron­ti sui quali il Comune di Riva apre la clam­orosa verten­za con la Provin­cia (chieden­do in pri­ma bat­tuta un incon­tro isti­tuzionale) sono moltepli­ci: si va dalle schi­ume innocue ma orrende prodotte dal­la Cen­trale del Ponale alla riduzione del­la trasparen­za lacus­tre, dagli odori del­l’im­mis­sario Varone all’as­so­lu­ta man­can­za di inter­ven­ti sul rio Galan­zana, la cui «neu­tral­iz­zazione» sot­to il pro­fi­lo del­l’in­quina­men­to è fer­ma al famoso «tubo di scari­co» inabis­sato davan­ti alle spi­agge negli ormai lon­tani anni Ottanta.L’attacco deciso del sin­da­co agli uffi­ci tren­ti­ni di tutela del­l’am­bi­ente era nel­l’aria da set­ti­mane ed ha trova­to ali­men­to, prob­a­bil­mente, nel­la serie di risposte «eva­sive e ras­si­cu­ran­ti» che ogni speci­fi­co set­tore del­la Provin­cia ha sem­pre con­trap­pos­to alle lagnanze del Comune, dei pri­vati cit­ta­di­ni e delle orga­niz­zazioni ecol­o­giste. Mal­ossi­ni, con la sua let­tera, con la minac­cia di ricor­rere al giu­dice civile e di chiedere in soli­do un risaci­men­to dei dan­ni (e se si arrivasse a tal pun­to le cifre sareb­bero ovvi­a­mente iper­boliche), ha volu­to met­tere un’im­pronta «di forza» nei rap­por­ti con Trento.Sindaco che non ha più nul­la da chiedere alla car­ri­era polit­i­ca (già s’era can­dida­to per­chè tira­to per i capel­li, ogni giorno non perde mai l’oc­ca­sione di rib­adire di non avere ambizioni par­ti­co­lari), Mal­ossi­ni sta­vol­ta pen­sa solo al bene del­la sua città.