Associazioni insieme per sensibilizzare alla salvaguardia del territorio. Troppi progetti per la costruzione di case per vacanze Necessario proporre diversi modelli di sviluppo turistico

«Il lago non è in svendita»

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Di Luca Delpozzo
Lago di Garda

«Il Gar­da e il suo entroter­ra non sono in ven­di­ta»: con questo slo­gan Legam­bi­ente è sce­sa in piaz­za a Desen­zano pro­muoven­do, insieme a molte altre asso­ci­azioni anche verone­si impeg­nate nel­la zona, una man­i­fes­tazione di sen­si­bi­liz­zazione con­tro la dis­truzione del ter­ri­to­rio. Tra le varie inizia­tive con­crete atti­vate durante la man­i­fes­tazione anche una rac­col­ta firme con­tro i recen­ti decreti e la pro­pos­ta di legge che per­me­t­tereb­bero una dis­mis­sione di parte del pat­ri­mo­nio stori­co, artis­ti­co e pae­sag­gis­ti­co del nos­tro Paese. Tra le pre­oc­cu­pazioni degli ambi­en­tal­isti, non è man­ca­ta la sot­to­lin­ea­tu­ra al pos­si­bile dan­no eco­nom­i­co che l’in­tera zona garde­sana finirebbe con il subire se con­tin­uerà ad essere, in par­ti­co­lare, ogget­to di «prog­et­ti edilizi per la costruzione di sec­onde, terze e quarte case». «Il ha vocazione agri­co­lo-tur­is­ti­ca. Se con­tin­u­ano ad edi­fi­care con questo rit­mo», sot­to­lin­ea­va uno dei cartel­li preparati per l’inizia­ti­va, «fra breve cosa resterà dei nos­tri vigneti e oliveti? Chi ver­rà a trascor­rere le vacanze, imbot­tiglia­to nel traf­fi­co di pae­si sem­pre più sim­ili a caotiche per­iferie cit­ta­dine?». «Per­ché», si chiede­vano alcu­ni man­i­fes­tanti, «chi si arric­chisce con la spec­u­lazione edilizia non ne paga anche le con­seguen­ze come frane, allaga­men­ti, disses­to idro­ge­o­logi­co; e invece il ripristi­no delle aree che sono state dis­as­trate è a spese di tut­ta la comu­nità?». Il tim­o­re espres­so dagli ambi­en­tal­isti è che «alla polit­i­ca di sven­di­ta nazionale si aggiunge una miope polit­i­ca di svilup­po locale tut­ta incen­tra­ta sul­la cemen­tifi­cazione, sul­la costruzione di abitazione ad uso esclu­si­vo delle vacanze, sul­la costruzione di cen­tri com­mer­ciali, sul­l’u­ti­liz­zo sfre­na­to ed irrazionale del ter­ri­to­rio e sul­la detur­pazione del pae­sag­gio. Oggi, fra Cam­era e Sen­a­to, ci sono cir­ca trenta pro­poste di legge che, sot­to vari titoli, chiedono di con­donare le costruzioni abu­sive che detur­pano il nos­tro Paese. A liv­el­lo locale si stan­no revi­sio­n­an­do molti Piani rego­la­tori gen­er­ali comu­nali con pre­vi­sioni di costruzioni edilizie abnor­mi, oltre ogni lim­ite di sosteni­bil­ità». «Il ter­ri­to­rio non è mer­ce da barattare: nonos­tante le allu­vioni, le frane i crol­li, il cli­ma impazz­i­to e le piogge tor­ren­ziali non abbi­amo anco­ra com­pre­so che dob­bi­amo asso­lu­ta­mente fare un pas­so indi­etro, ripen­sare al mod­el­lo di svilup­po attuale in una nuo­va e com­p­lessi­va sosteni­bil­ità. Ai nos­tri gov­er­nan­ti», con­cludono gli ambi­en­tal­isti, «chiedi­amo di non met­tere in ven­di­ta l’I­talia per finanziare assurde, inutili e inquinan­ti strut­ture via­bilis­tiche; di pen­sare a una polit­i­ca di risparmio del ter­ri­to­rio e alla sua val­oriz­zazione, di pro­porre nuovi mod­el­li di svilup­po tur­is­ti­co meno inva­sivi e di mag­giore qual­ità, di impostare una nuo­va cul­tura di man­ten­i­men­to e con­ser­vazione del paesaggio».

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