C’è chi lancia le promozioni e chi se la prende con i grossisti

IL PUNTO DI VISTA DEI RISTORATORI

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Di Luca Delpozzo
(b.b.)

Lui il pat­to del­la piz­za lo ave­va stret­to da tem­po: con un grup­po di ragazzetti delle medie lì vici­no. «Un giorno arri­va un grup­pet­to di stu­den­ti e uno di loro mi dice: “ce lo lo scon­to se veni­amo a far la fes­ta di fine anno qui?”. Dario Coz­zoli­no, 33 anni, gestore a Gar­da del ris­torante pizze­ria bar Grand’Italia, orig­i­nario di Cosen­za, non ha esi­ta­to. «Dis­si che avrei fat­to loro pagare 6.50 per una piz­za e la bibi­ta. Ven­nero tut­ti, si pas­sarono paro­la e da allo­ra pen­sai che anche i tur­isti e chi abi­ta qui avreb­bero apprez­za­to l’offerta, che serve pure a me per far­mi conoscere». Anche per­ché la pizze­ria non è pro­prio in una posizione civet­ta, ma po’ nascos­ta in via Vol­ta. Per com­bat­tere il carovi­ta, la Fipe — Con­f­com­mer­cio ha appe­na lan­ci­a­to la cam­pagna che prevede piz­za e bir­ra a 7 euro, almeno un giorno alla set­ti­mana. «Io, quan­do ci pen­sai, fu soprat­tut­to per favorire i ragazzi per cui l’offerta iniz­iò a pran­zo», pros­egue Coz­zoli­no, «poi, vis­to il suc­ces­so, vale ora anche per la sera, da lunedì a ven­erdì». E se qual­cuno desiderasse dell’aglio, un po’ di cipol­la, o qualche altro gus­to sul­la Margheri­ta? «L’offerta vale per una piz­za con pomodoro, moz­zarel­la e un altro ele­men­to in più, ad esem­pio pro­sciut­to, i funghet­ti, qualche car­ciofi­no. Uno a scelta». Nel pac­chet­to pro­mozione il caf­fè è a parte, ma a 0,50 cen­tes­i­mi. Coz­zoli­no insiste: «La crisi va com­bat­tut­ta. Però nes­suno pen­sa che l’euro ci ha mas­sacrati tut­ti. A noi i grossisti del­la zona fan­no prezzi assur­di. Un giorno un cliente si lamen­tò per­ché un con­torno di melan­zane alla griglia costa­va 3,50. Allo­ra io gli ho pro­pos­to di resti­tuir­gli i sol­di e che con quel­li andasse a com­prare dal frut­tiven­do­lo quel­lo che gli sarebbe venu­to con quel­la cifra. Non ha fiata­to. Sono cer­to che non avrebbe por­ta­to via più di due zuc­chine, forse anche un peper­one». Al con­trario, la Margheri­ta e la Mari­nara a 5 euro sono un po’ l’esempio del­la mal­sana traspo­sizione da mille lire a un euro, appli­ca­ta quan­do scat­tò il pas­sag­gio alla mon­e­ta uni­ca, nel 2001. Cinque euro suona un po’ come cinquemi­la lire, ma vale qua­si il doppio. Eppure è ques­ta la pie­ga che pre­sero i prezzi in Italia. Ovvi­a­mente il prob­le­ma fu evi­den­zi­a­to allo­ra e con­tin­ua ad esser­lo oggi. Solo che adesso sono trascor­si un po’ di anni. «In effet­ti se ne approf­ittò», ammette un ris­tora­tore di Mal­ce­sine, «ma da allo­ra non abbi­amo più aumen­ta­to i prezzi». Si asso­ciano un po’ tut­ti gli oper­a­tori garde­sani, da Lazise a Mal­ce­sine, dove in un bar sul por­to nuo­vo in piaz­za Mar­coni uno di loro fa notare: «Con­tin­u­ano a dire che siamo cari, la gente si lamen­ta che un caf­fè al tavo­lo cos­ta il doppio che al ban­co: il listi­no è espos­to, non si obbli­ga nes­suno a seder­si». Ma non è questo il pun­to: «Da quan­do c’è l’euro anche noi paghi­amo di più ogni cosa, mi riferisco alle materie prime, cioè al caf­fè stes­so, alla frut­ta, agli ingre­di­en­ti per i gelati. In piaz­za Mar­coni il plateati­co è caris­si­mo, noi paghi­amo 20mila euro l’anno». E il sin­da­co Giuseppe Lom­bar­di: «Bisogna cal­co­lare il cos­to al metro quadro, in ques­ta zona 143 euro, altrove scende a 110, 53 euro; poi c’è un coef­fi­ciente molti­pli­ca­tore per l’attività eserci­ta­ta di 1,30 per tut­ti. Cer­ti locali occu­pano una super­fi­cie molto este­sa in piaz­za, in una posizione uni­ca e cen­tralis­si­ma». Che questo sia un pos­to d’onore non c’è dub­bio, con Sio­ra Veron­i­ca ormeg­gia­ta davan­ti che don­dola, il lago che si apre di fronte come un quadro. Ma qual­cuno fa notare: «È l’unico por­to del lago con moto­scafi a noleg­gio per uso pri­va­to. Ogni mat­ti­na alle 8.30 dob­bi­amo sop­portare il fumo e la puz­za di petro­lio. Eppure noi pos­si­amo entrare in auto solo per fare cari­co e scari­co, per non disturbare».

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