Il restauro del convento dell’Inviolata

30/03/2013 in Attualità
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Di Luigi Del Pozzo

A con­clu­sione del­la fase esec­u­ti­va del­la prog­et­tazione del restau­ro e degli stu­di pre­lim­i­nari sull’apparato dec­o­ra­ti­vo del sei­cen­tesco con­ven­to dell’Inviolata, a cura del­la Soprint­en­den­za per i beni architet­toni­ci, giovedì 4 aprile ven­gono pre­sen­tati gli inter­ven­ti di recu­pero del­la strut­tura, rela­tori i fun­zionari provin­ciali e gli incar­i­cati del prog­et­to. La pre­sen­tazione si svolge nel­la salet­ta al piano ter­ra del­la Roc­ca con inizio alle ore 17.30.

Nel cor­so del 2011 è sta­to real­iz­za­to, a cura del­la Soprint­en­den­za per i beni architet­toni­ci e in col­lab­o­razione con la Soprint­en­den­za per i beni stori­co-artis­ti­ci, un inter­ven­to di com­pi­ti prepara­tori final­iz­za­to alla com­pren­sione del man­u­fat­to e dell’apparato dec­o­ra­ti­vo, occul­ta­to negli anni da tin­teg­gi suc­ces­sivi. Si trat­ta di appro­fondi­men­ti essen­ziali per la com­pren­sione dei dati ril­e­vati e per la revi­sione dell’apparato dec­o­ra­ti­vo, in rifer­i­men­to alla sequen­za degli inter­ven­ti subiti da un immo­bile che nei sec­oli ha subito svariati adegua­men­ti per le diverse attiv­ità ospi­tate, ma anche dan­ni bel­li­ci, in par­ti­co­lare quel­li del pri­mo con­flit­to mon­di­ale, quan­do venne dis­trut­to il lato ori­en­tale inter­no al chiostro, poi ricostru­ito dal genio civile attorno agli anni Ven­ti. Nel cor­so di tut­to il 2012, poi, è sta­ta ese­gui­ta una cor­posa attiv­ità di pulizia e di restau­ro con­ser­v­a­ti­vo di tut­ti gli affres­chi. L’immobile, di pro­pri­età comu­nale, è attual­mente non uti­liz­za­to.

Il prog­et­to pro­pone di adeguare il con­ven­to al piano ter­ra a fun­zioni per­ti­nen­ti ad attiv­ità cul­tur­ali ed even­ti musi­cali, in sin­er­gia alle attiv­ità dell’attiguo , a cui l’ex con­ven­to è col­le­ga­to ai due liv­el­li nel set­tore set­ten­tri­onale; men­tre al pri­mo piano, in virtù dell’intesa con l’Arcidiocesi di Tren­to, alle attiv­ità eccle­siali e cul­tur­ali, nel­la prospet­ti­va del­la creazione di un cen­tro stu­di dioce­sano sul­la musi­ca sacra, con sale d’ascolto e uffi­ci.

Il prog­et­to architet­ton­i­co si pro­pone il con­sol­i­da­men­to sta­ti­co del­la strut­tura, inter­es­sa­ta dif­fusa­mente da fes­sur­azioni causate prin­ci­pal­mente gli even­ti bel­li­ci e sis­mi­ci, per mez­zo di min­ime opere di adegua­men­to fun­zionale medi­ate da una par­ti­co­lare atten­zione al recu­pero delle fini­ture orig­i­nar­ie. Accan­to al prog­et­to architet­ton­i­co e impiantis­ti­co, è redat­to un prog­et­to speci­fi­co per le super­fi­ci dec­o­rate.

Inviolata ParcoIl com­p­lesso del­la chiesa di San­ta Maria Invi­o­la­ta

Rap­p­re­sen­ta uno spet­ta­co­lare esem­pio del baroc­co trenti­no all’e­poca del­la Con­tror­i­for­ma, in par­ti­co­lare nel­la sfar­zosa dec­o­razione a stuc­co, tra cui si inseriscono pregevoli affres­chi, che per­vade l’in­tera super­fi­cie inter­na e che sem­bra con­trap­por­si alla sobria con­for­mazione del gus­to rinasci­men­tale degli esterni. L’ed­i­fi­cio sacro fu eret­to fuori dalle mura del­l’abi­ta­to di Riva a par­tire dai pri­mi anni del Sei­cen­to, nel luo­go in cui si ven­er­a­va l’im­mag­ine mira­colosa del­la Vergine Maria col Bam­bi­no in brac­cio tra i San­ti Roc­co e Sebas­tiano, opera del­la fine del XVI sec­o­lo del pit­tore Bar­tolomeo Man­giavi­no di Salò, per volon­tà del con­te Gian­nan­ge­lo Gau­den­zio Madruz­zo, gov­er­na­tore del­la Roc­ca di Riva, appog­gia­to dal principe vesco­vo Car­lo Gau­den­zio Madruz­zo, suo cug­i­no, inten­zion­a­to quest’ultimo a pro­muo­vere il cul­to del­la Vergine San­tis­si­ma. Vero e pro­prio mece­nate del tem­pio è da con­sid­er­are il con­te Gian­nan­ge­lo Gau­den­zio Madruz­zo, a cui suc­cedette, dopo la sua morte avvenu­ta nel 1618 e sec­on­do le sue volon­tà, la moglie Alfon­i­na Gon­za­ga di Novel­lara, affi­dan­dole l’in­car­i­co di provvedere al com­ple­ta­men­to dell’opera.

Il con­ven­to fu accosta­to alla chiesa in una fase suc­ces­si­va ver­so la metà del sec­on­do decen­nio del sec­o­lo, ma già nel 1611, pres­so la casa eretta sul lato merid­ionale del pres­bi­te­rio, trovano allog­gio i padri a cui fu affi­da­ta la cura del san­tu­ario, una pic­co­la comu­nità dell’ordine fonda­to da Pietro Gam­ba­cor­ta da Pisa, i Poveri eremi­ti di San Gero­lamo, la stes­sa con­gregazione inse­di­a­ta a Sant’Onofrio al Gian­i­co­lo a Roma dove i car­di­nali Madruz­zo possede­vano una cap­pel­la di famiglia.

Sul sagra­to, denom­i­na­to lo spi­az­zo, nel 1616 viene eretta la mon­u­men­tale fontana madruzziana del Mosè addos­sa­ta al muro di recinzione del com­p­lesso con­ven­tuale. Alla morte di Gianan­ge­lo Gau­den­zio Madruz­zo nel 1618, sarà Alfon­si­na Gon­za­ga il rifer­i­men­to per il com­ple­ta­men­to del­la dec­o­razione del­la chiesa del con­ven­to, la con­tes­sa com­mis­sionò inoltre la costruzione di un tem­pi­et­to ottagono ded­i­ca­to a Sant’Anna al lim­ite ori­en­tale del­la cesura, oggi scom­par­so. La con­gregazione dei Geroli­m­i­ni con­tribuì alla dec­o­razione del con­ven­to con cicli pit­tori­ci ese­gui­ti tra sei e set­te­cen­to sull’ordine, la vita e i mira­coli del fonda­tore.

La con­gregazione dei Poveri Eremi­ti di San Giro­lamo, cus­todì il con­ven­to e si occupò dell’istruzione rivana fino al 1807, amplian­do il con­ven­to con un cor­po a set­ten­tri­one delle scuole maschili, in segui­to alle sop­pres­sioni e all’avven­to del gov­er­no bavaro furono allon­ta­nati, e il ceno­bio venne adat­ta­to a caser­ma . Suc­ces­si­va­mente nel 1816 il con­ven­to fu occu­pa­to dai Con­ven­tu­ali di San Francesco trasfer­i­ti dall’antico con­ven­to rivano ricon­ver­ti­to ad altri usi, con l’onere di occu­par­si dell’istruzione delle scuole nor­mali maschili, e vi rimasero fino al 1849.

Dopo l’allontanamento dell’ordine frances­cano si prospet­tano altre ipote­si di ricon­ver­sione. Nel 1865, nel­la pre­vi­sione di ampli­are le scuole ven­gono pro­gram­mati ingen­ti lavori di ristrut­turazione con mod­i­fi­ca e rial­zo delle aper­ture a piano ter­ra. Questi inter­ven­ti e il bom­bar­da­men­to del­la Pri­ma Guer­ra mon­di­ale han­no pregiu­di­ca­to in parte alla con­ser­vazione dell’ appa­ra­to dec­o­ra­ti­vo.

Nel 1870 venne acquisi­to dal Comune che sette anni dopo lo dette in usufrut­to alle Figlie del Sacro Cuore per inse­di­arvi le scuole ele­men­tari fem­minili e che vi rimasero fino al 1965. Ora il con­ven­to è in gran parte inuti­liz­za­to o sede di asso­ci­azioni ed attiv­ità ricre­ative.

L’immobile

Il con­ven­to si svilup­pa in tre cor­pi di fab­bri­ca, dis­lo­cati su due liv­el­li e cop­er­ti da tet­to a doppia fal­da, assem­blati in modo da for­mare ver­so l’interno un sem­plice chiostro quad­ran­go­lare por­ti­ca­to al piano ter­ra. Le volte a crociera appe­na accen­nate pog­giano sulle mura­ture perime­trali tramite peduc­ci sago­mati men­tre ver­so la corte su solide colonne dal fus­to lis­cio e sem­plice capitel­lo modana­to, che real­iz­zano un’elegante sequen­za di archi a tut­to ses­to. Sulle pareti del chiostro, nelle lunette delle volte sono pre­sen­ti dip­in­ti murali raf­fig­u­ran­ti episo­di del­la vita del fonda­tore dell’ordine gerolim­i­no sot­to­lin­eati da car­tigli con iscrizioni che ripor­tano nomi e inseg­ne delle famiglie bene­fat­tri­ci e di alti prelati dell’ordine e leggende rimate di com­men­to ai dip­in­ti.

Gli ambi­en­ti del­la vita con­ven­tuale si aprono diret­ta­mente sul por­ti­ca­to al piano ter­ra e su di un cor­ri­doio perime­trale inter­no al piano pri­mo. Il col­lega­men­to con l’adiacente edi­fi­cio sacro dell’Inviolata avviene attra­ver­so la sagres­tia al piano ter­ra. L’accesso al con­ven­to dall’esterno avviene tramite un por­tale in pietra bian­ca con clas­si­co tim­pano agget­tante di gus­to manierista prospiciente la parte sud del sagra­to del­la chiesa.

 

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