Nelle acque di alcuni canneti protetti del basso Garda

Immessi nel lago4000 avannotti

Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

Almeno 4 mila avan­not­ti di luc­cio sono sta­ti immes­si ieri mat­ti­na nelle acque cir­costan­ti alcu­ni can­neti pro­tet­ti del bas­so Gar­da, ad opera dei volon­tari dell’associazione di pesca Tir­lin­dana di Desen­zano, che ha con­tribuito alla loro sem­i­na. Un’operazione scat­ta­ta gra­zie al con­trib­u­to dell’assessorato alla pesca del­la Provin­cia di Bres­cia, che ha mes­so a dis­po­sizione i pro­pri incu­ba­toi e strut­ture del cen­tro ittio­geni­co di Pun­ta Vò di Desenzano.L’avannotto, per chi è digiuno di pesca, è il pesce nel peri­o­do di poco suc­ces­si­vo alla schiusa delle uova. Come spie­gano i respon­s­abili del­la Tir­lin­dana, Luciano Leali e Fran­co Arisi, quel­li sem­i­nati nelle acque del Gar­da han­no un’età di cir­ca 40 giorni e sono lunghi tra i 4 e i 6 cm. Sono sta­ti acquis­ta­ti qualche giorno fa per­ché c’era bisog­no di sem­i­nare il luc­cio, splen­di­do esem­plare di preda­tore d’acqua dolce le cui carni sono ovvi­a­mente pre­li­bate, tan­to che sul­la tavola gli chef garde­sani ne ser­vono in abbon­dan­za, in varie ricette. Nel frat­tem­po, però, gli incu­ba­toi e le vasche del­lo sta­bil­i­men­to provin­ciale di Desen­zano, il cui incar­i­ca­to è Rolan­do Loda, stan­no per sfornare altri avan­not­ti: sta­vol­ta di tro­ta fario e tro­ta lacus­tre. Si par­la di non meno di 200 mila trote fario e di 15 mila lacus­tri. Il loro accresci­men­to e rilas­cio sono diret­ta­mente curati dall’amministrazione provin­ciale attra­ver­so le pro­prie guardie ittiche, alle quali ieri mat­ti­na l’assessore Alessan­dro Sala, trat­tenu­to a Bres­cia da impeg­ni, ha fat­to per­venire un ind­i­riz­zo di salu­to, che ha poi este­so ai respon­s­abili dell’associazione Tir­lin­dana per la fat­ti­va col­lab­o­razione. Gen­eral­mente la sem­i­na di avan­not­ti avviene dopo che fem­mine e maschi adul­ti ven­gono cat­turati e deposi­tati nelle vasche del cen­tro. Qui, una vol­ta ter­mi­na­ta la fase di ripro­duzione, gli adul­ti ven­gono di nuo­vo liberati e le uova ven­gono las­ci­ate fecon­dare in appo­site «cam­pane». Il mod­ernissi­mo impianto di Pun­ta Vò, sul­la stra­da tra Desen­zano e il lido di Lona­to, è sta­to aper­to nell’autunno 2003 nell’àmbito di un prog­et­to volu­to dal­la Provin­cia per affrontare il prob­le­ma del­la fau­na itti­ca, di cui alcune specie rischi­a­vano l’estinzione, com­pre­so il luc­cio. Questo pesce, dice­va­mo, è un for­mi­da­bile preda­tore carat­ter­iz­za­to dal­la boc­ca a «bec­co d’anitra» dom­i­na­ta da robusti ed aguzzi denti.