Presentate le linee guida dell’iniziativa. Al via un progetto di biocenosi da quasi un milione di euro

In Valvestino torneranno la lince e l’orso bruno

25/03/2004 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Bruno Festa

Decol­la il «Prog­et­to Life Natu­ra, riqual­i­fi­cazione del­la bio­cenosi (insieme di specie viven­ti) in Valvesti­no Corno del­la Marogna». Si trat­ta del sec­on­do prog­et­to di questo genere e, come il prece­dente (por­ta­to a ter­mine negli anni 1998–2001) si basa su una pro­pos­ta elab­o­ra­ta dal­l’Er­saf (ex Azien­da Regionale delle Foreste) e prevede una dura­ta di 45 mesi: dal gen­naio 2004 sino al set­tem­bre 2007. Sono coin­volti i ter­ri­tori comu­nali di Gargnano, Mag­a­sa, Tig­nale, Tremo­sine e Valvesti­no, specie su aree d’in­ter­ven­to del­la Fores­ta Dema­niale con il restante par­co regionale dell’Alto Gar­da bres­ciano, una zona incan­tev­ole, nel­la quale e pos­si­bile ricreare un eco­sis­tema ormai scom­par­so da tem­po e ripro­porre attiv­ità agri­cole ormai cadute in dis­u­so. Così, obi­et­ti­vo gen­erale è la pros­e­cuzione del­l’at­tiv­ità di tutela dei Sic (Siti di Inter­esse Comu­ni­tario — rete delle aree pro­tette del­la Ue) tra aree alpine e sub­mediter­ra­nee, che rap­p­re­sen­tano eccel­len­ti cor­ri­doi bio­logi­ci per molte specie ani­mali. Tra gli obi­et­tivi più speci­fi­ci figu­ra la con­ser­vazione degli habi­tat pra­tivi e fore­stali di inter­esse comu­ni­tario, il recu­pero e la manuten­zione dei mod­el­li di ges­tione pas­torale delle pic­cole aree aperte mon­tane in col­lab­o­razione con agri­coltori locali, l’inse­di­a­men­to sta­bile di lince, aquila reale, gipeto o “avvoltoio degli agnel­li”, gufo reale, fal­co pel­le­gri­no, bian­cone. Si intende anche favorire la fre­quen­tazione del­l’or­so bruno europeo e garan­tire la pre­sen­za di specie local­mente minac­ciate come il fran­col­i­no, il gal­lo cedrone, la cotur­nice. E anco­ra: pro­tezione delle stazioni del­la specie botan­i­ca “Sax­ifra­ga tombeane­sis”, uno stu­dio fat­tibil­ità per il ripopo­la­men­to di “Aus­tropota­mo­bius pal­lipes”, il gam­bero di acqua dolce. Sarà perse­gui­to anche il coin­vol­gi­men­to di agri­coltori, pesca­tori e del coor­di­na­men­to fau­nis­ti­co bena­cense. Gli spazi da sal­va­guardare e val­oriz­zare sono final­iz­za­ti alla con­ser­vazione del­la bio­di­ver­sità rap­p­re­sen­ta­ta dal­la ric­chez­za di habi­tat e di specie di flo­ra e fau­na. L’in­ten­to è anche quel­lo di garan­tire uno svilup­po sosteni­bile del ter­ri­to­rio, coin­vol­gen­do gli oper­a­tori agri­coli e fore­stali oltre alle scuole. Un sis­tema, quin­di, di sen­si­bi­liz­zazione dei gio­vani, a par­tire da quel­li che risiedono nel ter­ri­to­rio del Par­co del­l’Al­to Gar­da. Il prog­et­to ha un cos­to com­p­lessi­vo di poco meno di un mil­ione di Euro (974.462 Euro per la pre­ci­sione) cop­er­ti per il 40% (390.000 euro) da un con­trib­u­to comu­ni­tario, l’ER­SAF inter­ver­rà con 117.000 Euro (pari al 12% del­la spe­sa), la Comu­nità Mon­tana Par­co met­terà 29.000 Euro (pari al 3%). La parte restante, il 45% ( . 440.000) arriverà dal­la .