Taglio del nastro, questa mattina alle 11, per la nuova facciata con dedicazione ufficiale del servizio al fondatore Mario Ferrari, ricordato da molti con stima, riconoscenza e affetto

Intitolata al Prof. Mario Ferrari la biblioteca di Sirmione

07/05/2016 in Attualità
Parole chiave:
Di Redazione

Cer­i­mo­nia emozio­nante e molto parte­ci­pa­ta, ques­ta mat­ti­na (saba­to 7 mag­gio) a Sirmione, per l’intitolazione del­la civi­ca al prof. Mario Fer­rari (1913 — 1981), tra i fonda­tori del servizio bib­liote­cario agli inizi degli anni ’60. Nati­vo di Reg­gio Emil­ia e sirmionese d’adozione, è sta­to uomo di cul­tura innamora­to di Sirmione, molto vici­no ai gio­vani, ama­to e ricor­dati da tut­ti. La sua bot­te­ga era pun­to di rifer­i­men­to per gio­vani e adul­ti, che qui – come ha evi­den­zi­a­to il sin­da­co Alessan­dro Mat­tin­zoli nel suo inter­ven­to – «res­pi­ra­vano aria di lib­ertà». Ed è pro­prio questo l’insegnamento che il prof. Fer­rari ha las­ci­a­to alla sua comu­nità: «La vera cul­tura è lib­ertà».

All’entrata del­lo sta­bile di via Alfieri una tar­ga esprime la grat­i­tu­dine dei sirmione­si e dell’amministrazione comu­nale che lo ha volu­to ricor­dare e ringraziare per il suo oper­a­to a Sirmione.

Con l’occasione, è sta­ta pre­sen­ta­ta al pub­bli­co anche la fac­cia­ta rin­no­va­ta, con una grafi­ca più mod­er­na carat­ter­iz­za­ta da tre fotografie in grande for­ma­to che ritrag­gono l’interno del­la bib­liote­ca e sono un invi­to alla let­tura, pan­nel­li e nuove vetrine con alcune infor­mazioni servizio. Davan­ti all’ingresso ora c’è anche un capi­ente box, per la resti­tuzione 24 ore su 24 dei lib­ri pre­si a presti­to.

Alla cer­i­mo­nia di inti­to­lazione sono inter­venu­ti il pri­mo cit­tadi­no Alessan­dro Mat­tin­zoli, gli asses­sori e con­siglieri comu­nali, la pres­i­dente del­la bib­liote­ca Anna Mot­ta Forin, le bib­liote­carie, i sac­er­doti delle tre par­roc­chie di Sirmione e molti rap­p­re­sen­tan­ti del mon­do asso­cia­ti­vo. In pri­ma fila la bib­liote­caria Mari­arosa, figlia del prof. Fer­rari, e la sig­no­ra Elsa Lizzeri che iniz­iò con lui l’avventura del­la bib­liote­ca, pri­ma come volon­taria e poi come imp­ie­ga­ta comu­nale.

Con sin­cera emozione, è tor­na­to agli anni del­la sua giovinez­za il sin­da­co Alessan­dro Mat­tin­zoli nel suo inter­ven­to. «Mi ricor­do quand’ero tredi­cenne e fre­quen­ta­vo la bot­te­ga del prof. Fer­rari, un luo­go magi­co, pieno di mar­i­onette, burat­ti­ni e arti­giana­to ital­iano di val­ore. Ma i suoi era­no mar­i­onette e burat­ti­ni sen­za fili, per­ché lui las­ci­a­va tut­ti liberi di muover­si e pen­sare, rispet­toso com’era delle diver­sità». Bas­ta­va stare accan­to a lui, anche in silen­zio, per res­pi­rare sapere e sen­so di lib­ertà. Mario Fer­rari, ha rimar­ca­to il sin­da­co, «era un per­son­ag­gio dai prin­cipi for­ti e ha trasmes­so a me e a molti gio­vani di allo­ra una cul­tura lib­era e viva. Anche la sua famiglia era accogliente e gen­erosa, come uni­co era il modo con cui Fer­rari las­ci­a­va che i ragazzi si ritrovassero a casa sua a cantare e suonare».

Il prof. Fer­rari, o “il bar­bet­ta” come lo chia­ma­vano sim­pati­ca­mente, apri­va a tut­ti le porte del suo negozio; aiutò i gio­vani nel­la stesura del “Dial­o­go”, un gior­nale che dava voce ai ragazzi e li invi­ta­va a “dialog­a­re” con i “gran­di” del paese.

Sin da gio­vane Fer­rari si era ded­i­ca­to al prossi­mo, in par­ti­co­lare ai ragazzi. Subito dopo la guer­ra, ave­va segui­to la mis­sione di don Car­lo Gnoc­chi nell’assistenza ai bam­bi­ni vit­time di inci­den­ti bel­li­ci. Era sta­to istrut­tore negli isti­tu­ti di Par­ma e Bor­dighera, un’opera prati­ca­mente gra­tui­ta che svolse con grande dedi­zione tan­to da rimanere nel cuore dei muti­la­ti­ni. Un suo ex allie­vo, Car­lo Inver­ar­di, è inter­venu­to alla cer­i­mo­nia di inti­to­lazione per ricor­dare il suo mae­stro: «L’ho conosci­u­to nel 1949, ci ha accolto e fat­to da psi­col­o­go, era un uomo di grande sapere, capace di qualunque mate­ria, dal­la matem­at­i­ca all’inglese, e di avvic­inare alla cul­tura anche quel­li come me, nati e cresciu­ti nel­la povertà».

Oltre a Mario Fer­rari, nel­la mat­ti­na­ta sirmionese, non pote­va man­care il ricor­do a Mario Arduino, altro per­son­ag­gio sti­ma­to che ha las­ci­a­to il seg­no: ex sin­da­co di Sirmione, scrit­tore, gior­nal­ista, poeta e stori­co del Gar­da, che pro­prio la scor­sa set­ti­mana ha ter­mi­na­to il suo viag­gio ter­reno las­cian­do una grande ered­ità cul­tur­ale e umana tra la gente del­la sua ama­ta peniso­la.

Un ringrazi­a­men­to, da parte del sin­da­co e dell’amministrazione comu­nale, è anda­to a tut­ti col­oro che, in pas­sato e nel pre­sente, han­no guida­to, col­lab­o­ra­to e ded­i­ca­to attiv­ità volon­taria alla bib­liote­ca facen­dola crescere e ren­den­dola il luo­go di rifer­i­men­to accogliente e vivace che oggi rap­p­re­sen­ta per i cit­ta­di­ni sirmione­si e non solo.

 

 

CHI ERA MARIO FERRARI? Nato il 4 mar­zo del 1913 a Reg­gio Emil­ia da mam­ma maes­tra e papà ragion­iere, Mario Fer­rari si diplomò pres­so il “vec­chio” isti­tu­to Sec­chi di Reg­gio come ragion­iere e a Bologna con­seguì la lau­rea. Lavorò come gior­nal­ista ma, a un cer­to pun­to, decise di par­tire volon­tario per la guer­ra, pri­ma a Pola e dopo in Africa come Alpino di artiglieria di mon­tagna.

Alla fine del­la guer­ra fu attrat­to dal­la mis­sione intrapre­sa da don Car­lo Gnoc­chi nell’assistere e accogliere i bim­bi degli alpi­ni cadu­ti e le gio­vani vit­time di inci­den­ti bel­li­ci.

Divenne isti­tu­tore e inseg­nante negli isti­tu­ti di Par­ma e Bor­dighera. Quel­la sua opera, prati­ca­mente gra­tui­ta, con­tin­uò per alcu­ni anni las­cian­do un perenne ricor­do nel cuore dei muti­la­ti­ni.

Nel 1956 un ami­co alpino, conosci­u­to in guer­ra, lo invitò a vis­itare la peniso­la di Sirmione. Fu amore a pri­ma vista. Si innamorò del paese e del­la bel­la “Maria”, che vide pas­sare davan­ti al negozio dell’amico in piaz­za Por­to Valenti­no. Come tutte le donne di Sirmione, infat­ti, si reca­va a lì per fare il buca­to al lago. I due si sposarono e “il Fer­rari” diven­tò uffi­cial­mente sirmionese.

Aprì un negozio di “arti­giana­to ital­iano” e sen­za fat­i­ca fece conoscen­za con i “sirmione­si”, con i quali iniz­iò un dial­o­go inten­so. Fondò con alcu­ni sirmione­si “il comi­ta­to dei padri” per la delizia dei bam­bi­ni, con feste, e giochi. Lavo­ra­no insieme e deci­dono del paese nel­la “com­mis­sione edilizia” per ren­der­lo più bel­lo. Nascerà anche gra­zie a loro “Sirmione fiori­ta”, deve i bal­coni si trasfor­marono in preziosi scor­si da ammi­rare.

Con questi ami­ci sirmione­si pen­sò anche alla pos­si­bil­ità di creare una bib­liote­ca, agli inizi degli anni ’60. L’apertura uffi­ciale arrivò nel 1967, inizial­mente nei locali del castel­lo. Aiutò i gio­vani nel­la stesura del “Dial­o­go”, gior­nale che dava voce ai ragazzi, che “dialo­ga­vano” con i “gran­di” del paese. Da lui, il “dot­tore”, dal “bar­bet­ta”, come lo chia­ma­vano con sim­pa­tia, si reca­vano in molti e il suo negozio fu un pun­to di incon­tro per molti, sirmione­si e non. Mario Fer­rari con­cluse il suo viag­gio ter­reno il 30 otto­bre 1981.

 

Parole chiave: