Fra pochi giorni spariranno le impalcature, poi ultimi lavori all’interno

La Dogana arriva al tetto. Quasi concluso il restauro

21/11/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Sergio Bazerla

Si sta avvian­do alla con­clu­sione il com­ple­ta­men­to del­la cop­er­tu­ra del tet­to del­la . Dal­la parte del por­to vec­chio, vici­no alla chiesa di San Nicolò e al mon­u­men­to ai cadu­ti, com­par­to nord, nord-est, sono sta­ti già col­lo­cati tut­ti i cop­pi in lat­er­izio. Sono sta­ti recu­parati i cop­pi vec­chi, pre­sen­ti sul tet­to al momen­to dell’intervento. E pro­prio per la posa dei cop­pi è in cor­so un’ oper­azione inusuale. I cop­pi pog­giati sulle tav­ole in leg­no, quel­li por­ta­tori d’acqua, ven­gono col­lo­cati in maniera usuale, men­tre i cop­pi con­ves­si, ovvero quel­li che coprono il tet­to del­la dogana, ven­gono forati nel­la parte più stret­ta e attra­ver­so il foro viene inseri­ta una vite spe­ciale in acciao affinché il cop­po non si pos­sa più muo­vere. L’intera cop­er­tu­ra viene pos­ta in sicurez­za sen­za uti­liz­zo di mate­ri­ali sus­sidiari. «È una tec­ni­ca che garan­tisce la sta­bil­ità del tet­to», spie­ga l’assessore al pat­ri­mo­nio Fabio Mari­noni, «e che fa sì che i cop­pi non scivoli­no sui tavolati lignei e quin­di non vi pos­sano essere in futuro infil­trazioni di acqua o dete­ri­o­ra­men­to del­la strut­tura lignea che mantiene in eser­cizio l’intera cop­er­tu­ra del­la dogana». E pro­prio la strut­tura por­tante del tet­to è sta­ta cura­ta con min­uziosa atten­zione. Le tra­va­ture trasver­sali sono state ricon­dizion­ate, parte sos­ti­tu­ite, altre riparate. Tutte sono state trat­tate con sostanze impreg­nan­ti spe­ciali per la con­ser­vazione. Le lunghe travi trasver­sali pog­giano a sec­co sui mon­tan­ti orig­i­nari in pietra. Pri­ma del­la loro col­lo­cazione è sta­ta appli­ca­ta una spe­ciale plac­ca in piom­bo come isolante. Tutte le travi sono accom­pa­g­nate da un doppio tirante, in fer­ro, che mantiene in ten­sione la tra­vatu­ra in leg­no affinché non subis­ca sposta­men­ti tali da com­pro­met­terne la sta­tic­ità. «Anche ques­ta inzia­ti­va è sta­ta appronta­ta dal prog­et­tista e diret­tore dei lavori», spie­ga Mari­noni, «per­ché il leg­no si muove fisi­o­logi­ca­mente, e potrebbe squili­brare la intera strut­tura por­tante del tet­to. Direi che le atten­zioni tec­niche e strut­turali nel rifaci­men­to del tet­to sono state usate nel migliore dei modi». «Un’opera così impor­tante», con­tin­ua l’assessore, «deve avere le cure impor­tan­ti che meri­ta». Ulti­mate anche le due gran­di porte di acces­so, a ridos­so del lago. Un atten­to lavoro di edilizia min­uziosa e rispet­tosa dell’esistente ha mes­so in evi­den­za le antiche perneazioni, in pietra, dove si incar­di­na­vano le gran­di porte di acces­so alla dogana, prove­nen­do via acqua , con le imbar­cazioni. Ques­ta è una vera riscop­er­ta dell’originalità del­la strut­tura medievale, cui la Soprint­en­den­za ai beni architet­toni­ci non ha volu­to rin­un­cia­re pro­prio per riportare all’antico splen­dore una vera e pro­pria opera d’arte dell’architettura del dominio veneziano a Lazise. Ulti­ma­to il tet­to, saran­no tolte le impal­ca­ture e le transenne che coprono la visione ester­na del­la dogana. «Res­ta da fare la pulizia inter­na, la rimozione dei mate­ri­ali di scar­to», spie­ga Mari­noni, «e la definizione prog­et­tuale dell’impiantistica elet­tri­ca e per il riscal­da­men­to. Riscal­da­men­to che sarà col­lo­ca­to a pavi­men­to. Avre­mo quin­di una pavi­men­tazione in uni­co liv­el­lo, non come in prece­den­za su due liv­el­li. Restano da fare pavi­men­ti e com­ple­ta­men­to degli arre­di». C’è quin­di anco­ra mol­ta stra­da da fare pri­ma di pot­er met­tere piede in Dogana, ma oggi si intravede la vera fisiono­mia del­la struttura.

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