Giuseppe Rama continua ad ampliare la collezione del museo della grande guerra a forte Wohlgemuh. Presto in mostra decine di decorazioni realizzate in stoffa, plastica e metallo

La moda militare tra nappe e mostrine

01/03/2005 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Camilla Madinelli

In arri­vo nuovi cimeli mil­i­tari al del­la Grande Guer­ra, allesti­to in cinque sale del­la bat­te­ria alta di forte Wohlge­muh. Non si fer­ma infat­ti il lavoro di Giuseppe Rama, appas­sion­a­to di sto­ria nazionale e di mon­tagna, nem­meno dopo la perdi­ta improvvisa del figlio Wal­ter lo scor­so anno. Anzi, pro­prio in memo­ria del figlio che con lui con­di­vide­va la grande pas­sione per i reper­ti bel­li­ci e mil­i­tari e che volle con­tribuire alla creazione del museo di Riv­o­li (a lui sarà inti­to­la­to a breve per volon­tà unanime dell’amministrazione), il sign­or Rama con­tin­ua instan­ca­bile la sua mis­sione. In questi ulti­mi mesi ha rac­colto, con il con­trib­u­to di vari coman­di e per­sone dell’esercito, nuo­vo mate­ri­ale da esporre nelle sale del museo, in par­ti­co­lare una ric­ca collezione di mostrine, nap­pine, scud­et­ti, fasce, stel­lette, bot­toni e addob­bi vari per le divise mil­i­tari, dal 1947 fino ad anni più recen­ti. Decine e decine di dec­o­razioni mil­i­tari real­iz­zate in vario modo, dal­la stof­fa alla plas­ti­ca, dal­la fil­igrana d’oro al met­al­lo smal­ta­to e col­orato, a tes­ti­mo­ni­are il pas­sare delle epoche e delle mode mil­i­tari, ognuna con gli stem­mi carat­ter­is­ti­ci dei vari cor­pi, dal­la fan­te­ria all’artiglieria, dal genio ai , fino agli allievi uffi­ciali dell’accademia mil­itare di Mod­e­na o ai gra­natieri di Sardeg­na. «Dal 1947 in poi si è pas­sati dal­la stof­fa rica­ma­ta con filo dora­to al pan­no mis­to alla plas­ti­ca, per arrivare infine alla sola plas­ti­ca e al met­al­lo», ha spie­ga­to Giuseppe Rama. «Ognuno di questi stem­mi, ognuna di queste mostrine par­la non solo di una divisa, ma rac­con­ta una sto­ria umana, rac­chi­ude un pas­sato che non deve essere dimen­ti­ca­to, ma ricorda­to e rispet­ta­to. Si trat­ta di mate­ri­ale molto bel­lo, per il cui reper­i­men­to ringrazio quan­ti mi han­no aiu­ta­to, sen­za dimen­ti­care la dot­tores­sa Pao­la Mari­ni, diret­trice dei musei e gal­lerie d’arte del comune di Verona, e i suoi col­lab­o­ra­tori, che mi han­no procu­ra­to gli espos­i­tori». Mostrine, stelle e bot­toni, anche se di epoca non stret­ta­mente lega­ta al pri­mo con­flit­to mon­di­ale, andran­no ad aggiunger­si a quan­to si tro­va già espos­to al museo: proi­et­tili, bombe a mano, fucili, baionette ed elmet­ti, barat­toli, forchette, fib­bie di pan­taloni, fotografie in ceram­i­ca, guan­ti e tute mimetiche, tut­ti rac­colti da Rama sui campi di battaglia, in mon­tagna, nei boschi o nelle pietraie d’alta quo­ta in lunghi anni di escur­sioni e ricerche. E inoltre ci sarà anche un nuo­vo cime­lio, un pez­zo uni­co ritrova­to da poco, che però Rama non vuole sve­lare: «Sarà una sor­pre­sa per tut­ti col­oro che nei prossi­mi mesi vor­ran­no vis­itare il museo». «Ogni ogget­to rac­chi­ude in sé una sto­ria», pros­egue, «tut­ti i cimeli esposti al museo devono sus­citare emozioni, dal momen­to che tes­ti­mo­ni­ano il vis­su­to di tante per­sone che fecero il loro dovere con umiltà e mag­a­ri pagan­do con la vita. Il mio inten­to prin­ci­pale, infat­ti, era quel­lo di creare un luo­go di conoscen­za, memo­ria e rispet­to, sen­za retor­i­ca né curiosità fine a se stes­sa, ed è questo lo spir­i­to che spero accom­pa­g­ni l’intera espo­sizione». Tut­to il nuo­vo mate­ri­ale rac­colto dal sign­or Rama ora ha bisog­no di essere por­ta­to al forte e di venir rior­di­na­to all’interno delle sale. «Non rius­cirò da solo a sis­temare tut­to», ha con­clu­so Rama, «e fac­cio un appel­lo all’amministrazione riv­o­lese, affinché si attivi a favore del­la mostra per­ma­nente e del­la sua con­tin­ua cresci­ta. Sarebbe davvero un pec­ca­to avere così tante cose nuove da esporre e non rius­cire a far­lo per man­can­za di aiu­to o spazio».

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