La struttura è fatiscente:vasche e attrezzatura per la riproduzione in pessime condizioni. Ripopolamento ittico in mano ai bresciani. Ai veronesi restano gli stabilimenti di Bardolino e di Cassone ma anche quest’ultimo nel giro di un anno verrà eliminato

La Regione chiude e vende l’incubatoio

Parole chiave: -
Di Luca Delpozzo
Peschiera del Garda

Per for­tu­na che i pesci sono muti altri­men­ti nel giro di un anno par­lereb­bero tut­ti con accen­to un po’ bres­ciano, almeno quel­li di all­e­va­men­to. Un mega incu­ba­toio per il ripopo­la­men­to dei pesci del Gar­da sta infat­ti andan­do in por­to a Desen­zano spi­az­zan­do di fat­to l’antico all­e­va­men­to di Peschiera che sarà chiu­so. E’ vero che una nuo­va strut­tura è in arri­vo a , e che una più pic­co­la è anco­ra atti­va a Cas­sone, ma alla fine sarà la riv­iera bres­ciana a far­la da padrona e a gestire pro­duzione, ripro­duzione, sal­va­guardia e con­trol­li san­i­tari di lavarel­li, trote, luc­ci, per­si­ci reali, carpe, tinche e di molte altre qual­ità di pesci ricer­cati del lago. «Fino all’anno scor­so esclu­so, le province di Bres­cia e Verona uti­liz­za­vano lo sta­bil­i­men­to itti­o­logi­co di Peschiera di pro­pri­età regionale», spie­ga Ivano Con­for­ti­ni, tec­ni­co respon­s­abile del­la Unità Orga­niz­za­ti­va Pesca del­la Provin­cia di Verona. «Poi, la » pros­egue il tec­ni­co, «ha deciso di vender­lo e, già dal dicem­bre 2001, non è più a dis­po­sizione. Questo ha forte­mente con­dizion­a­to l’attività di entrambe le province: noi abbi­amo chiesto a Vene­to Agri­coltura (una soci­età regionale sor­ta sulle ceneri dell’Esav, Ente Svilup­po Agri­co­lo Vene­to) di con­ced­er­ci l’uso del­la strut­tura di Cas­sone, un impianto piut­tosto pic­co­lo che risale agli anni ’50, men­tre Bres­cia ha pun­ta­to tut­to su Desen­zano». Come Peschiera, anche Cas­sone è des­ti­na­to a chi­ud­ere. «Potrà essere uti­liz­za­to solo quest’anno in quan­to sarà a sua vol­ta ven­du­to» com­men­ta Con­for­ti­ni. Da quan­to si riferisce in Provin­cia, comunque, poco si sa del des­ti­no delle due strut­ture: potreb­bero anche diventare alberghi, di cer­to c’è che non torner­an­no alle loro antiche fun­zioni. Ma come sono le con­dizioni reali dell’incubatoio di Peschiera? Non c’era pro­prio nul­la da fare per evi­tarne la ven­di­ta? «Queste strut­ture sono del­la Regione, non sono fonte di alcun red­di­to eco­nom­i­co e lo sta­bile in ques­tione sta vera­mente andan­do a pezzi», spie­ga Con­for­ti­ni, che con­tin­ua: «è un immo­bile con gia­rdi­no che risale ai pri­mi del ’900, i siti sono mal­con­ci, le vasche e l’attrezzatura per la pro­duzione degli avan­not­ti, cioè le larve di pesce, in pes­sime con­dizioni». Nonos­tante il pes­si­mo sta­to degli incu­ba­toi verone­si, non dur­erà comunque a lun­go la sovran­ità bres­ciana. Per­ché, se l’allevamento di Pun­ta del Vo’ sarà pron­to tra un anno, anche sul­la Riv­iera degli Olivi qual­cosa si muove. «Ver­rà sis­tem­ato l’incubatoio di Bar­dolino: il prog­et­to è in cor­so di val­i­dazione, ma per il 2003 potrebbe già essere atti­vo», dichiara Michele Migu­i­di, coor­di­na­tore in Provin­cia dell’area ambi­en­tale. C’è vera­mente molto da fare per rimet­tere a nuo­vo quell’impianto fer­mo da anni che si tro­va in local­ità San Pietro tra Gar­da e Bar­dolino. «Il prog­et­to di ristrut­turazione prevede l’allestimento com­ple­to e sarà attua­to dal set­tore edilizia del­la Provin­cia», spie­ga anco­ra Con­for­ti­ni. «Tutte le vasche esisten­ti saran­no sos­ti­tu­ite con dieci vasche ret­tan­go­lari da 3 metri e mez­zo; le bot­tiglie di Zoug, dove sono incu­bate le uova, saran­no 108; ci saran­no poi tre vasche cir­co­lari. Il nuo­vo impianto porterà alla pro­duzione di diver­si tipi di pesci derivan­ti non solo da avan­not­ti ma soprat­tut­to da specie più gran­di, del­la lunghez­za di 2 o 3 cen­timetri, che è minore in quan­tità ma, per le mag­giori dimen­sioni, ha mag­gior capac­ità di soprav­viven­za una vol­ta lib­er­a­to nel lago». Pas­sato quest’anno criti­co di atte­sa, dunque, le strut­ture saran­no due. «Ciò non com­por­ta alcun ris­chio ambi­en­tale», nota Con­for­ti­ni, «l’attività di Desen­zano e quel­la di Bar­dolino saran­no com­ple­men­tari e non ci saran­no peri­coli per la fau­na per­ché queste strut­ture sosten­gono la ripro­duzione nat­u­rale. Inoltre i due enti saran­no in col­lega­men­to: potrebbe essere utile avere impianti diver­si per­ché soster­reb­bero due diverse fasi di svilup­po. A Bar­dolino, ad esem­pio, si pun­terebbe soprat­tut­to sul­la sper­i­men­tazione e quin­di un solo all­e­va­men­to per la pro­duzione sarebbe poco». Camil­lo Pilati, asses­sore alla cac­cia e alla pesca del­la Provin­cia, com­men­ta: «La col­lab­o­razione con Bres­cia è cer­ta, le due province col­le­gate agi­ran­no con un inten­to comune che è la sal­va­guardia del­la fau­na itti­ca del Gar­da. Così è sta­to deciso nel­la stesura del rego­la­men­to inter­provin­ciale per la pesca nel ».

Parole chiave: -