Politici e tecnici ieri a consulto. A Riva potrebbe sorgere un Centro per lo studio del lago

L’acqua del Gardapeggiorata in 30 anni

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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Negli ulti­mi 30 anni le con­dizioni del Gar­da sono peg­gio­rate. Il con­tenu­to di fos­foro è pas­sato da indi­ci insignif­i­can­ti del 1973–75 a 21 micro­gram­mi. Lo han­no ripetu­to ieri, in un incon­tro svoltosi a Gar­done Riv­iera nel­la sede del­la Comu­nità, gli esper­ti dell’Istituto per lo stu­dio degli eco­sis­te­mi di Ver­ba­nia-Pal­lan­za (del Comi­ta­to nazionale delle ricerche) che a pri­mav­era effet­tuano ril­e­vazioni nel pun­to più pro­fon­do del Gar­da, rac­coglien­do cam­pi­oni a varie profondità.Le vari­azioni, con spic­ca­ta ten­den­za all’eutrofia, sono tes­ti­mo­ni­ate anche dai muta­men­ti a liv­el­lo bio­logi­co, con l’aumento del­la mas­sa di fito­planc­ton e la dimin­uzione del­la trasparen­za. Alcu­ni effet­ti pos­sono avere ricadute neg­a­tive ai fini del­la bal­neazione e del­la pota­bil­ità delle acque, che molti comu­ni immet­tono nel­la rete idri­ca. Alcune specie di cianobat­teri, quali l’Anabaena lem­mer­man­ni, pro­ducono tos­sine poten­zial­mente dan­nose anche per l’uomo.Le cause del peg­gio­ra­men­to com­p­lessi­vo del­la qual­ità van­no messe in relazione agli ele­vati carichi di fos­foro, nonos­tante gli inter­ven­ti di canal­iz­zazione dei liqua­mi, con scari­co finale nel depu­ra­tore di Peschiera. Il grande vol­ume di acqua tende comunque a ral­lentare il proces­so di degra­do, che tut­tavia è in atto. Il lun­go tem­po di ricam­bio (un litro entra­to dal Sar­ca imp­ie­ga 25 anni per uscire dal Min­cio) rende però più lento il proces­so di recu­pero, anche quan­do fos­sero elim­i­nati gli appor­ti di fos­foro in ecces­so. Il Sebi­no, maglia nera tra i laghi di grosse dimen­sioni del­la Lom­bar­dia, ha evi­den­zi­a­to dati molto più gravi, pas­san­do da 25 a 65. Il lago Mag­giore, par­ti­to da 23, ora è a 11, e va quin­di con­sid­er­a­to il migliore. Bene anche quel­lo di Como, sce­so da 60 a 28.Ieri i pro­fes­sori Rosario Mosel­lo, diret­tore dell’Istituto di Ver­ba­nia-Pal­lan­za, Rober­to Bertoni e Piero Guil­iz­zoni han­no incon­tra­to Aventi­no Frau, pres­i­dente del­la , Mario Gia­comel­li, respon­s­abile del depu­ra­tore di Peschiera, il sin­da­co di Gar­done Riv­iera Alessan­dro Baz­zani, il geol­o­go Vin­cen­zo Ces­chi­ni e altre autorità. Sono state get­tate le basi per creare un «Cen­tro di eccel­len­za per lo stu­dio del lago di Gar­da», organ­is­mo tec­ni­co-sci­en­tifi­co che, in col­lab­o­razione con altri organ­is­mi già esisten­ti (Arpa, Agen­zia provin­ciale di pro­tezione dell’ambiente di S.Michele all’Adige, ecc.), effet­tui ricerche sis­tem­atiche sul­la situ­azione delle acque. La sede prob­a­bile sarà a Riva, nel­la zona del villi­no Campi. Vi saran­no col­lo­cati gli stru­men­ti di base, nec­es­sari a trattare i sed­i­men­ti ed effet­tuare le anal­isi chimiche. Per rac­cogliere dati più par­ti­co­lareg­giati i cam­pi­oni ver­ran­no inviati a Pal­lan­za. Non mancher­an­no un natante e mezzi di pron­to intervento.Frau spie­ga che per far par­tire il prog­et­to occor­reran­no cir­ca 200 mila euro, e assi­cu­ra che il Min­istro Pec­o­raro Scanio è notevol­mente inter­es­sato. «Durante l’esame del­la Finanziaria era sta­to inser­i­to un emen­da­men­to (fir­ma­to da un centi­naio di par­la­men­tari) che prevede­va lo stanzi­a­men­to di un mil­ione di euro per tre anni — ricor­da Frau -, ma il Gov­er­no ha pos­to la fidu­cia e quel­la pro­pos­ta è cadu­ta. L’obiettivo è di recu­per­ar­la attra­ver­so i pro­gram­mi del Min­is­tero dell’Ambiente».«Il pri­mo pas­so da com­piere — spie­ga il pres­i­dente del­la Comu­nità — è di trovare una veste giuridi­ca all’operazione, otte­nen­do risposte pos­i­tive dalle Regioni, e for­mal­iz­zare l’accordo. Da sot­to­lin­eare comunque l’importanza dell’arrivo dell’Istituto per lo stu­dio degli eco­sis­te­mi: ha una sto­ria di 70 anni alle spalle e una fit­ta rete di col­lab­o­razioni qual­ifi­cate. Inoltre ritor­na a occu­par­si delle indagi­ni lim­no­logiche del Gar­da, la più grande ris­er­va ital­iana di acqua dolce (da solo è il 40% del totale)».

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