Il lago che verrà

Di Luigi Del Pozzo

Il lago che ver­rà”: è il tito­lo del­la tavola roton­da che si è tenu­ta saba­to a Gar­done Riv­iera, pres­so la , nell’ambito degli even­ti per i 450 anni dell’Ateneo di SalòIn­trodot­ta da Gio­van­ni Gre­gori­ni, docente all’ Cat­toli­ca di Milano, con un excur­sus su “Le prospet­tive del­la sto­ria”, e coor­di­na­ta da Mas­si­mo Tedeschi del “Cor­riere del­la Sera” di Bres­cia, era l’occasione per ragionare sul futuro del Bena­co, pren­den­do le mosse dal­la sto­ria.

Il futuro del Lago è diventare “il lago d’Europa”, ma per­ché questo acca­da, il Bena­co abbia un’unica iden­tità ter­ri­to­ri­ale e l’offerta tur­is­ti­ca sia adegua­ta alle esi­gen­ze del pub­bli­co di oggi e degli anni a venire, occorre che tutte le forze, pub­bliche e pri­vate, siano coor­di­nate. “In un’area che è, insieme alle Dolomi­ti, una delle due des­ti­nazioni più impor­tan­ti d’Europa, dove in un rag­gio di 100 km. intorno a Gar­done si trovano i 12/13 campi di golf più bel­li del con­ti­nente, bisogna che le ammin­is­trazioni siano più attente alla dife­sa del ter­ri­to­rio che agli oneri di urban­iz­zazione. Non ci sarà futuro se non si mette uno stop alla cemen­tifi­cazione e al con­sumo del suo­lo.” Lo sostiene Pao­lo Rossi, Pres­i­dente del­la Fed­er­al­berghi Lom­bar­dia, che aggiunge: “Non c’è bisog­no di nuovi alberghi, ma di inter­ven­ti di ristrut­turazione e con­ser­vazione. E di miglio­rare le comu­ni­cazioni. Non si capisce ad esem­pio per­ché le vie d’acqua non vengano uti­liz­zate dai res­i­den­ti, come avviene sul Lago di Como o su quel­lo Mag­giore. Orga­nizzi­amo imbar­cazioni leg­gere, con orari fre­quen­ti che per­me­t­tano col­lega­men­ti rapi­di: si risolverebbe anche il prob­le­ma del­la Garde­sana”.

Gli fa eco Tino Bino, Docente all’Università Cat­toli­ca di Bres­cia: “Il tur­is­mo è un prodot­to che si vende sul mer­ca­to, il Gar­da è un prodot­to con scar­si con­cor­ren­ti a liv­el­lo mon­di­ale, ma “maturo”: ha quin­di bisog­no di attente cure, di inves­ti­men­ti e di un prog­et­to per tenere il pas­so con i tem­pi. Ma gli inves­ti­men­ti in questo cam­po non dan­no un ritorno imme­di­a­to. Un’alternativa al tur­is­mo clas­si­co potrebbe essere quel­lo dell’hous­ing sociale tur­is­ti­co, un tur­is­mo stanziale, con­sideran­do che tra la Fran­ci­a­cor­ta e il Gar­da, nel rag­gio di 100 km. si han­no le pen­sioni più alte del mon­do”.

Mau­ro Paroli­ni, Asses­sore Cul­tura e Tur­is­mo del­la Regione Lom­bar­dia, sot­to­lin­ea come siano essen­ziali le comu­ni­cazioni. “La TAV non è da boc­cia­re, non pos­si­amo stare fuori dall’Europa, ma non è obbli­ga­to­rio fare dan­ni quan­do si real­iz­zano infra­strut­ture. Intan­to ci sono gal­lerie sul­la Garde­sana da ammod­ernare. Si dovrebbe real­iz­zare la cicla­bile del Gar­da, per­ché c’è un gran numero di ciclo­tur­isti in Europa. Poi occorre elim­inare sovras­trut­ture e com­pli­cazioni nelle pro­ce­dure. Per uti­liz­zare le sec­onde case inabi­tate, in aree in cui sono prevalen­ti, si può pen­sare all’introduzione del­la for­mu­la dell’albergo dif­fu­so. Pen­so anche a far sedere ad un tavo­lo espo­nen­ti dei laghi d’Iseo, di Como, Mag­giore e Gar­da per met­tere insieme alcu­ni servizi e soprat­tut­to la pro­mozione: non è un ten­ta­ti­vo di abolire le dif­feren­ze, ma di armo­niz­zare. Dal­la crisi non si esce alzan­do qualche pre­caria bar­ri­era difen­si­va: occorre impedire la con­cor­ren­za sleale, ma pen­sare a cam­bi­a­men­ti ed accettare le sfide”.

In un’area con 450.000 res­i­den­ti e oltre un mil­ione di fre­quen­ta­tori abit­u­ali – sostiene , Pres­i­dente del­la Comu­nità del Gar­da – non abbi­amo i servizi che ha una cit­tà con questi numeri, le strade e la nav­igazione sul Gar­da sono quel­li di cen­to anni fa. Le due sponde non comu­ni­cano. Per­ché non orga­niz­zare insieme un sis­tema? Come pos­si­amo pen­sare di essere com­pet­i­tivi se non ges­ti­amo la depu­razione e non gov­er­ni­amo i liv­el­li del lago, uno dei più gran­di baci­ni di acqua dolce d’Italia? Sti­amo cer­can­do di far riconoscere il Bena­co Pat­ri­mo­nio dell’Umanità dell’Unesco, ma qual­cuno ne ha pau­ra, per­ché teme con­dizion­a­men­ti. Sarebbe invece un mer­i­ta­to riconosci­men­to e un volano di vis­i­bil­ità, ma anche un sis­tema con il quale si regol­erebbe il ter­ri­to­rio per man­ten­er­lo all’altezza degli stan­dard Unesco”.

La con­clu­sione di Mar­co Bonomet­ti, Pres­i­dente dell’Associazione Indus­tri­ali Bres­ciani, è un invi­to ad avere fidu­cia, ma soprat­tut­to a fare fat­ti; e l’espressione del­la sod­dis­fazione per­ché le aziende bres­ciane sono rius­cite, nonos­tante le polemiche, nell’intento di real­iz­zare gra­tuita­mente per l’ l’albero del­la vita, che si chi­amerà “Orgoglio bres­ciano”. “Teni­amo pre­sente che è cam­bi­a­to il mon­do e sono fini­ti i sol­di pub­bli­ci. Dob­bi­amo met­tere le imp­rese agri­cole, indus­tri­ali, tur­is­tiche, impor­tante volano del­la nos­tra provin­cia, in con­dizione di fare il loro mestiere; non com­bat­tere la ric­chez­za ma la povertà. Finché com­bat­ti­amo la ric­chez­za non rius­ci­amo a crear­la. La pri­or­ità è l’impresa che dà occu­pazione. Ma negli ulti­mi sei anni sono sta­ti introdot­ti 629 emen­da­men­ti fis­cali e non si ha mai certez­za di niente: un impren­di­tore fa una scelta un giorno, due giorni dopo tut­to viene cam­bi­a­to. I nos­tri rap­p­re­sen­tan­ti al Gov­er­no non san­no neanche di che cosa si par­la; c’è una enorme dis­tan­za tra la polit­i­ca e la realtà di tut­ti i giorni. Chi vor­rebbe inve­stire non ha fidu­cia. L’Expo è un’importante occa­sione per far conoscere le nos­tre eccel­len­ze, le nos­tre pecu­liar­ità: a Bres­cia abbi­amo fat­to sis­tema per far sapere a chi andrà a Milano che cos’è la nos­tra cit­tà e come si fa a rag­giunger­la; un lavoro che non deve servire solo per quest’occasione, ma dare con­ti­nu­ità”.

L’, pro­muoven­do ques­ta inizia­ti­va, in col­lab­o­razione con la Comu­nità del Gar­da e con il sosteg­no degli spon­sor isti­tuzion­ali e pri­vati che lo accom­pa­g­nano in questo suo per­cor­so di cel­e­brazioni, ha inte­so sot­to­lin­eare il pro­prio ruo­lo di pro­mo­tore di val­u­tazioni e motore di prog­et­ti per il futuro di un’area dalle poten­zial­ità rare, che – se non cor­ret­ta­mente gestite – rischi­ano, come purtrop­po spes­so accade nel nos­tro Paese, di rimanere sot­to-uti­liz­zate. Un ruo­lo quin­di di cus­tode geloso di un grande pas­sato, ma anche di atten­to stu­dioso e sug­ger­i­tore di inno­v­a­tive soluzioni per gli anni a venire.

Foto pubblico