L’antico Lugana, oggi da “gran priori”!

Parole chiave: - -
Di Redazione
Alberto Rigoni - Rigù

La coltura del­la vite è antichissi­ma (a Bol­ca nelle pre­alpi Verone­si, fra i numerosi fos­sili rin­venu­ti e datati in 50 mil­ioni di anni, dei quali i pesci sono in mag­gior copia, non man­cano foglie di vite) ed è cer­to che nel­la Sil­va Lucana e nelle varie radure vi era­no vigne suf­fi­ci­en­ti per ren­dere il frut­to deg­no poi delle liba­gioni delle quali vi sono numerose tes­ti­mo­ni­anze anche nel­la sto­ria.

La leggen­da di Car­pio e di Sat­urno già vista era un bac­canale pro­prio nel­la Sil­va Lucana, e quin­di anche gli Dei beve­vano il lì prodot­to.

È altret­tan­to vero che ai tem­pi delle inva­sioni bar­bariche si è saputo di vendem­mie bru­tali per­ché fat­te con la spa­da; infat­ti così i guer­ri­eri rac­coglievano l’uva, e poi riem­pi­vano anfore abbon­dan­ti di vino e le face­vano pren­dere la via del Reno, anche per invogliare col­oro che era­no rimasti in patria ed indurli a venire ver­so queste nos­tre terre. In altro modo il vino di allo­ra pren­de­va anch’esso la stra­da del­la Ger­ma­nia!

Pres­so i Romani i vini bianchi era­no denom­i­nati Reti­ci, fin dal I° Sec­o­lo dopo Cristo, Mar­co Ono­ra­to Servio, gram­mati­co lati­no del IV° sec­o­lo, nel suo Com­men­to su Vir­gilio asserisce che Catone lodò il vino reti­co nel suo “de Agri­coltura”. Anche Plinio ne ricor­da­va la lode di Catone, e pure il grande Vir­gilio las­ci­a­va scrit­to del Reti­co sec­on­do solo al Faler­no.

Sve­to­nio rac­con­tan­do dei fre­quen­ti sog­giorni di Giulio Cesare a Verona pres­so la Casa dei Valeri, (dei quali Gaio è il grande poeta) da notizie di un vino pre­gia­to offer­to in par­ti­co­lari occa­sioni.

Infat­ti del padre del poeta Cat­ul­lo, si dice che offrì, per ami­cizia e per trarre favori a Giulio Cesare allo­ra Gov­er­na­tore delle Gal­lie cisalpine e delle Venezie, dell’ottimo vino Reti­co prodot­to nelle sue pro­pri­età, che si sa era­no pro­prio nel bas­so Gar­da con la Vil­la in Sirmione. Quel vino ebbe la qual­i­fi­ca di “Panacea Veronese” da Marziale in un suo dis­ti­co:

Si non igno­ta est doc­ti tibi ter­ra Cat­ul­li,

Potasti tes­ta Rhaet­i­ca vina mea.

Quin­di quel Reti­co altro non era che Lugana!

L’esportazione ver­so Roma fu inten­sa attorno all’anno 500, quan­do Teoda­to (o Deoda­to) Re dei Goti, nipote di Teodori­co di Verona, si face­va portare mille e mille anfore di vino per farne largo uso nelle feste e bac­canali. Più tar­di, molto più tar­di Andrea Bac­ci di S.Elpidio a mare, medico del Papa Sis­to V, nel­la sua “De Nat­u­rali his­to­ria vino­rum” nel 1596 già scrive­va di squisi­ti Tre­bu­lani ed il Lugana “vino regale”

Attorno al 1700, Ottavio Rossi dice che dal­la “famosa valle di Lugana a dis­pet­to del­la natu­ra, si gen­er­a­no viti gen­erose che abbon­dano di vino gagliar­do e grosso s’è negro, ma gagliar­do e soave s’è bian­co e fat­to con arti­fizio”. Le notizie scarseg­giano nei tem­pi suc­ces­sivi, e bisogna arrivare al 1907 quan­do due mem­bri del­la Cat­te­dra Ambu­lante di Agri­coltura: l’Ing. Gia­co­mo Sig­nori ed il Prof Moret­ti lan­cia­rono una pro­pos­ta per cos­ti­tuire una Can­ti­na Sociale a Desen­zano; pro­pos­ta naufra­ga­ta anche se la pro­duzione ave­va rag­giun­to anche pae­si dell’estero.

Dopo la pri­ma guer­ra mon­di­ale la pro­duzione dimin­uì anche se le val­u­tazioni era­no alte, si pen­si che le uve in Lugana era­no quo­tate 100 Lire al quin­tale, men­tre altrove i vini era­no attorno a 50/60 Lire.

Anche una cam­pagna lan­ci­a­ta nel 1933 per questo vino ricer­catis­si­mo e ben paga­to, non ebbe un grande effet­to. I pri­mi apprez­z­abili risul­tati di val­oriz­zazione si ebbero nel­la Pro­pri­età Tassi­nari (che divenne Min­istro nell’epoca fascista) ed in quelle di Turli­ni, il Dott. Giac­in­to a San Francesco, poco dopo Riv­oltel­la, come pure a Colom­bare di Sirmione nelle can­tine Nodari. Un grosso impul­so e com­mer­cio veni­va però dal­la Can­ti­na Vis­con­ti sita nel cen­tro di Desen­zano, che acquis­ta­va le uve delle zona di Lugana e vinifi­ca­va per le numerose osterie, trat­to­rie di tut­to il bas­so Gar­da.

Il resto è sto­ria recente per­ché nel 1962 veni­va cos­ti­tu­ito il Con­sorzio di Tutela e nel 1967 con l’assunzione di un dis­ci­pli­nare appos­i­to veni­va asseg­na­ta la qual­i­fi­ca di Vino a denom­i­nazione d’origine con­trol­la­ta, quel­la che più breve­mente è det­ta D.O.C. La data stor­i­ca è sta­ta quel­la del 21 luglio 1967, e si deve alla com­pe­ten­za pro­fes­sion­ale, agli stu­di ed alla caparbi­età del Dr. Michele Ves­cia (allo­ra Diret­tore del Con­sorzio Vini Bres­ciani) il mer­i­to e la riconoscen­za per il rag­giung­i­men­to di tale tra­guar­do.

Ma del Lugana ne han­no bevu­to tut­ti, sia quel­li del­la varie battaglie e scor­rerie citate nelle pagine del­la Sto­ria, han­no bevu­to i brig­an­ti delle scor­rerie, i Celti e i Bar­bari che vendem­mi­a­vano con le spade ed invi­a­vano il vino nelle zone d’origine per invogliare i rimasti a trasferir­si, i Re e gli Imper­a­tori di pas­sag­gio, quel­li delle battaglie, qualche Papa e diver­si Vescovi, i Romani, i Goti, gli Ostro­goti e i ed in tem­pi moderati scrit­tori artisti, e per­son­ag­gi illus­tri in tran­si­to oppure in visi­ta al Lago.

Oggi ne bevono in pace i Garde­sani, gli Europei, i Cine­si, gli Amer­i­cani, e i Pri­ori del Gran Pri­o­ra­to del Lugana!

Nota trat­ta dal Vol­ume “Sto­ria, fat­ti, leggende”

Pri­ma pub­bli­cazione il: 2 May 2020 @ 10:00

Parole chiave: - -