Tre anni fa il sisma che sconvolse il Garda e la Valsabbia: nessuna celebrazione in programma, solo la voglia di mettersi tutto alle spalle

Le ferite del terremotoadesso fanno meno male

23/11/2007 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Mario Mattei

Cade domani il ter­zo anniver­sario del ter­re­mo­to che il 24 novem­bre 2004 mise in ginoc­chio Gar­da e Valsab­bia. Un anniver­sario che quest’anno non sarà ricorda­to con cel­e­brazioni par­ti­co­lari: è suf­fi­ciente il ricor­do del­la gente, che non può dimen­ti­care quei dram­mati­ci momen­ti. Ma adesso è venu­to il momen­to di voltare pag­i­na: lo scor­so 30 giug­no si è chiusa la fase dell’emergenza, la ricostruzione è ad uno sta­dio molto avan­za­to e tut­ti stan­no tor­nan­do a casa.IL NUMERO degli sfol­lati è sce­so ormai a 73: a giug­no era­no anco­ra 210, tre anni fa 2202. E la sen­sazione è che tut­ti pos­sano tornare a casa entro qualche mese. I comu­ni «ter­re­mo­tati» da 65 sono pas­sati a 9; Salò. il cen­tro mag­gior­mente col­pi­to, gui­da anco­ra la «clas­si­fi­ca» degli evac­uati con 25 per­sone. Ma forse è ben più impor­tante sot­to­lin­eare il dato che dà pre­cisa tes­ti­mo­nizan­za del pro­cedere di lavori: per gli edi­fi­ci pri­vati, su 2263 istru­iti, qua­si tut­ti (2142) han­no pre­so il via e 1741 sono con­clusi. Si pro­cede dunque a tut­ta forza: in tre anni, con una lim­i­ta­ta spe­sa per il per­son­ale (poco più di 700 mila euro) è sta­to fat­to tan­tis­si­mo, un lavoro che forse non viene nem­meno riconosci­u­to: il fat­to che non ci siano sta­ti (for­tu­nata­mente) vit­time e sfol­lati nei con­tein­er (come avvenu­to purtrop­po in altre par­ti d’Italia) ha forse reso l’evento, per qual­cuno, un ter­re­mo­to di «serie B». La veloc­ità nel­la ricostru­izione e le risposte delle isti­tuzioni sono state da «Cop­pa del Mon­do»: «Mi preme che questo ven­ga sot­to­lin­eato — dice il diret­tore del­la sede del­la Regione di Bres­cia, Car­lo Gia­comel­li, coor­di­na­tore tec­ni­co per l’emergenza ter­re­mo­to — dal momen­to che le energie pro­fuse sono state tante e cre­do che i risul­tati si siano visti».LA FERITA anco­ra aper­ta riguar­da le strut­ture reli­giose. Sono sta­ti 302 gli edi­fi­ci lesion­ati, 175 poi le pratiche istru­ite al 30 giug­no scor­so. Qual­cuno dunque si è «arran­gia­to», per così dire. Ma i con­ti fan­no pau­ra: il dan­no sis­mi­co è sta­to quan­tifi­ca­to in 32.6 mil­ioni di euro, i rim­bor­si per adesso si fer­mano a 24 mil­ioni e mez­zo. Ma se si con­sid­er­a­no tut­ti i prog­et­ti di riqual­i­fi­cazione che inter­esser­an­no par­roc­chie, ora­tori, canon­iche e altri edi­fi­ci di cul­to (molti dei quali ormai datati, e per i quali sem­bra logi­co inter­venire subito anche per questo tipo di oper­azioni) il con­to sale a 53,8 mil­ioni. Un gap di più di ven­ti mil­ioni, per il quale è sta­ta fat­ta una richi­es­ta al Min­is­tero dei beni cul­tur­ali. Per adesso in questo sen­so si attende anco­ra una rispos­ta, anche se dall’otto per mille sono già arrivati con­tribu­ti per la chiesa di Mus­co­l­ine e Idro. Ai sac­er­doti non res­ta che rim­boc­car­si le maniche, facen­do affi­da­men­to anche alla gen­erosità dei par­roc­chi­ani. Entro tre anni comunque si sti­ma che tut­ti i cantieri pos­sano essere chiusi. 80 i cantieri aper­ti, 16 quel­li dove l’intervento è sta­to terminato.DOMANI A SALÒ intan­to alle 9 è orga­niz­za­to il con­veg­no «Dopo ter­re­mo­to, fra esi­gen­ze di tutela e req­ui­si­ti di sicurez­za»; saran­no pre­sen­ti, tra gli altri, il com­mis­sario stra­or­di­nario per l’emergenza Mas­si­mo Busce­mi e il Prefet­to di Bres­cia Francesco Pao­lo Tronca.