La giunta vorrebbe acquistare l'ex colonia e la delibera «popolare» è uno stimolo in più dopo dieci anni di attesa. La cessione ai privati non piace: riprende la trattativa con Dellai

Miralago, il Comune è pronto a rilanciare

08/11/2002 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Riva del Garda

La Mirala­go divenne pro­pri­età del­la provin­cia di Tren­to nel ’93, quan­do Bolzano accettò di cedere la sua porzione del­la colo­nia fin’al­lo­ra uti­liz­za­ta per accogliervi bam­bi­ni in dif­fi­coltà. Sono così qua­si dieci anni che il comune di Riva insegue la sper­an­za di incam­er­ar­la. Un per­cor­so seg­na­to da un pac­co di ordi­ni del giorno e delibere del con­siglio comu­nale e di cor­rispon­den­za fra Clau­dio Moli­nari e Cesare Mal­ossi­ni, i sin­daci che si sono suc­ce­du­ti a palaz­zo Pre­to­rio, coi pres­i­den­ti del­la giun­ta provin­ciale, Andreot­ti pri­ma e Del­lai negli anni più recen­ti. Il prob­le­ma d’u­na des­ti­nazione del­l’im­mo­bile si pone per la pri­ma vol­ta in sede di elab­o­razione del prg rivano quan­do la chiusura dei repar­ti ospedalieri di largo Invi­o­la­ta con­seguente alla costruzione del monobloc­co arcense, lib­era per final­ità socio-assis­ten­ziali il com­p­lesso inau­gu­ra­to nel 1902. Sono tre padiglioni, pron­to soc­cor­so, oste­tri­cia e pron­to soc­cor­so, più la palazz­i­na ex dis­pen­sario, più che suf­fi­ci­en­ti per tut­ti i servizi assi­cu­rati ancor oggi all’ex Mirala­go. Sis­tem­ato il des­ti­no del vec­chio ospedale trasfer­en­dovi le attiv­ità svolte alla Mirala­go, resta­va da trovare una des­ti­nazione per la colo­nia. La pri­ma pro­pos­ta, sca­tu­ri­ta dal­l’ev­i­dente oppor­tu­nità di assi­cu­rare alla fruibil­ità pub­bli­ca l’in­tera fas­cia fra viale Rovere­to ed il lago dal cen­tro cit­tadi­no fino al du Lac, è quel­la d’un ingres­so del­la Provin­cia nel­la Lido di Riva spa, medi­ante il con­fer­i­men­to all’im­mo­bil­iare del comune del­l’in­tero com­p­lesso Mirala­go. L’idea, pur defini­ta a Tren­to inter­es­sante e sostenu­ta dal con­siglio comu­nale anco­ra nel ’99, non ha segui­to. Il con­siglio comu­nale, nel feb­braio ’96, appro­va all’u­na­nim­ità una mozione in cui, aus­pi­ca­ta acqui­sizione e val­oriz­zazione, ne con­figu­ra un gener­i­co uti­liz­zo a «fini tur­is­ti­ci e cul­tur­ali». Fav­ole, nel­la pri­ma stesura del prg, taglia la tes­ta al toro: piscine e strut­ture sportive nel par­co reso pub­bli­co ma abbat­ti­men­to sen­za ricostruzione degli immo­bili (l’asses­sore del­l’e­poca, Pao­la Vici­ni Con­ci, non gradisce: ed ester­na per iscrit­to al comune le ris­erve del pro­pri­etario nei con­fron­ti del­la prospet­ta­ta dis­truzione). Nel ’99, det­tan­do le linee gui­da alla Lido di Riva spa, il con­siglio rib­adisce l’in­ter­esse all’ac­qui­sizione. La Corte dei con­ti nel 2000 seg­nala uno spre­co di risorse, nel­l’u­ti­liz­zo del pat­ri­mo­nio. L’ul­ti­mo invi­to di Mal­ossi­ni a Grisen­ti ed ai sin­daci del C9 per una val­u­tazione sul futuro del­la colo­nia è del­l’ot­to­bre 2002, appe­na avu­ta con­fer­ma che il nuo­vo prg riv­is­to e cor­ret­to da Flaim, rib­al­ta la pro­pos­ta Fav­ole e prevede il man­ten­i­men­to degli edi­fi­ci. Pochi giorni dopo il pres­i­dente Del­lai annun­cia che la Mirala­go è in ven­di­ta. Sin­da­co e giun­ta riman­gono favorevoli all’ac­qui­sizione, sul­la lin­ea det­ta­ta e con­fer­ma­ta dal con­siglio comu­nale, anche se san­no benis­si­mo di non avere i sol­di per pagar­ne, come potrebbe fare un pri­va­to, l’ac­quis­to. E nem­meno la bar­ca di mil­iar­di nec­es­sari per la ristrut­turazione. Ma san­no anche di avere comunque un’al­tra car­ta da gio­care, quel­la del piano attua­ti­vo che qualunque pro­pri­etario — pub­bli­co o pri­va­to che sia — è tenu­to a sot­to­scri­vere col comune per ogni tipo di inter­ven­to prog­et­ta­to sul­la fas­cia lago. La regia sul­l’u­ti­liz­zo del bene rimane comunque in mano pub­bli­ca. Su queste basi s’an­nun­cia un rilan­cio del­la trat­ta­ti­va con Dellai.