Nati due Saki dalla faccia bianca fratelli di padre: compiono un mese e inizia l’arrampicata

01/07/2021 in Attualità
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Di Redazione

Han­no due giorni di dif­feren­za ma uno dei due, quan­do si tro­va a por­ta­ta di un ramo adat­to, già ten­ta di sgan­cia­r­si dal dor­so del­la mam­ma per cimen­ta­r­si in un’instabile arrampi­ca­ta. Aggrap­pa­to inerme tra le fronde però, con un bagaglio di espe­rien­za che com­pie oggi il mese di vita, il pic­co­lo saki dal­la fac­cia bian­ca perde presto sicurez­za e si las­cia trarre in sal­vo dal­la mam­ma sem­pre aller­ta. Nati al di Bus­solen­go il 27 e il 29 mag­gio scor­so, i due pic­coli di scim­mia sudamer­i­cana sono fratel­li di padre, uni­co mas­chio del grup­po, ma figli di due mamme diverse. Dif­fi­cile sta­bilire il ses­so anche se un pri­mo indizio li indi­ca entram­bi maschi: le folte chiome del loro repar­to e la vita arbori­co­la che con­ducono li nascon­dono spes­so ad una vista ester­na ma allo staff viene però in aiu­to una carat­ter­is­ti­ca uni­ca di ques­ta specie. Già in questo pri­mo mese di vita, nei due inizia a intraved­er­si l’inconfondibile maschera bian­ca sul volto pre­sente nei maschi e assente nelle fem­mine, che si com­pleterà del tut­to al rag­giung­i­men­to del­la matu­rità sessuale.
“I due pic­coli — spie­ga Cate­ri­na Spiezio, respon­s­abile del set­tore ricer­ca e con­ser­vazione del Par­co Natu­ra Viva – in questi giorni si stan­no spo­stan­do dal ven­tre del­la mam­ma alla sua schiena, dal­la quale sarà per loro più facile esplo­rare l’ambiente cir­costante sem­pre restando in sicurez­za. Saran­no anco­ra com­ple­ta­mente dipen­den­ti dalle mamme fino ai 5 mesi di vita ma con­tin­uer­an­no ad essere accu­d­i­ti finché non sapran­no badare com­ple­ta­mente a loro stes­si”. Orig­i­nario del Brasile e di alcune aree del Venezuela, il saki fac­cia bian­ca vive nelle foreste plu­vi­ali nelle quali predilige l’ab­bon­dan­za di alberi da frut­to e fonti d’acqua. Sep­pure sia dif­fusa in un’areale piut­tosto ampio, se non viene rego­la­men­ta­to il pre­lie­vo di indi­vidui final­iz­za­to per lo più al com­mer­cio di esem­plari, la specie diver­rà minac­cia­ta sec­on­do la clas­si­fi­cazione dell’Unione Inter­nazionale per la Con­ser­vazione del­la Natu­ra (IUCN).
“Per questo — con­clude Spiezio — tut­ti i nos­tri indi­vidui sono inser­i­ti nel Pro­gram­ma per le Specie Minac­ciate (EEP) dell’Associazione Euro­pea Zoo e Acquari (EAZA) e il nos­tro obi­et­ti­vo, per loro come per tut­ti gli altri, è di man­tenere vivo un pat­ri­mo­nio geneti­co che la ses­ta estinzione di mas­sa delle specie ani­mali sta met­ten­do a ris­chio in natura”.

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