Ieri il primo sciopero contro i tagli della Finanziaria: già lasciati a casa 19 stagionali, ma il peggio deve arrivare. I posti a rischio sono 50. E con le corse soppresse caleranno i ricavi

Navigarda, scenari di crisi

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Di Luca Delpozzo
Valentino Rodolfi

Sul Gar­da i pesca­tori di una vol­ta dice­vano che «la cares­tia la ve ’n bar­ca». I tagli del­la legge finanziaria, invece, las­ciano fer­mi i bat­tel­li (già sop­pres­so un ter­zo delle corse), a ter­ra i mari­nai, dis­oc­cu­pati gli sta­gion­ali che aspet­ta­vano pri­mav­era per il pos­to in rego­la: già 19 quel­li «non con­fer­mati» in mar­zo, ma a «bal­lare» sono in tut­to cir­ca 50 posti. Sce­nari da «cares­tia» si aprono per il futuro stes­so del­la , i cui lavo­ra­tori, ieri, han­no sci­op­er­a­to per 4 ore. Forse il pri­mo di una lun­ga serie di scioperi, speran­do che il Gov­er­no ritorni sulle pro­prie deci­sioni. I numeri per ora sono spi­etati: la Finanziaria ha ridot­to i trasfer­i­men­ti cor­ren­ti dal­lo Sta­to del 30% per la ges­tione gov­er­na­ti­va laghi (ammon­ta a 8 mil­ioni di euro il taglio, da spal­mare sui tre laghi di Gar­da, di Como e Mag­giore). Sul Gar­da, a con­ti fat­ti, sono a ris­chio non solo i 19 posti sta­gion­ali già tagliati, non solo i 45–50 ruoli per cui man­cano i sol­di (posti sta­gion­ali, ma su cui le famiglie, come ogni anno, con­ta­vano). A ris­chio c’è l’intera prospet­ti­va di un’«azienda» che fun­zion­a­va bene, che fa indot­to per l’economia tur­is­ti­ca, che toglie traf­fi­co dalle strade, che è strate­gi­ca per il sis­tema-lago. «Mar­zo ha già vis­to la sop­pres­sione di sei grup­pi di corse, la man­ca­ta con­fer­ma di 15 lavo­ra­tori e la man­ca­ta atti­vazione di 4 assun­to­rie. Ma non bas­ta — dicono i lavo­ra­tori attra­ver­so la loro Rsu -: quest’anno mancher­an­no i sol­di per tut­ti gli sta­gion­ali di cui era pre­vista l’assunzione, 45–50 posti. Chi li sos­ti­tuirà? Il cameriere ann­oderà le cime? Il motorista stac­cherà i bigli­et­ti? Ma il peg­gio è che anche las­cia­re a casa queste per­sone non basterà per com­pen­sare i man­cati trasfer­i­men­ti, due o tre mil­ioni di euro: nes­suno sa su che cos’altro bisogn­erà tagliare, oltre al per­son­ale». Inoltre, come piove sem­pre sul bag­na­to, taglio chia­ma taglio. La can­cel­lazione di cir­ca un ter­zo delle corse (6 grup­pi di corse, per ora) com­porterà anche un calo degli introiti dal­la man­ca­ta ven­di­ta di bigli­et­ti, innes­can­do la spi­rale di una crisi che nes­suno cre­de­va pos­si­bile fino a pochi mesi fa. «Quel­la di tagliare i fon­di alla è una scelta per­dente, reces­si­va, sceller­a­ta sot­to tut­ti i pun­ti di vista — dicono i sin­da­cati -. Pen­sate solo all’impatto ambi­en­tale e a quel­lo sull’indotto tur­is­ti­co: l’anno scor­so abbi­amo trasporta­to 2 mil­ioni e due­cen­tomi­la passeg­geri in sei mesi. Tagliare di un ter­zo le corse vuole dire che un ter­zo dei passeg­geri, 700 mila per­sone, quest’anno avran­no due scelte: spostar­si tra i pae­si riv­ieraschi in auto­mo­bile, inquinan­do e aggra­van­do la situ­azione del traf­fi­co, o non spostar­si affat­to, con effet­ti depres­sivi anche per il com­par­to tur­is­ti­co com­mer­ciale di questi pae­si». La situ­azione è grave, gli sce­nari pre­oc­cu­pan­ti: i lavo­ra­tori chiedono la sol­i­da­ri­età e la mobil­i­tazione delle isti­tuzioni locali, per­chè c’è anco­ra tem­po per rime­di­are. L’orario corse in vig­ore è pre­vis­to fino al 31 mar­zo. Quel­lo dal 1° aprile in poi è anco­ra da decidere: si spera in un ripen­sa­men­to da parte del Gov­er­no. I sin­da­cati Filt Cgil, Fit Cisl e Uil Trasporti fan­no il pun­to del­la situ­azione: «Abbi­amo scrit­to, in feb­braio, ai min­istri Lunar­di e Tremon­ti, pro­po­nen­do tre pos­si­bili soluzioni: un decre­to legge cor­ret­ti­vo per rifi­nanziare gli 8 mil­ioni tagliati; l’esenzione dalle accise sug­li olii min­er­ali per ridurre le spese; una cir­co­lare min­is­te­ri­ale che autor­izzi la Ges­tione a garan­tire un servizio uguale a quel­lo dell’anno prece­dente: in sostan­za, si autor­izzerebbe una spe­sa che ver­rebbe in segui­to rip­i­ana­ta. Per ora nes­suna rispos­ta, nem­meno da parte delle Regioni: solo la Provin­cia autono­ma di Tren­to ha pre­so car­ta e pen­na». Per ora sin­da­cati e Direzione mar­ciano uni­ti sul­la stra­da delle pres­sioni sul Gov­er­no. «Spe­ri­amo fun­zioni: noi di ristrut­turazione non vogliamo nem­meno sen­tir par­lare. Fare­mo altri scioperi, anche di 24 ore, e una man­i­fes­tazione a sot­to al Pirellone. Non c’è tem­po da perdere».

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