Il presidente Mosele: «Una struttura necessaria per garantire il sostegno a un’attività tipica dell’economia sul Garda»

Pesci a rischio estinzionesalvati dalla Provincia

28/02/2008 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

L’incubatoio di Bar­dolino del­la Provin­cia pun­ta tut­to sul ripopo­la­men­to itti­co «doc». In questo momen­to la strut­tura sta lavo­ran­do per immet­tere nel lago di Gar­da il ricer­ca­to lavarel­lo (o core­gone) e il luc­cio; ma sta anche svilup­pan­do la pro­duzione del pre­gia­to , del­la tro­ta lacus­tre; oltre ad alborel­la e cavedano, tut­ti pesci sem­pre più rari e a ris­chio d’estinzione. Per oper­are sci­en­tifi­ca­mente si sta sem­pre più inten­si­f­i­can­do il rap­por­to di col­lab­o­razione stret­to da tem­po con l’Istituto agrario di San Michele all’Adige di Tren­to, spe­cial­ista in acqua­cul­tura e itti­olo­gia. Inoltre è sta­ta siglata una con­ven­zione con la «Coop­er­a­ti­va fra pesca­tori Gar­da» che col­la­bor­erà nel­la ges­tione dell’incubatoio, per anni segui­to solo dal­la polizia provin­ciale. Com­in­cia, dunque, un impor­tante lavoro eco­logi­co-ambi­en­tale con ricadute anche economiche.«L’incubatoio di Bar­dolino è uno dei van­ti delle strut­ture provin­ciali», ricor­da il pres­i­dente del­la Provin­cia, Elio Mose­le, che lo ha vis­i­ta­to con l’assessore all’ecologia e alle politiche fau­nis­tiche Luca Colet­to, il diri­gente Fer­di­nan­do Cos­sio e Ivano Con­for­ti­ni, biol­o­go respon­s­abile del Servizio cac­cia e pesca. «Ques­ta strut­tura pro­duce specie ittiche solo per il lago di Gar­da, dan­do così un vali­do sup­por­to alla pesca, attiv­ità eco­nom­i­ca che sta atti­ran­do anche gio­vani leve», nota Mosele.«La Coop­er­a­ti­va dei pesca­tori di Gar­da, inoltre, si occu­pa anche di lavo­razione del pesca­to, con uno sta­bil­i­men­to e un pun­to ven­di­ta. L’attività itti­ca sul lago è dunque in cresci­ta e la Provin­cia intende fare del suo meglio per sostenerla».Per ottenere risul­tati sem­pre più sod­dis­facen­ti è fon­da­men­tale col­lab­o­rare: «Ser­vono almeno quat­tro ore di lavoro al giorno per man­tenere effi­ciente l’incubatoio, oper­azioni fino­ra svolte esclu­si­va­mente dal­la polizia provin­ciale», spie­ga Mose­le. «Abbi­amo così siglato una con­ven­zione che affi­da alla coop­er­a­ti­va fun­zioni di sup­por­to nel­la gestione».Confortini pre­cisa cosa si sta facen­do per la ripro­duzione: «Il lavarel­lo (o core­gone), la specie di mag­giore inter­esse nel lago di Gar­da, sarà immes­so tra la fine di feb­braio e l’inizio di mar­zo», spie­ga. «L’obiettivo è di appli­car­si anche sul­la sper­i­men­tazione e la pro­duzione del car­pi­one, un vero endemis­mo bena­cense dato che in tut­to il mon­do è pre­sente solo sul Gar­da, e del­la tro­ta lacus­tre», pre­cisa. «Come per altre specie, per l’approvvigionamento delle uova, ci avvar­remo di pesca­tori pro­fes­sion­isti da noi autor­iz­za­ti, in dero­ga al divi­eto di cat­tura lega­to ad alcu­ni peri­o­di. Già l’anno scor­so», ricor­da, «abbi­amo atti­va­to una con­ven­zione con le Province di Bres­cia e autono­ma di Tren­to che ha lo scopo di sal­va­guardare e incre­mentare la tro­ta lacus­tre con inizia­tive con­cer­tate. Da uova for­nite da ripro­dut­tori, cat­turate con l’elettro-stimolatore nel Sar­ca, abbi­amo prodot­to e poi immes­so nel lago alcune migli­a­ia di trotelle lacustri».Solo la tec­ni­ca delle fecon­dazione arti­fi­ciale potrà garan­tire la soprav­viven­za di queste specie dall’estinzione: “Nell’incubatoio si pro­dur­rà cioè mate­ri­ale di qual­ità par­tendo da uova e sper­ma rica­vati dai ripro­dut­tori da pesci cat­turati nel lago gra­zie a pesca­tori pro­fes­sion­isti. Eviter­e­mo così di acquistare esem­plari per il ripopo­la­men­to ed avre­mo pesce prove­niente pro­prio dal baci­no del Garda”.E l’arborella? “Dovre­mo prevedere una più pre­cisa rego­la­men­tazione del­la pesca e inter­ven­ti speci­fi­ci medi­ante la mes­sa in posa di ‘let­ti di fre­ga’ cos­ti­tu­iti da ghi­a­ia puli­ta ove questi pesci potran­no deporre le loro uova”.

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