Verso il 1860 il podestà Prospero Marchetti appaltò a Giacomo Danielli il servizio di illuminazione pubblica arcense

Quando c’è la luna piena, le lanterne restano spente

04/12/2002 in Storia
Di Luca Delpozzo
Arco

Il pri­mo dei due Mar­che­t­ti di nome Pros­pero, quel­lo cui è inti­to­la­to il rifu­gio sul­lo Sti­vo, s’im­peg­nò nel­la sec­on­da metà del­l’Ot­to­cen­to per pro­muo­vere migliori con­dizioni di vita per la col­let­tiv­ità: fece costru­ire la ros­ta lun­go il Sar­ca al pra­to del­la Fame, mandò il medico con­dot­to a ver­i­fi­care le con­dizioni igien­iche nelle case dei con­ta­di­ni, det­tò rego­la­men­ti per i banchet­ti di ven­di­ta al mer­ca­to (esclu­den­do quel­li che esponevano frut­ta mal­matu­ra o comunque imman­gia­bile). Romano Tur­ri­ni, rac­con­ta anche, nel vol­ume ded­i­ca­to ai set­tan­t’an­ni del­la Sat arcense, del­la sua ordi­nan­za sul­la pub­bli­ca illu­mi­nazione. Nelle vie di Arco c’er­a­no 35 lanterne ad olio, a stop­pino doppio. Pros­pero Mar­che­t­ti s’ac­cordò con Gia­co­mo Daniel­li per la loro quo­tid­i­ana accen­sione, sec­on­do un cer­i­mo­ni­ale accu­ratis­si­mo. Daniel­li dove­va accen­der­le tutte le sere tranne quelle com­p­rese fra il pri­mo quar­to e la luna piena, quan­do si pote­va risparmi­are vis­to che a can­cel­lare il buio pesto ci pen­sa­va il Padreter­no. Ma non bas­ta: nelle due sere suc­ces­sive al ple­nilu­nio lo speg­n­i­men­to delle lanterne pote­va essere antic­i­pa­to al momen­to in cui sorge­va la luna; men­tre nelle gior­nate vicine al pri­mo quar­to era suf­fi­ciente che l’ac­cen­sione avvenisse dal momen­to in cui la luna, ulti­ma­to il suo cor­so nel cielo, spari­va dietro il Tofi­no. Se qualche lanter­na fos­se sta­ta trova­ta spen­ta quan­do dove­va essere in fun­zione, oppure se avesse «tra­manda­to lan­gui­do lume», era pre­vista una trat­tenu­ta di 20 carentani sul com­pen­so del­l’ap­pal­ta­tore. Tut­to questo sig­nifi­ca almeno due cose: conosce­vano qua­si come astrono­mi le fasi lunari, con gli orari rel­a­tivi e dif­fer­en­ti in cui l’as­tro scol­li­na da est ad inon­dare di luce la Busa; ed il bene pub­bli­co com­pren­de­va anche il risparmio d’un cuc­chi­aio d’o­lio, da non con­sumare quand’era pos­si­bile arran­gia­r­si diver­sa­mente. Oggi accade il con­trario: il con­sumo not­turno di ener­gia elet­tri­ca è pro­mozion­a­to dal­l’Enel che non può diminuire la pro­duzione nem­meno quan­do non sa che farsene del prodot­to.