L’imprenditore ospite sul Benaco

Rana: «La qualità segreto del successo»

19/02/2005 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
se.za.

«Io sono lega­to a Salò — dice -. Ven­go sem­pre all’ho­tel Du Park, dove mi fan­no calare di qualche chi­lo, e che dispone di abili mas­sag­giatri­ci. Poi fac­cio lunghe passeg­giate sul lun­go­la­go». Chiam­a­to a par­lare nel salone del­la Domus, a fian­co del Duo­mo di Salò, il re dei tortelli­ni, che por­ta sulle tav­ole di tut­to il mon­do gnoc­chi, ravi­o­li, tagli­atelle, pap­pardelle e tante altre spe­cial­ità, viag­gia a ruo­ta lib­era. Par­la del­la sua vita, di quan­do (bam­bi­no) com­in­ciò nel pan­i­fi­cio di famiglia. Nel 1961, in un pic­co­lo lab­o­ra­to­rio a San Gio­van­ni Lupa­to­to, iniz­iò a pro­durre tortelli­ni, aiu­ta­to da una deci­na di donne. Il giovedì prepar­a­va il rip­ieno, il ven­erdì e il saba­to li con­fezion­a­va, la domeni­ca li dis­tribui­va. Nel ’65 arruolò la sorel­la e quat­tro ami­ci: a cias­cuno asseg­nò zone geogra­fiche ben pre­cise (Vicen­za, Pado­va, Rovi­go). Nel ’68 intro­dusse la pri­ma macchi­na. La pro­duzione passò da 50–60 chili alla set­ti­mana a 10 Kg. all’o­ra. Ulti­ma­mente il grup­po, che in Italia ha spaz­za­to via le multi­nazion­ali, ha con­quis­ta­to pure Fran­cia e Spagna, diven­tan­do leader europeo nel cam­po del­la pas­ta fres­ca. «Adesso uti­lizzi­amo 120 forme di for­mag­gio grana, 400 pro­sciut­ti e 100 quin­tali di ricot­ta al giorno — pros­egue Rana -. Cifre notevoli. E abbi­amo un indice di noto­ri­età pari al 95%. Il Papa ci supera, col 100%. Il salto di qual­ità lo abbi­amo fat­to negli anni ’90, con l’inserimento nell’azienda di man­ag­er qual­i­fi­cati, l’allargamento del­la rete dis­trib­u­ti­va, la stip­u­la di con­trat­ti con la grande dis­tribuzione e, soprat­tut­to, con le cam­pagne pub­blic­i­tarie. Io stes­so sono diven­ta­to tes­ti­mo­ni­al, a fian­co di…Marylin Mon­roe o Humprey Bog­a­rt. I nos­tri spot sono sta­ti pre­miati persi­no negli Sta­ti Uni­ti. Devo ringraziare Sil­vio Berlus­coni che, agli inizi dell’avventura di Canale 5 (non trasmet­te­va anco­ra in simul­tanea sull’intero ter­ri­to­rio nazionale), mi ha dato la pos­si­bil­ità di fare pub­blic­ità sul­la sua rete, con mezzi finanziari lim­i­tati. Allo­ra non ave­vo i quat­tri­ni per com­par­ire alla Rai». Gio­van­ni par­la delle risorse umane, e dei figli che nel­la sua azien­da suben­tra­no ai gen­i­tori. Dopo un accen­no a Gino Luc­chi­ni («l’accordo con i rus­si non me lo aspet­ta­vo, ma può suc­cedere»), alla dif­fi­coltà nei ricam­bi gen­er­azion­ali e alla legge Tremon­ti, che ha favorito la costruzione di un gran numero di capan­noni («sono tut­ti in ven­di­ta, sarebbe sta­to meglio inve­stire sug­li impianti mec­ca­ni­ci e sul­la inno­vazione tec­no­log­i­ca»), Rana nega decisa­mente l’intenzione di vol­er entrare nel mon­do del­la finan­za. «Qualche indus­tri­ale lo ha fat­to, ed è fini­to male — sostiene -. D’accordo con mio figlio Gian Luca, io pun­to sem­pre a miglio­rare la qual­ità del prodot­to, per­chè ricer­ca, svilup­po e fan­ta­sia sono le armi per mis­urar­ci sul mer­ca­to. Comunque non inten­di­amo uscire dal nos­tro set­tore. A Verona abbi­amo ril­e­va­to il ris­torante Tre Coro­ne, in piaz­za Bra. La cuo­ca fa la pas­ta tortel­li al momen­to, e tira le fet­tuc­cine col mattarel­lo. Suc­ces­so strepi­toso. Aprire­mo anche a Lon­dra. In Fran­cia, con la cate­na Cas­inò, abbi­amo già inizia­to a pro­porre piat­ti di tortelli­ni fumante al prez­zo di sei, sette euro. Le isti­tuzioni dovreb­bero dar­ci una mano: in defin­i­ti­va noi fac­ciamo pub­blic­ità all’estero, esportan­do il made in Italy».

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