Inaugurazione dei restaurial Frassino, che hanno richiesto circa due anni e somme ingenti. Interventi in vista del 500° anniversario dell’apparizione,

Risorge l’arte del Santuario

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Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

Gli affres­chi del­la fac­cia­ta d’ingresso e dei chiostri del San­tu­ario del Frassi­no di Peschiera sono tor­nati a splen­dere ritrovan­do i col­ori e le atmos­fere con cui li ave­va dip­in­ti nel 1600 Domeni­co Muttoni.Quasi due anni di lavoro, oltre a somme ingen­ti, sono servi­ti agli spe­cial­isti del­la «Frasi restau­ri» per portare a ter­mine l’intervento, coor­di­na­to e diret­to dal­la Soprint­en­den­za ai beni ambi­en­tali e pae­sag­gis­ti­ci. E ieri pomerig­gio, alle 16, il padre guardiano Pio Pran­d­i­na ha taglia­to il nas­tro inau­gu­ran­do l’importante opera i cui costi sono sta­ti sostenu­ti parte dal­la stes­sa Soprint­en­den­za e parte dalle offerte rac­colte dal­la comu­nità dei Frati Minori cus­tode del luo­go dal 1514. Un’inaugurazione cui han­no pre­so parte l’architetto Anna Fed­er­i­ca Grazi, respon­s­abile di zona del­la Soprint­en­den­za, il sin­da­co di Peschiera. e quel­lo di Lazise Ren­zo, Frances­chi­ni, oltre a numerose autorità civili e militari.«Ringrazio tut­ti col­oro che han­no con­tribuito alla real­iz­zazione di questo recu­pero: respon­s­abili e tec­ni­ci del­la Soprint­en­den­za, i restau­ra­tori, gli architet­ti Gia­co­mo De Luca e Ste­fano Frac­caroli che han­no segui­to i lavori, i miei supe­ri­ori per i per­me­s­si con­ces­si, il sin­da­co e l’amministrazione comu­nale di Peschiera e le tante per­sone che con le loro offerte ci per­me­t­ter­an­no di coprire la spe­sa resid­ua, non inclusa nel con­trib­u­to del­la Soprint­en­den­za», ha det­to fra Pio Pran­d­i­na, il quale poi si è sof­fer­ma­to sul sig­ni­fi­ca­to architet­ton­i­co e reli­gioso del chiostro conventuale.«Si trat­ta di un micro­cos­mo bib­li­co. La for­ma quadra­ta richia­mano i quat­tro fiu­mi del par­adiso ter­restre, dunque la con­dizione pri­ma del pec­ca­to umano; ma anche i quat­tro Van­geli, ovvero la reden­zione e i quat­tro pun­ti car­di­nali che sono l’universo. Il poz­zo al cen­tro del chiostro sim­bo­leg­gia invece l’uomo: dunque, questo micro­cos­mo di sto­ria e di salvez­za è un luo­go che invi­ta l’uomo a ripren­dere il suo pos­to nel gia­rdi­no del­la nuo­va creazione e a pen­sare di vivere la sua vita con il cuore».Dopo il padre guardiano è inter­venu­ta l’architetto Grazi, la quale ha sot­to­lin­eato il val­ore tec­ni­co dell’intervento ese­gui­to «sec­on­do i canoni esat­ti del restau­ro. Ovvero un lavoro che non aggiunge né toglie ma rispet­ta il più pos­si­bile ciò che c’era in orig­ine». «In effet­ti», ha pre­cisato Francesca Ambrosi, del­la Frasi restau­ri, «si è pro­ce­du­to con questo cri­te­rio. Tant’è che, quan­do si sono incon­trate delle cosid­dette “lacune”, cioè zone in cui non c’era più trac­cia del dis­eg­no sot­tostante, queste sono state per così dire las­ci­ate com’erano. È sta­to appli­ca­to soltan­to un intona­co per­al­tro, anch’esso, prepara­to sec­on­do i cri­teri dell’epoca».Nessuna scelta casuale, dunque, per il restau­ro del ciclo di affres­chi che nei due chiostri richia­mano la vita di San Francesco e di Sant’Antonio da Pado­va; men­tre quel­li all’ingresso del­la chiesa ripren­dono scene e scritte che sono un richi­amo al sig­ni­fi­ca­to e ai val­ori aut­en­ti­ci del­la vita. Ulti­mo a par­lare, il sin­da­co di Peschiera, Umber­to Chin­car­i­ni, il quale si è det­to felice del risul­ta­to ottenu­to e ha sot­to­lin­eato lo «spir­i­to di col­lab­o­razione che in questi anni ha con­trad­dis­tin­to il rap­por­to dell’amministrazione comu­nale con i frati del Frassi­no». Chin­car­i­ni ha quin­di ricorda­to le richi­este già pre­sen­tate alla Soci­età autostrade per miglio­rare la via­bil­ità pedonale e che por­ta al san­tu­ario; e ha ricorda­to ai pre­sen­ti il grande appun­ta­men­to che attende il con­ven­to nel 2010, anniver­sario che cel­e­bra i 500 anni dall’apparizione. Momen­to stori­co e reli­gioso cui il sin­da­co ha invi­ta­to «tut­ti a con­tribuire».

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