Gli scavi archeologici portano l’età della chiesetta cristiana in Mavino al 500-600 dopo Cristo. Un antico altare e scheletri umani d’altezza notevole per quei tempi

S.Pietro rivela i suoi misteri

27/01/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

L’età di San Pietro in Mavi­no, la chieset­ta che sorge sopra una col­li­na nel cen­tro anti­co di Sirmione, è anco­ra più veneran­da di quan­to fino­ra si ritene­va. In segui­to agli scavi ese­gui­ti di recente dal­la Soprint­en­den­za di Bres­cia è sta­to infat­ti por­ta­to alla luce un basa­men­to di for­ma semi­cir­co­lare, prob­a­bilmene ad uso altare, di epoca cris­tiana attorno al 500–600 d.C.; men­tre fino­ra una delle date più certe era quel­la del 765 d.C., quan­do il tem­pio venne benefi­ca­to da Cuni­mon­do di Sirmione. Ma i lavori di sondag­gio e sca­vo, pre­lim­i­nari a quel­li di restau­ro ordi­nati da tem­po dal­la par­roc­chia di San­ta Maria del­la Neve da cui dipende San Pietro in Mavi­no, stan­no ris­er­van­do sor­p­rese a non finire: oltre cinquan­ta tombe, scheletri umani, basa­men­ti e resti di un cimitero, ester­no alla chiesa, uti­liz­za­to almeno fino al 1700, dunque in epoca napoleon­i­ca. Ieri mat­ti­na, nel cor­so di un incon­tro pub­bli­co al quale han­no pre­so parte l’arch. Andrea Bre­da, del­la Soprint­en­den­za ai Beni Arche­o­logi­ci di Bres­cia, il par­ro­co mons. Eveli­no Dal Bon e gli architet­ti Cesare Feif­fer, Alber­to Crosato e Faus­to Fat­tori, sono state illus­trate le modal­ità e la qual­ità dei ritrova­men­ti, tut­ti di asso­lu­to val­ore, che get­tano nuo­va luce sulle orig­i­ni di Sirmione e sui suoi abi­tan­ti. Difat­ti non è sta­to esclu­so che il Dna di alcu­ni dei resti umani rin­venu­ti nelle tombe pos­sa essere anal­iz­za­to per scor­pirne il ses­so, l’età, il tipo di ali­men­tazione e, soprat­tut­to, se si trat­ta­va di gente del pos­to o forestiera. C’è un altro par­ti­co­lare che incu­rio­sisce: nei sar­cofa­gi sono sta­ti trovati scheletri appartenu­ti a per­sone di alta statu­ra, anche fino a 1 metro e 75. In quel tem­po, com’è noto, l’altezza media dell’uomo era ben più ridot­ta. A chi apparter­an­no? Ten­terà di dare una rispos­ta il lab­o­ra­to­rio sci­en­tifi­co pres­so il quale saran­no inviati alcu­ni fram­men­ti degli scheletri trovati. Ma vedi­amo più nel det­taglio i pri­mi risul­tati di questi sondag­gi, che han­no inter­es­sato sia la parte inter­na alla chiesa sia quel­la ester­na. Den­tro è sta­to scop­er­to un pavi­men­to di mal­ta bian­ca (mate­ri­ale povero) su cui pog­gia­va la fac­cia­ta, che si fa risalire al 1300 cir­ca. Sot­to questo pavi­men­to è sta­to ese­gui­to un sondag­gio nel­la zona del pres­bi­te­rio, da cui è affio­ra­to un altare di for­ma semi­cir­co­lare di epoca cris­tiana (500 d.C.). Attorno a questo altare, a sua vol­ta, è emer­so un pavi­men­to di coc­ciopesto, col­or rosato, che molto prob­a­bil­mente appartene­va alla chiesa orig­i­nar­ia. Sono state trovare anche trac­ce di sepol­ture. I lavori di sca­vo sono pros­e­gui­ti poi nel­la parte ester­na del­la chiesa di San Pietro in Mavi­no. L’indagine ha por­ta­to alla luce una pic­co­la area di 5 metri di ampiez­za pro­prio davan­ti alla fac­cia­ta del­la chiesa. Costru­i­ta nel 1300 rical­ca, ha det­to l’architetto Bre­da, quel­la del­la fon­dazione dell’antica chiesa. Nel­la stes­sa zona del­lo sca­vo i tec­ni­ci del­la Soprint­en­den­za han­no inoltre rin­venu­to un atrio di for­ma ret­tan­go­lare all’interno del quale sono affio­rate nove tombe, prive di ogget­ti di corre­do (come invece usa­vano i ), cop­erte da las­tre di pietra cal­carea col­or rosso verona o rives­tite da mal­ta. Al loro inter­no, come si dice­va, sono sta­ti trovati alcu­ni scheletri di notev­ole altez­za per quel tem­po. Infine l’ultima, stra­or­di­nar­ia scop­er­ta: un cimitero con cir­ca 50 tombe, alcune di epoca medievale, altre rinasci­men­tale, altre infine di epoca set­te­cen­tesca. Sec­on­do gli esper­ti sarebbe sta­to uti­liz­za­to almeno fino al 1700.

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