Illustrato il progetto sperimentale per combattere il rischio di estinzione delle alborelle. Un tempo erano il 30% del pescato, oggi sono rarissime come trote e carpioni

Salvare le aole, c’è un «piano»

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Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

C’è una flebile sper­an­za che l’alborella, il pesce più comune­mente noto come «aola», pos­sa ritornare a vivere nelle acque del Gar­da, dove un tem­po era comu­nis­si­mo e oggi è qua­si scomparso.La sper­an­za viene però da un altro lago, quel­lo di Como, dal quale è in pro­gram­ma uno stori­co trasfer­i­men­to di uova diret­ta­mente nelle nos­tre acque, più pre­cisa­mente in quelle di Limone, dove i pesca­tori locali le «nascon­der­an­no» in appo­site cas­sette, per met­ter­le al riparo dai preda­tori, ma anche dai liv­el­li «bal­leri­ni» del lago (e dunque dal ris­chio che le uova rimangano in sec­ca quan­do l’acqua si abbas­sa). Nelle cas­sette, piene di ghi­a­ia puli­ta, le uova di aola saran­no dunque pro­tette fino alla schiusa. Èun tentativo.La scelta del paese dell’alto lago quale «ulti­ma spi­ag­gia» per l’aola, pesce che fino a mez­zo sec­o­lo fa rap­p­re­sen­ta­va il 30% dell’intera popo­lazione itti­ca garde­sana, non è casuale. Le rive e le acque di quel­la zona cos­ti­tu­is­cono, infat­ti, un otti­mo habi­tat per il suo ripopolamento.L’annuncio è sta­to dato ieri nel cen­tro ittio­geni­co di Desen­zano da Gae­tano Gen­tili, itti­ol­o­go del­la Provin­cia, alla pre­sen­za dell’assessore Alessan­dro Sala e del­la quin­ta com­mis­sione provin­ciale, di ammin­is­tra­tori locali tra cui l’assessore desen­zanese Sil­via Colasanti.L’esperto ha anche aggiun­to che «i mag­giori sforzi dell’amministrazione e del set­tore sono con­cen­trati sul core­gone, sul e sul­la tro­ta lacus­tre». Per esem­pio, il car­pi­one, pesce che vive solo nelle acque del Gar­da, sta conoscen­do un buon momen­to: quest’anno, sono state rac­colte a Gargnano 10.500 uova per la ripro­duzione in incu­ba­toio. Di boom, invece, si deve par­lare per il core­gone per­ché, rispet­to all’iniziale pro­gram­ma di rac­cogliere almeno 70 mil­ioni di uova, alla fine ne sono state deposte negli incu­ba­toi di Mari­na del Vò oltre 77 mil­ioni. Mai come quest’anno è sta­to por­ta­to un numero tan­to ele­va­to di uova. La stes­sa capac­ità ricetti­va dell’impianto di Desen­zano è sta­ta mes­so in crisi: alle 320 cam­pane, ricor­da in propos­i­to Gian Fran­co Bon­at­ti, respon­s­abile del cen­tro, si sono aggiun­ti nove embri­on­a­tori per rac­cogliere 21 mil­ioni di uova.Nel suo inter­ven­to, Gen­tili ha anche toc­ca­to il dolente tas­to del­la qual­ità delle acque del lago che, mal­gra­do l’aumento dei nutri­en­ti e del mate­ri­ale inquinante che ci van­no a finire den­tro, res­ta tut­to som­ma­to al di sopra del­la soglia di pericolo.Alcuni pesci, come il luc­cio e la già cita­ta alborel­la, sono in net­to calo o in via di estinzione ( è apop­un­to il caso dell’aola e del car­pi­one), il per­si­co in grande ripresa. I fat­tori di crit­ic­ità sono sem­pre gli stes­si: l’abbassamento dei liv­el­li del lago, l’aumento di cig­ni ed ana­tre che si cibano di uova, la scar­sità di can­neti e di ossi­ge­nazione a deter­mi­nate pro­fon­dità, l’alterazione con­tin­ua delle sponde.La fre­ga dei pesci è, per­ciò, a ris­chio. Per l’assessore provin­ciale Sala il set­tore del­la pesca garde­sana è trainante per altri, non ulti­ma l’economia tur­is­ti­ca. Dei qua­si 100 pesca­tori pro­fes­sion­isti dell’intera provin­cia, 54 sono sul Gar­da, ai quali si aggiunge un «eserci­to» di pescas­portivi (qua­si 34 mila), che eserci­tano l’attività su 27 mila ettari di acque interne bres­ciane, di cui 24.800 sono lacustri.

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