Quei cattivi progetti sparsi tra Garda e Valtenesi»

Si distrugge la memoria alterando i borghi antichi

26/06/2004 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Attilio Mazza

La memo­ria stor­i­ca si dis­trugge anche alteran­do in modo vol­gare e irrepara­bile antichi borghi. Una passeg­gia­ta nei cen­tri stori­ci di alcu­ni nos­tri pic­coli pae­si offre l’op­por­tu­nità di con­statare lo scem­pio com­pi­u­to in pochi decen­ni dove esiste­vano bor­gate incan­tate, non meno sug­ges­tive di quelle ben con­ser­vate del­l’Um­bria o del­la Toscana. Così, ad esem­pio, in Valte­n­e­si, ma anche un po’ ovunque sulle sponde del Gar­da e nel­l’en­troter­ra (nelle frazioni di Roé Vol­ciano, ad esem­pio), e pure in Fran­ci­a­cor­ta e altrove. Com­mit­ten­ti, prog­et­tisti, e soprat­tut­to ammin­is­tra­tori comu­nali, non han­no ritenu­to impor­tante, o non han­no com­pre­so, la neces­sità di con­ser­vare le armo­niose e carat­ter­is­tiche architet­ture, purtrop­po irripetibili, dei sec­oli pas­sati, pat­ri­mo­nio non solo stori­co. Era­no nate dal­la spon­taneità del vivere con­tadi­no, non cer­to attuale. Pote­vano, tut­tavia, essere adat­tate alle esi­gen­ze mod­erne con un po’ di buon gus­to, come in qualche caso raro è avvenu­to. Nelle poche local­ità in cui i borghi sono sta­ti sapi­en­te­mente restau­rati, si res­pi­ra un’aria di armo­nia, ci si sente a con­tat­to con il pas­sato e a pro­prio agio per­ché rispon­dono ad esi­gen­ze psi­co­logiche pro­fonde. Men­tre, al con­trario, ci si sente spae­sati dove le antiche o vec­chie abitazioni sono state sfre­giate. Anco­ra oggi, nel ter­zo mil­len­nio, si con­tin­ua l’opera dis­trut­ti­va con l’u­so impro­prio del cemen­to, con aggiunte dis­ar­moniche di cuba­ture, con ter­razze, con por­ti­cati e con altro, alteran­do irrepara­bil­mente edi­fi­ci armo­niosi; tut­ti inter­ven­ti vio­len­ti che colpis­cono come una feri­ta. Quan­to è accadu­to non si può imputare a prob­le­mi di costi. Sono venu­ti a man­care, nei prog­et­tisti (geometri, architet­ti, ingeg­neri), il rispet­to per l’am­bi­ente e la sen­si­bil­ità per l’ar­mo­nia, o meglio, nel­la definizione del filoso­fo statu­nitense James Hill­man, la capac­ità di com­pren­dere “L’an­i­ma dei luoghi”, tito­lo anche del libro (da poco edi­to da Riz­zoli), frut­to del­la con­ver­sazione con l’ar­chitet­to Car­lo Trup­pi, pro­fes­sore ordi­nario di Cul­tura tec­no­log­i­ca del­la prog­et­tazione pres­so la facoltà di Architet­tura di Cata­nia. Un prob­le­ma d’in­te­ri­or­ità, quin­di. Non a caso nel­l’ul­ti­mo mez­zo sec­o­lo non è sta­ta prob­a­bil­mente costru­i­ta ? almeno da quan­to per­sonal­mente con­stata­to ? una sola chiesa che infon­da la spir­i­tu­al­ità di un edi­fi­cio sacro roman­i­co, o goti­co, o di epoche suc­ces­sive. Sono sorte chiese fred­de come il cemen­to, “inte­ri­or­mente vuote” in cui il rac­cogli­men­to è dif­fi­cile. Sem­bra quin­di da con­di­videre l’osser­vazione di Hill­man. Il cele­bre pen­satore statu­nitense affer­ma, infat­ti, che anche la cosid­det­ta grande architet­tura mod­ernista dagli anni Cinquan­ta ad oggi sta dis­truggen­do il mon­do. È un’ar­chitet­tura con­ven­zionale, qualche vol­ta bril­lante, ma pri­va di una speci­fi­ca iden­tità e che può essere col­lo­ca­ta in qual­si­asi luo­go, a Bom­bay come ad Atlantic City. Su tale onda prog­et­tuale (in ver­ità di più bas­so pre­gio qual­i­ta­ti­vo) è sta­to costru­ito anche da noi e non si è pen­sato a con­ser­vare la nos­tra ani­ma dei luoghi, quel­la dei borghi da saba­to del vil­lag­gio che oggi, soprat­tut­to nelle zone tur­is­tiche come il Gar­da, potreb­bero cos­ti­tuire una grande attrat­ti­va. Per cui ogni edi­fi­cio sor­to in epoca con­tad­i­na meri­ta di essere sal­va­guarda­to almeno nel­la sua strut­tura ester­na, super­stite tes­ti­mo­ni­an­za di una per­du­ta inte­ri­or­ità del vivere.