Dopo Torri anche il Comune ha approvato il progetto per la valorizzazione delle incisionirupestri. Rossi: «Decisiva la collaborazione dei proprietari dei terreni»

Soldi e progetti per i graffiti

11/07/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Le inci­sioni rupestri sono d’at­tual­ità. Forse per la pri­ma vol­ta si intravede un piano di val­oriz­zazione di questo pat­ri­mo­nio del trat­to set­ten­tri­onale di riv­iera garde­sana. Dopo il comune di Tor­ri, anche quel­lo di Gar­da ha approva­to il prog­et­to per la ges­tione, la manuten­zione e la riqual­i­fi­cazione delle roc­ce incise. I diec­im­i­la euro stanziati a Gar­da si aggiun­gono ai trentami­la di Tor­ri e ai seim­i­la del­la Provin­cia, ter­zo part­ner del­l’inizia­ti­va. Non sono un’enor­mità, ma per­me­t­tono di met­tere insieme una serie abbas­tan­za arti­co­la­ta di inter­ven­ti. A sco­prire le inci­sioni delle roc­ce del Monte Lup­pia, poco sopra San Vig­ilio, fu il pro­fes­sor Mario Pasot­ti, garde­sano. Era il 1964. Durante una visi­ta ai graf­fi­ti di Capodiponte, in Val­ca­mon­i­ca, ave­va avu­to un’in­tu­izione che si sarebbe riv­e­la­ta vin­cente. Le pietre incise del­la val­la­ta camu­na gli ricor­da­vano i lis­cioni di pietra levi­ga­ta dai ghi­ac­ciai del suo lago. E se dunque anche sul Gar­da gli uomi­ni avessero las­ci­a­to fig­ure scol­pite? Nel­la boscaglia sopra Bran­col­i­no si mise a pulire una pri­ma roc­cia. Subito apparvero delle inci­sioni, ma fu grande la delu­sione quan­do ci si accorse che era un bar­cone: altro che preis­to­ria, quel­la fig­u­ri­na pote­va avere al mas­si­mo un centi­naio d’an­ni. Appese ai due alberi del­la bar­ca l’ig­no­ta mano ave­va inciso una paio di scalette: in ter­mine marinaresco, si chia­mano griselle, e questo nome venne dato anche alla pietra. Ma di lì a poco, con un’ul­te­ri­ore puli­tu­ra, ecco che la pietra delle griselle svelò il pro­prio seg­re­to: un gio­co di asce, spade e guer­ri­eri del­l’età del bron­zo. E ci si rese con­to che pro­prio la vic­i­nan­za fra fig­ure del­la preis­to­ria e quelle di epoca stor­i­ca rende uniche, di val­ore asso­lu­to, le inci­sioni rupestri del Gar­da veronese: solo qui l’uo­mo ha con­tin­u­a­to a scolpire la roc­cia inin­ter­rot­ta­mente per due mil­len­ni, per­me­t­ten­do così una sor­ta di datazione delle fig­ure attra­ver­so il con­fron­to del­la pro­fon­dità dei seg­ni las­ciati las­ciati nel cal­care. Cosa impos­si­bile altrove. I graf­fi­ti del Gar­da sono dunque un pat­ri­mo­nio incred­i­bile, che altret­tan­to incred­i­bil­mente è sta­to sin qui affida­to pres­soché esclu­si­va­mente alla buona volon­tà di qualche stu­dioso, pri­mo fra tut­ti Fabio Gag­gia, pros­e­cu­tore delle ricerche di Pasot­ti, e di grup­pi di volon­tari, come il Cen­tro tur­is­ti­co gio­vanile o il del castel­lo scaligero di Tor­ri. Ora dunque c’è un sig­ni­fica­ti­vo con­trib­u­to pub­bli­co. Con i quat­tri­ni stanziati si è già real­iz­za­ta una car­ta delle passeg­giate nel­l’area delle inci­sioni. Si pulirà anche un cer­to numero di roc­ce, scelte fra le più sig­ni­fica­tive: le griselle, la pietra dei cav­a­lieri, la grande roc­cia di Crer, la Sen­gia Alta e la roc­cia dei sim­boli solari del Monte Lup­pia. È già in attuazione il posizion­a­men­to del­la seg­nalet­i­ca. Si met­ter­an­no in sicurez­za i sen­tieri. Ver­rà attua­ta una sche­datu­ra infor­ma­tiz­za­ta delle roc­ce. Si pre­dis­porran­no bacheche, audio­vi­sivi, guide. Si real­izzerà un con­veg­no sui cri­teri di tutela delle roc­ce incise e si val­orizzerà la sala delle inci­sioni rupestri del castel­lo di Tor­ri. Tut­to bene, dunque? Qua­si. Nel sen­so che pietre incise sono su suoli pri­vati. «L’aus­pi­cio — dice il vicesin­da­co di Gar­da, Gian Pao­lo Rossi — è che il comune di Tor­ri, capofi­la del prog­et­to, sap­pia coin­vol­gere atti­va­mente i due pro­pri­etari del­l’area. Sino ad ora han­no taci­ta­mente acconsen­ti­to a ren­dere fruibile l’area, ma nel momen­to in cui ci si va a prevedere un inter­ven­to più este­so, è evi­dente che sarò nec­es­sario trovare un pun­to d’in­te­sa. «Spero dunque — con­clude Rossi — che i pro­pri­etari, oppor­tu­na­mente coin­volti, con­tin­uino a dar­ci una mano, così come del resto han­no fat­to in passato».

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