Studio Araldico dello stemma di Bedizzole — La corona rovesciata

06/08/2020 in Araldica Comunale
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Di Redazione
Giacomo Danesi

All’inizio del ogni ter­ri­to­rio comu­nale o cit­tadi­no del­la nos­tra bel­la Italia, appare sem­pre un cartel­lo con il nome del­la local­ità e lo stem­ma. Dubito che molti presti­no atten­zione alla raf­fig­u­razione di quest’ultimo, ovvero alle fig­ure interne poste nel­lo scu­do che rac­con­tano la sto­ria del luo­go. Nel­lo stem­ma, oltre agli ele­men­ti interni, ci sono anche quel­li esterni allo stes­so. Essi sono la coro­na, che sovras­ta lo stem­ma, e due rami frut­tati che si trovano sot­to lo stes­so. Se si trat­ta del­lo stem­ma di una cit­tà la coro­na è tur­ri­ta, for­ma­ta da un cer­chio d’oro aper­to da otto puster­le (cinque vis­i­bili) con due cor­do­nate a muro sui mar­gi­ni, soste­nente otto tor­ri (cinque vis­i­bili), riu­nite da cor­tine di muro, il tut­to d’oro e mura­to di nero. Nel­lo stem­ma di un comune, invece, la coro­na è for­ma­ta da un cer­chio aper­to da quat­tro puster­le (tre vis­i­bili), con due cor­do­nate a muro sui mar­gi­ni, soste­nente una cin­ta, aper­ta da sedi­ci porte (nove vis­i­bili), cias­cu­na sor­mon­ta­ta da una mer­latu­ra a coda di ron­dine, il tut­to d’argento e mura­to di nero. Iden­ti­co, invece, è l’elemento dec­o­ra­ti­vo pos­to sot­to lo stem­ma, ovvero due rami, uno di quer­cia con ghi­ande e uno di alloro con bac­che, fra loro decus­sati, ovvero incro­ciati, posti sot­to la pun­ta del­lo scu­do e ann­o­dati da un nas­tro con i col­ori nazion­ali. La paro­la decusse vuole sig­nifi­care che i rami sono incro­ciati tra loro a for­ma di croce di Sant’Andrea. Ho fat­to ques­ta pre­mes­sa, asso­lu­ta­mente nec­es­saria a mio avvi­so, per pot­er iden­ti­fi­care imme­di­ata­mente se lo stem­ma pos­to sul cartel­lo si riferisce a una cit­tà o a un comune. Ma sono gli ele­men­ti interni allo scu­do che ci per­me­t­tono di rac­con­tare la sto­ria del­la local­ità. L’esempio che ora vi pro­pon­go riguar­da due comu­ni garde­sani: Lona­to del Gar­da e Bedi­z­zole. Lo stem­ma di Bedi­z­zole, che vedi­amo nell’immagine in alto, è un caso molto par­ti­co­lare. Non por­ta ele­men­ti esterni e anche la for­ma del­lo scu­do accar­toc­cia­to è asso­lu­ta­mente fuori da ogni noma vigente. All’interno del­lo scu­do, in cam­po rosso, si notano dei gigli posti sot­to una coro­na roves­ci­a­ta. Nel nume- ro di agos­to 2010 ho potu­to rac­con­tare il per­ché di ques­ta curiosità araldica, ma soprat­tut­to ho potu­to doc­u­mentare come, con­trari­a­mente a quan­to scrit­to fino a ora dagli stori­ci, lo stem­ma di Bedi­z­zole (gra­zie a un doc­u­men­to trova­to nell’archivio stori­co del comune stes­so) risal­ga almeno fino al 1430. Dunque, molto pri­ma di quan­to si pen­sasse e soprat­tut­to con moti­vazioni diverse (anco­ra da sco­prire) da come si sup­pone­va fos­se. Ora, guardan­do invece lo stem­ma del­la Cit­tà di Lona­to del Gar­da (nell’immagine accan­to), pos­si­amo affer­mare con certez­za che si trat­ta di “cit­tà” per la coro­na pos­ta sopra lo scu­do, che al suo inter­no ha tre gigli, con­ces­si da Lui­gi Xll nel 1509. Sarà mio com­pi­to doc­u­mentare prossi­ma­mente il tut­to, quan­do potrò final­mente pub­bli­care la sto­ria dei due stem­mi. Ma tor­ni­amo all’elemento inter­no sim­i­le per entram­bi gli stem­mi di Lona­to e di Bedi­z­zole: i tre gigli. “Il Giglio è in araldica il più nobile di tut­ti i fiori”, affer­ma­va con­vin­to Gio­van Bat­tista di Crol­lalan­za, meglio noto come Gio­van­ni Bat­tista Crol­lalan­za (Fer­mo 19.3.1819 – Pisa 18.3.1892), stori­co e conosci­u­to soprat­tut­to per i suoi stu­di araldici e di genealo­gia. Con la croce, e l’aquila, il giglio è una delle fig­ure prin­ci­pali e più popo­lari in araldica. Tra i suoi sig­ni­fi­cati spic­cano la sper­an­za, atte­sa del bene, il can­dore dell’animo, la purez­za, la chiara fama, ecc. Alcu­ni arald­isti, oltre che clas­si­fi­car­lo tra le fig­ure nat­u­rali, con­sid­er­a­no il giglio un sim­bo­lo mar­i­ano. Ritor­nan­do a Crol­lalan­za, è incon­testa­bile che il giglio, come sim­bo­lo, appare in epoche antichissime; addirit­tura in peri­o­do pre-araldico. Eppure il grande arald­ista Gour­don de Genouil­lac ebbe ad affer­mare che “il giglio (fleur de lis) non com­parve mai né come emble­ma, né come attrib­u­to, né come figu­ra araldica pres­so i nos­tri re del­la pri­ma e del­la sec­on­da dinas­tia, e soltan­to parec­chie gen­er­azioni dopo l’avvento dei Capetin­gi è pos­si­bile trovar­lo”. Crol­lalan­za dimostrò, con ben 45 doc­u­men­ti (mano­scrit­ti, sig­illi, pit­ture, ecc.) che il giglio face­va bel­la mostra di sé molto pri­ma. Infat­ti, molti di questi doc­u­men­ti risali­vano addirit­tura al VII sec­o­lo. Il giglio, pen­sate, è lega­to alla più anti­ca monar­chia nazionale euro­pea: il Reg­no di Fran­cia.

Pri­ma pub­bli­cazione il: 20 April 2020 @ 14:23

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