RIVELAZIONE CHOC

Sul Garda un giudice e un pentito ricostruirono le «stragi di Stato»

01/12/2002 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Oltresarca

C’è un filo che unisce la strage di piaz­za Fontana a del 12 dicem­bre 1969 con i suoi 16 mor­ti ed il cli­ma mediter­ra­neo favorev­ole alle degen­ze ospedaliere del­l’Al­to Gar­da, ed è lo strudel di pas­so San Gio­van­ni. Con ques­ta frase ad effet­to, all’ap­paren­za incred­i­bile è inizia­to l’in­ter­ven­to di ven­erdì sera del giu­dice Gui­do Salvi­ni, invi­ta­to dal­l’as­so­ci­azione Mer­cu­rio e dal­l’Ar­ci trenti­no pres­so l’au­di­to­ri­um del di Riva a par­lare delle inchi­este sulle stra­gi “di Sta­to” degli anni’70. Per spie­gare l’ar­cano bisogna fare qualche pas­so indi­etro fin ver­so la fine degli anni’60: nel 1968 scop­pia la protes­ta stu­den­tesca e l’an­no dopo il famoso autun­no cal­do. Alcu­ni appa­rati del­lo Sta­to deci­dono di rispon­dere con atti intim­ida­tori facen­do scop­pi­are delle bombe: il caos che ne pote­va seguire sarebbe sta­to l’al­i­bi per un golpe reazionario effet­ti­va­mente ten­ta­to nel 1970 da Borgh­ese e nel 1974 da Sog­no, il tut­to con il bene­plac­ito degli amer­i­cani. E’ la “strate­gia del­la ten­sione” che pas­sa per Tren­to, quan­do il 30 set­tem­bre 1967 due agen­ti del­la Polfer sono dila­niati da una bom­ba sul­l’Alpen Express. Seguirono delle vere e pro­prie stra­gi: piaz­za Fontana, la stazione di Gioia Tau­ro il 22 luglio 1970, Peteano il 31 mag­gio 1972, ques­tu­ra di Milano il 17 mag­gio 1973, piaz­za del­la Log­gia a Bres­cia il 28 mag­gio ed il treno Itali­cus il 4 agos­to 1974. Ques­ta lun­ga scia di sangue sec­on­do il giu­dice Salvi­ni non ha qua­si più nul­la di seg­re­to: le prove rac­colte sono schi­ac­cianti, così come evi­den­ti sono sta­ti i ten­ta­tivi di depistag­gio che han­no ritarda­to di almeno ven­t’an­ni la ver­ità. Salvi­ni è par­ti­to da doc­u­men­ti rin­trac­ciati nel­l’area milanese di ex mil­i­tan­ti di Avan­guardia opera­ia coin­volti nel­l’omi­cidio Ramel­li, un gio­vane di destra ucciso nel 1975. Ebbene il servizio di “con­troin­for­mazione”, come si chia­ma­va allo­ra, ave­va rac­colto mate­ri­ale deter­mi­nante per met­tere in col­lega­men­to i timers uti­liz­za­ti per la strage di piaz­za Fontana con le cel­lule neo fas­ciste di Ordine Nuo­vo del Vene­to. Ci vol­e­va però qual­cuno che par­lasse. La svol­ta arri­va da un per­son­ag­gio chi­ave di Ordine nuo­vo, Car­lo Dig­ilio, l’es­per­to di armi ed esplo­sivi che con­fezionò tutte le bombe del­la strate­gia del­la ten­sione e che fre­quen­ta­va la base amer­i­cana a Verona come agente del­la CIA. Dig­ilio è ormai un com­bat­tente stan­co che rien­tra in Italia da San­to Domin­go e che accetta di col­lab­o­rare. Ma ad un cer­to pun­to si ammala grave­mente: viene ricov­er­a­to in una clin­i­ca del­la nos­tra zona e per un anno il giu­dice Salvi­ni ed i suoi col­lab­o­ra­tori ven­gono sul Gar­da ad inter­rog­a­re profi­cua­mente il Dig­ilio ed a man­gia­re lo strudel di pas­so San Giovanni.Il quadro che ne esce è dis­ar­mante ed il pub­bli­co pre­sente non fia­ta per qua­si tre ore. Uno degli api­ci è quan­do Salvi­ni affer­ma che “la realtà ha super­a­to la fan­ta­sia”: l’I­talia degli anni’70 era vera­mente uno sta­to a sovran­ità lim­i­ta­ta, che subi­va una guer­ra strisciante che ha coin­volto pesan­te­mente gli Sta­ti Uni­ti ed alcu­ni appa­rati dei servizi seg­reti ital­iani e che si svol­ge­va su uno scac­chiere inter­nazionale com­pres­so tra due bloc­chi, est ed ovest. Tutte queste ver­ità, come ha aggiun­to l’al­tro rela­tore del­la ser­a­ta Nico­la Bion­do un esper­to di ter­ror­is­mo, non sono state scritte da stori­ci ma da inchi­este e sen­ten­ze giudiziarie e da qualche raro gior­nal­ista. Per parafrasare von Clause­witz, ora si potrebbe tran­quil­la­mente dire che “il ter­ror­is­mo è la con­tin­u­azione del­la guer­ra con altri mezzi”. Cer­to una guer­ra nascos­ta, mis­te­riosa, che non rispet­ta regole o con­fi­ni, sporca, ma pur sem­pre una guer­ra. Bion­do ha dato anche una inter­pre­tazione delle altre stra­gi, quel­la del 27 giug­no 1980 di Usti­ca (e quel­la gravis­si­ma di Bologna del 2 agos­to 1980. Queste due stra­gi si inseriscono in un quadro inter­nazionale con al cen­tro del­l’at­ten­zione le fonti ener­getiche: in sostan­za queste due non sareb­bero le ultime stra­gi fas­ciste “di Sta­to” ma le prime di una fase di glob­al­iz­zazione e quin­di get­tano un’om­bra sin­is­tra su quan­to sti­amo viven­do a par­tire dall’11 set­tem­bre del 2001. La con­clu­sione del­la ser­a­ta sarebbe amaris­si­ma: ci arri­va in soc­cor­so il sapore dolce del­lo strudel garde­sano che ha gus­ta­to il giu­dice Salvi­ni, una bra­va per­sona che ci fa ric­on­cil­iare con le regole del­la democrazia.

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