Una mostra in località Parolota. Un «gioiello» per la trebbiatura del grano come un tempo

«Testecalde», fascino dei trattori d’epoca

27/08/2006 in Attualità
Di Luca Delpozzo
(s.b.)

Tre giorni di fes­ta e di riscop­er­ta di un vec­chio mon­do, il mon­do dell’agricoltura del dopoguer­ra. Un’epoca ormai scom­parsa e del tut­to dimen­ti­ca­ta per le nuove gen­er­azioni che han­no smes­so i pan­ni degli agri­coltori per dedi­car­si al tur­is­mo ed al com­par­to del­la ricettiv­ità tur­is­ti­ca con i campeg­gi, gli alberghi ed i ristoranti.Teatro del­la fes­ta la local­ità Parolota, sul­la stra­da che da Lazise por­ta a Colà. A ripro­por­la, dopo i suc­ces­si degli anni pas­sati, i soci del club Teste­calde group in col­lab­o­razione con il Grup­po ama­tori mac­chine agri­cole d’epoca. In bel­la mostra una quindic­i­na di trat­tori, prin­ci­pal­mente Lan­di­ni Velite, meglio conosciu­ti come Lan­di­ni Tes­ta Cal­da, per­chè per pot­er met­tere in moto questi trat­tori tut­ti ital­iani c’è bisog­no di una vera e pro­pria riscal­datu­ra del­la tes­ta. Ma ciò che ha atti­ra­to intere famiglie sul cam­po dell’azienda agri­co­la dei fratel­li Mar­ca­to, in local­ità Parolota, è sta­ta soprat­tut­to la pro­va prat­i­ca di aratu­ra con la dimostrazione prat­i­ca del­la moli­tu­ra del grantur­co con una vec­chia macchi­na treb­bi­atrice Maroc­chi di Suz­zara. Un cime­lio vero e pro­prio mes­so a dis­po­sizione da Gianan­to­nio Paroli­ni di San­drà. Si è potu­to così gustare da vici­no tut­to il proces­so di treb­biatu­ra dei cov­oni di grantur­co, la fuo­rius­ci­ta del gra­no di una parte delle balle di paglia dall’altra. Una oper­azione tan­to cara ai con­ta­di­ni dell’immediato dopoguer­ra, che si svol­ge­va nel­la corte rurale e sul selese. Oggi, con le nuove mietitreb­bie mod­erne, tut­to questo è let­teral­mente scomparso.«I mie figli non han­no mai vis­to una oper­azione di treb­biatu­ra e molatu­ra dei cov­oni», spie­ga una gio­vane mam­ma «e sono rimasti affas­ci­nati dal­la macchi­na e da quan­to essa pro­duce con i suoi movi­men­ti. Mio figlio, all’uscita del gra­no dal­la macchi­na, mi ha hiesto se è questo il gra­no che serve per fare il pane e la piz­za. Non pos­so negare che è sta­ta una gior­na­ta del tut­to eccezionale e di grande conoscen­za per tut­ti. Anche per noi grandi».«Abbiamo ripor­ta­to, gra­zie alla famiglia Mar­ca­to», sot­to­lin­ea il sin­da­co Ren­zo Frances­chi­ni «un pez­zo di sto­ria del mon­do agri­co­lo a Lazise. Lazise, nonos­tante il tur­is­mo, vive anco­ra di tan­ta agri­coltura. Non è più quel­la degli anni Cinquan­ta, ma rap­p­re­sen­ta anco­ra oltre il 50 per cen­to del red­di­to pro­capite. Non abbi­amo sbaglia­to a sostenere ques­ta man­i­fes­tazione per­chè il suc­ces­so che ha ottenu­to in tre giorni ha vera­mente impres­sion­a­to. Devo dire gra­zie a chi l’ha sostenu­ta ed a col­oro che han­no atti­va­mente lavo­ra­to per far­la crescere e riscoprire».