La rocca viscontea ospita una ricca rassegna di uccelli impagliati. Una mostra unica: 350 esemplari, dal gipeto allo storno

Un vero tesoro di ornitologia

19/01/2002 in Curiosità
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Di Luca Delpozzo
Lonato

Aper­to nel 1996 e amplia­to nel 2000, il orni­to­logi­co di Lona­to ospi­ta la collezione di uccel­li impagliati «Gus­ta­vo Car­lot­to», un cele­bre stu­dioso del set­tore nato a Loni­go, in provin­cia di Vicen­za alla fine del XIX sec­o­lo. In orig­ine, ques­ta stra­or­di­nar­ia rac­col­ta com­pren­de­va cir­ca 1800 esem­plari e rap­p­re­sen­ta­va qua­si tut­ta l’avifauna ital­iana. Riu­ni­ti nei pri­mi anni del ’900, tut­ti gli esem­plari, ancor oggi ben con­ser­vati nonos­tante siano pas­sate molte decine di anni, sono opera di un tas­si­der­mista ital­iano molto noto, Mar­co Gianese che li impagliò uno a uno. Dal 1948 al 1989, ques­ta bel­lis­si­ma collezione tro­vò ospi­tal­ità nell’; suc­ces­si­va­mente è sta­ta sposta­ta nel­la casa del castel­lano del­la Roc­ca di Lona­to dove si tro­va tut­to­ra. Gli esem­plari esposti sono 350, col­lo­cati in quat­tro stanze e ospi­tati in dod­i­ci gran­di vetrine, rag­grup­pati sec­on­do l’ambiente di apparte­nen­za. Gli ambi­en­ti sono il boschi­vo, il mon­tano, il rurale, l’urbano, il lacus­tre, il mari­no. Ogni esem­plare è accom­pa­g­na­to da una sche­da infor­ma­ti­va che ripor­ta tutte le prin­ci­pali carat­ter­is­tiche del­la specie. Tut­to ciò a ben­efi­cio degli appas­sion­ati dell’avifauna ma, soprat­tut­to, delle sco­laresche che han­no l’opportunità di osser­vare esem­plari rari e molti, purtrop­po, scom­par­si. Nel Museo Orni­to­logi­co di Lona­to sono diverse le specie estinte e rare ospi­tate nelle vetrine. Fra quelle estinte o raris­sime, van­no ricor­dati il gipeto, l’aquila di mare, il fal­co pesca­tore, il fran­col­i­no, la monachel­la nera, la quaglia tri­dat­ti­la, l’albanella reale. Fra le rar­ità, si notano l’aquila minore, l’otarda, l’ortolano gri­gio, il fanel­lo nordi­co, lo storno roseo, l’allodola gola­gial­la e così via. Esiste, inoltre, una vet­ri­na dove si trovano i casi par­ti­co­lari derivan­ti da incro­ci isoli­ti come, ad esem­pio, l’ibrido di ger­mano reale e codone e altri esem­plari che pre­sen­tano anom­alie come il mer­lo bian­co e altri anco­ra che por­tano delle mal­for­mazioni. Questo stra­or­di­nario museo è vis­itabile dalle sco­laresche e da grup­pi pre­cos­ti­tu­iti che però, devono preno­tare la visi­ta tele­fo­nan­do alla Fon­dazione da Como (030/9130060) o all’Ufficio cul­tura del Comune (030/9132245). La 44esima fiera, che inizia oggi, può rap­p­re­sentare l’occasione gius­ta per far tap­pa sul­la Rocca.

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