Il tentativo di ripopolamento avviato grazie all’impegno di Provincia, Comune e pescatori

Una «culla» per le aolepesce sempre più raro

23/08/2007 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Bruno Festa

Torner­an­no le «aole» nel Gar­da? La sfi­da si decide in queste set­ti­mane: tut­to dipende dal prog­et­to sper­i­men­tale di ripopo­la­men­to avvi­a­to nelle acque di Limone, dove è sta­ta cre­a­ta una sor­ta di «sala par­to» per le alborelle, prel­e­van­do dal lago di Como le uova di pesce fecon­date, las­ci­ate poi dis­chi­ud­ere nel Bena­co in un appos­i­to «ambi­ente pro­tet­to». Per­chè dal lago di Como? Per­chè sul Gar­da le «aole», un tem­po pesce sim­bo­lo del lago e base del­la dieta popo­lare garde­sana, sono scom­parse dras­ti­ca­mente una deci­na di anni fa, con una dimin­uzione del­lo stock sti­ma­ta attorno al 95% in due sole stagioni.IL PROTOCOLLO per il prog­et­to sper­i­men­tale di ripopo­la­men­to era sta­to approva­to nel mar­zo scor­so da Provin­cia di Bres­cia, Comune di Limone, Asso­ci­azione pesca­tori sportivi di Limone e Sezione provin­ciale del­la Fed­er­azione ital­iana pesca sporti­va (la Fip­sas). L’ac­cor­do riguar­da­va in par­ti­co­lare l’al­borel­la, specie ritenu­ta di grande ril­e­van­za per la ges­tione del­l’e­qui­lib­rio bio­logi­co lacus­tre oltre che di grande inter­esse per i pescatori.Nelle scorse set­ti­mane, nelle acque del lago, in zona Sé, uno dei luoghi tradizion­ali di «fre­ga» delle alborelle, poco più a nord del cen­tro stori­co di Limone, sono sta­ti preparati idonei alles­ti­men­ti per le uova, trasportate in loco dagli oper­a­tori del­la Provin­cia. Il prog­et­to è sta­to real­iz­za­to con la pre­dis­po­sizione del recin­to di schiusa (100 metri quadri di super­fi­cie) e con­tin­uerà per alcune set­ti­mane con con­trol­li, mon­i­tor­ag­gi e pulizia e, infine, con la lib­er­azione delle alborelle.Il Comune e il Grup­po pesca­tori sportivi stan­no col­lab­o­ran­do alla sper­i­men­tazione, met­ten­do a dis­po­sizione l’area, il mate­ri­ale e l’es­pe­rien­za prat­i­ca. L’inizia­ti­va avrà la dura­ta di otto mesi.Roberto Palaz­zo, diri­gente regionale del­la Fip­sas, spie­ga: «In prat­i­ca sul lago di Como, in peri­o­do di fre­ga, sono state messe in acqua delle cas­sette piene di ghi­a­ia puli­ta che sono state imme­di­ata­mente rag­giunte dalle alborelle per deporvi le uova. Quin­di le cas­sette sono state car­i­cate sui camion e cond­dotte sul , dove si sono schiuse. Spe­ri­amo che l’esperimento funzioni».SUL PERCHÈ fos­sero scom­parse le aole, tante ipote­si sono state avan­zate: «Uccel­li acquati­ci, un’epidemia di fun­gosi, rar­efazione dei fon­dali di ghi­a­ia puli­ta, i liv­el­li bal­leri­ni del lago d’estate, con il lago che si abbas­sa e las­cia le uova in sec­ca. Tutte idee plau­si­bili, ma nes­suna effet­ti­va­mente dimostra­ta. Ma io — dice Palaz­zo — par­lerei anche di un ecces­so di core­go­ni che sono antag­o­nisti delle aole per­chè man­giano lo stes­so cibo. Sto anche ver­i­f­i­can­do che il core­gone stes­so, molto aumen­ta­to di numero, fat­i­ca a trovare il planc­ton di cui si nutre: li ho visti gru­fo­lare sul fon­do come le tinche, da mar­zo a giug­no, in branchet­ti di dieci esem­plari affi­an­cati non oltre i 7–15 metri di pro­fon­dità nel bas­so lago. Ma queste sono mie osser­vazioni, sen­za pretese sci­en­ti­fiche». Fat­to sta che la scom­parsa c’è sta­ta, al di là di spo­radi­ci avvis­ta­men­ti che ali­men­tano sper­anze, prob­a­bil­mente vane, di un ritorno agli antichi equi­lib­ri sen­za inter­ven­ti dell’uomo. Nel 2004, dati del­la Con­sul­ta provin­ciale per la pesca, nel Gar­da sono sta­ti pescati poco meno di 71 quintali.Tanti o pochi? Fate voi: nel 1896, quan­do si pesca­va con barche a remi e reti di lino, il pesca­to ann­uo rag­giunge­va i 1.849 quin­tali. Da 1849 a 71 in cen­to anni. Ma era un altro lago, il lago come non è più.

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