Una pubblicazione illustra i boschi del Parco Alto Garda

Una guida racconta gli alberi maestosi

06/08/2002 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Alto Lago

L’entroterra garde­sano riveste sem­pre mag­giore con­sis­ten­za anche sot­to l’aspetto tur­is­ti­co. Per ren­der­sene con­to bas­ta osser­vare il lievitare del numero di col­oro che, a pie­di, in moun­tain bike o a cav­al­lo, per­cor­rono sen­tieri e stra­dine alla ricer­ca di qualche nuo­va scop­er­ta. Una mano la offre, in questo sen­so, una pub­bli­cazione fres­ca di stam­pa. Il tito­lo: «Gui­da agli alberi maestosi nei boschi del Bres­ciano», di Rober­to Didi Lanzi­ni, pub­bli­ca­to dal­la Comu­nità Mon­tana (Edi­zioni Grafo, 182 pagine, euro 13,00). Il testo è una gui­da per col­oro che, appas­sion­ati di escur­sioni, oltre a sen­tieri e panora­mi, apprez­zano anche l’incontro con alberi par­ti­co­lar­mente sig­ni­fica­tivi del ter­ri­to­rio altog­a­rde­sano, area gargnanese com­pre­sa. Scrive l’autore: «Se vi piac­ciono gli alberi maestosi, quan­do, gra­zie a ques­ta gui­da ne tro­verete qual­cuno, gode­te­vi la vista, pen­sate agli anni che si nascon­dono nel suo tron­co, alle sto­rie che si sono svolte sot­to le sue fronde». E anco­ra: «Ques­ta è una gui­da che dovrebbe per­me­t­tere a tutte le per­sone che van­no per i sen­tieri del Par­co di sapere che vici­no a dove stan­no pas­san­do, nascos­to nel bosco esiste un albero maestoso e che di cer­to vale la pena di cer­car­lo, non fos­se altro che per la sod­dis­fazione che si ha poi nel trovar­lo». Le curiosità e i motivi di inter­esse più pro­fonde non man­cano e nel­la gui­da si tro­va un lun­go elen­co (con la carti­na per potere indi­vid­uare la col­lo­cazione degli alberi) di una lun­ga serie di abete rosso, acero, carpino bian­co e carpino nero, castag­no, cedro, cilie­gio, fag­gio (i più numerosi), frassi­no, ippocas­tano, noce, pero, pino nero, pino sil­vestre, rovere, sor­bo, tas­so. Sono molte anche le local­ità del Par­co dell’alto Gar­da che l’autore ha ispezion­a­to, alla ricer­ca di alberi maestosi, dis­tribuite un poco su tut­to il ter­ri­to­rio. Per quan­to riguar­da Gargnano, fig­u­ra­no pre­a­mur, boc­chet­ta di Lovere, den­er­vo, bresse, pler, marmer, piazze, pen­nì. Un pri­mo sguar­do (trat­tan­dosi di alberi maestosi) va alle dimen­sioni che, in alcu­ni casi, sono rag­guarde­voli. Così si impara che a Lori­na di Tremo­sine c’è un abete rosso di oltre 5 metri di cir­con­feren­za (a un metro e trenta da ter­ra), alto 21 metri. Un acero di 17 metri di altez­za, con una cir­con­feren­za di 4 metri e mez­zo, è vis­i­bile a Spi­azzi di Tremo­sine. Si pros­egue. A Navazz­i­ni (Toscolano Mader­no) si può ammi­rare un castag­no stra­or­di­nario: 13 metri di altez­za, 7 di cir­con­feren­za. L’esemplare più maestoso di fag­gio si tro­va a nord-ovest del Den­er­vo, in ter­ri­to­rio di Gargnano: è alto 23 metri, con una chioma di 18 metri e una cir­con­feren­za di oltre 9. Altri esem­pi: il frassi­no del­lo spino (Toscolano Mader­no), alto 18 metri, un’ampiezza di 14 e un tron­co di qua­si 5. Cita­to anche l’ippocastano di San Bar­tolomeo di Salò: ai 4 metri di cir­con­feren­za fan­no riscon­tro i 18 di altez­za e i 14 di ampiez­za. Per altez­za svet­ta anche il pino nero di Degà (Tremo­sine) con i suoi 23 metri. «I boschi garde­sani han­no rivesti­to a lun­go un ruo­lo di pri­mo piano per le attiv­ità eco­nomiche e lavo­ra­tive di ques­ta zona — dice Bruno Faus­ti­ni, pres­i­dente del­la Comu­nità Mon­tana Par­co- for­nen­do leg­na da ardere per le abitazioni, mate­ria pri­ma per la pro­duzione del car­bone e mate­ri­ale da lavoro per le segherie. Con la riduzione delle tradizion­alipratiche agri­cole e con lo spopo­la­men­to del­la mon­tagna, i boschi oggi han­no a dis­po­sizione nuove aree per espan­der­si». Scrive l’autore: «Rispet­tate il bosco, sede­te­vi accan­to agli alberi e ascoltate tutte le sto­rie che questi alberi vi pos­sono raccontare».

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