Stavano dragando il canale per la costruzione del “Marine Arsenal”, gli ufficiali ingegneri appartenenti al Genio della Marina asburgica, quando dal fondo sabbioso furono estratti numerosi reperti bronzei: una scoperta straordinaria, ben compresa da quegli uomini che cominciarono ad annotare le osservazioni su quegli oggetti che riproducevano sui loro tacquini.
Ritrovamenti e prime ipotesi
Era il 1860 ma già nel 1830 era stato riferito del ritrovamento di frammenti di terracotta e di resti di palificazione presso la riva sul versante opposto dell’ingresso portuale; e nel 1861 era stata la volta di manufatti di bronzo presenti in uno specchio d’acqua in cui si erano rinvenuti i resti di una estesa palificazione sommersa.
Il 18 febbraio 1862 il tenente Heinrich von Silber scrive all’archeologo svizzero Ferdinand Keller che l’abbondanza di reperti estratti l’aveva indotto a pensare prima ad una nave da carico affondata e poi all’esistenza di un villaggio su palafitte: tesi rafforzata dalla presenza di numerosi pali infissi sul fondo.
Indagini e scoperte archeologiche
Gli studi che seguirono, a cominciare dai primi di Eduard Von Sacken, membro del Gabinetto imperiale delle antichità, permetteranno di arrivare alla identificazione di una civiltà ancora sconosciuta che aveva operato a Peschiera: una storia che fa risalire il primo insediamento negli anni dal 1500 e il 1100 a.C.
Una comunità arcaica e progredita, capace di un’originale produzione metallurgica su cui basare una sorta di affermazione rispetto ad altri centri lacustri e fluviali.


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