martedì, Marzo 17, 2026
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Allora il livello del Garda raggiunse i 212 centimetri sopra lo zero idrometrico

Quel drammatico autunno del ’60

Situazione delle acque del lago di Garda e cause

Preoccupa non poco il livello delle acque del lago di Garda. In costante ascesa, nonostante nei giorni scorsi sia stato raddoppiato il deflusso passato da 90 a 180 metri cubi al secondo. Manovra ulteriormente aumentata di altri dieci metri cubi/secondo alle 18 di venerdì, però quando nello stesso tempo è stata aperta la paratia a Mori dello scolmatore del fiume Adige con scarico nel bacino del Garda di 50 metri/secondo. Provvedimenti che non riescono sicuramente a bilanciare l’eccezionale afflusso e deflusso, dovuto alle insistenti piogge nell’intero bacino idrografico del Sarca-Garda.

Situazione resa critica anche dal fatto che i bacini idroelettrici a monte del Garda, Molveno e Ledro, hanno già raggiunto e superato il massimo invaso e non sono in grado di fare da serbatoio, intercludendo così deflussi del Garda attraverso il fiume Mincio. L’entrata in funzione dello scolmatore Adige-Garda, anche per sole 24 ore, come è stato assicurato, e lo scarico nel lago di enormi quantità d’acqua aumentano il pericolo che possa verificarsi in prospettiva quanto successo nell’autunno del 1960, quando le acque del lago raggiunsero la quota eccezionale di 212 centimetri sopra lo zero idrometrico di Peschiera.

Conseguenze delle piene storiche

Piena, allora, che provocò allagamenti in quasi tutti i centri del medio e basso Garda, visto che le banchine esterne al porto di Lazise, di Bardolino, di Garda e di alcune vie dei tre centri erano di mezzo metro inferiori al limite raggiunto dalle acque. Allora, come d’altronde anche oggi, l’impressione è che ancora una volta, pur in presenza di momenti eccezionali, siano mancati precisi interventi di coordinamento della manovra di entrata (galleria Adige-Garda) e di uscita (diga di Salionze).

Sta di fatto che nel ’60 il livello delle acque del lago raggiunse la più alta quota, mai toccata nel XX secolo, seconda solo a quella verificatasi nel 1879 con massima piena di 217 centimetri. Ma 120 anni or sono il bacino gardesano era ancora naturale e non regolato artificialmente come avviene dal 1949. Nel 1960, a un’estate piovosa, con il livello del lago a metà settembre a quota più 128 centimetri, invece dei preventivati più 70 sopra lo zero idrometrico, seguì un autunno con piogge abbondanti, tanto che nel giro di una ventina di giorni il livello si attestò a più di due metri, anche grazie all’apporto di acqua attraverso l’entrata in attività, per la prima volta, dello scolmatore Adige-Garda e al fatto che il Mincio, in quegli anni, non poteva scaricare più di un centinaio di metri cubi al secondo.

Devastazioni e analogie con la piena attuale

Ma i maggiori danni furono provocati non tanto dall’acqua alta quanto dalla burrasca scatenatasi nella notte tra il 14 e 15 ottobre ’60, con la riviera bresciana del Garda particolarmente colpita. Effetti dell’alluvione si estesero altresì a valle del lago, poiché lo svaso delle acque attraverso il Mincio dovette essere elevato oltre i limiti di sicurezza, con straripamento del fiume e allagamento di territori nei Comuni di Volta Mantovana, Goito e Marmirolo.

Situazione che minaccia di ripetersi oggi, data l’attestazione delle acque del lago oltre i limiti di sicurezza, le quote molto alte degli invasi dei bacini idroelettrici e una situazione meteo che di certo non tranquillizza. Un Po in costante piena potrebbe arrivare a non facilitare il deflusso delle acque del Mincio. Unico fatto positivo è che, in condizioni ottimali, il Mincio può far defluire il doppio di acqua, cioè può arrivare a poco meno di 200 metri cubi/secondo.

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