La vicenda – Eurosea inizia il 14 maggio 1999 quando viene presentata una domanda per localizzare a Campagna Trezza un impianto di termogenerazione di rifiuti, un affare da 350 miliardi.
Il 18 maggio la giunta Mantovani esprime parere preliminare favorevole, il 26 giugno il Comune di Lonato invia alla Regione, all’Asl di Brescia e all’Eurosea parere favorevole alla domanda, subordinato alle disposizioni della delibera della giunta.
L’8 settembre il Comune invia un altro parere favorevole relativo stavolta all’insediamento della centrale elettrica e l’11 settembre la giunta approva la delibera di approvazione dell’accordo-quadro con l’Eurosea.
La controversia e l’opposizione popolare
Il 30 settembre viene firmato tra le parti l’accordo. Ma già in paese è scoppiata la «bomba». Nascono comitati spontanei, vengono indette decine di assemblee pubbliche, l’assessore regionale Franco Nicoli Cristiani si impegna ad archiviare la pratica- Eurosea e ribadisce più volte che la centrale non verrà mai costruita anche perché non rientra nel programma regionale dei rifiuti.
L’8 novembre 1999, sotto i colpi dell’opinione pubblica e di un partito trasversale contro l’incerentore formato dai partiti d’opposizione e da gran parte della Lega, vengono approvate le due varianti che, di conseguenza, fanno cadere la giunta Mantovani, rimasto ormai solo con alcuni fedeli assessori.
Il resto è cronaca recente. In aprile si va alle urne con la vittoria della lista Ulivo e ambientalisti di Morando Perini.
Indagini e sviluppi giudiziari
Adesso del termogeneratore si sta occupando la magistratura: in odore di sospetti alcune operazioni di compravendita di terreni, ma anche l’ipotesi di abuso in atti d’ufficio che viene contestato dalla Procura di Brescia agli ex consiglieri che quella sera votarono per la variante.
Ma dopo la sentenza del Tar l’accusa potrebbe essere definitivamente accantonata.


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