Jona ha un sorriso dolce, che si riflette negli occhi dei suoi tre bambini e in quelli del marito, il tenore Cristjan Johannsson. Un sorriso che non manca di illuminare il bel volto ovale, incorniciato da capelli biondi che svelano la sua origine nordica, islandese per l’esattezza.
Jona ha ritrovato il sorriso che negli ultimi due anni aveva completamente smarrito. Ha riscoperto la voglia di vivere, di giocare con i tre figli, di cucinare e fare le cose di tutti i giorni.
Lei, 40 anni, di fede protestante luterana, rampolla di una famiglia in vista se si considera che la madre è stata Ministro degli affari sociali nel suo Paese, è la protagonista di una storia davvero singolare e misteriosa. Una vicenda strettamente personale e privata nata da una malattia che condizionava «pesantemente» la sua vita e quella dei suoi cari, sviluppatasi attraverso una richiesta di guarigione e conclusa con esito positivo.
Un miracolo riconosciuto
Un miracolo? Chissà. Noi raccontiamo i fatti come sono stati raccontati dal cardinal Edmund Cassidy anche al Papa che ha ricevuto in udienza la famiglia Johannsson proprio nei giorni scorsi. Certo è che Jona da sei mesi ha ritrovato la vita, la gioia di vivere.
«Ho cominciato ad avere problemi nella seconda metà del ’99 — racconta nel salotto dell’abitazione di Emilio Cupolo, conduttore di un programma per un’emittente televisiva—. Premetto di essere protestante luterana e di credere in Dio. Frequento la chiesa cattolica dell’abbazia di Maguzzano, dove trovo un’atmosfera che aiuta a pregare.
Ebbene, la mia vita è cambiata quando il mio respiro si è fatto greve, pesante. Mi hanno diagnosticato una malattia di terzo grado ai polmoni: un’alveolite allergica estringea. I polmoni non consentono un adeguato scambio di ossigeno col sangue, che si era ridotto al 39%. La diagnosi è stata confermata a Parma, ma anche dai medici della famosa clinica Mayo di Rochester negli Usa, quella per intenderci dei presidenti.
La Tac e cinque test non hanno lasciato dubbi. Non è una malattia frequente. Sono stata trattata con prodotti a base di cortisone, che attenua gli effetti ma non cura il male. E così, in pochi mesi, la vita è cambiata: io ero sempre stanca, mio marito, il tenore Johannsson, aveva perso la voglia di cantare, i miei figli non sorridevano più, e la preoccupazione di mia madre era salita alle stelle.
Per questo, su consiglio del mio medico di base, ho programmato un ricovero in ospedale a Brescia, per rifare tutti gli accertamenti. Per farlo, ho dovuto gradualmente ridurre i trattamenti farmacologici fino a eliminarli. Ma la svolta è arrivata il 18 settembre, pochi giorni prima di andare in ospedale — racconta Jona.
Il momento della guarigione
Con i tre bambini e mio marito, abbiamo partecipato, quel pomeriggio, al funerale di un parente a Maguzzano. E nella chiesa, ho pregato Dio. Ero piena di dolore per la mia situazione. Ho chiesto di togliermi quel male, ho chiesto a Dio di farmi guarire. Sì, ho pregato per me stessa, per un miracolo.
E, subito, mi sono sentita sollevata, libera, serena, in pace. Mi sentivo bene. Mio marito, mentre i giorni passavano, mi telefonava e io lo rassicuravo dicendogli che stavo bene, che respiravo normalmente, che non avevo più affanno, nonostante avessi interrotto le cure.
Le conferme di quella che viene definita guarigione sono arrivate poche settimane più tardi, con i riscontri delle analisi del ricovero in ospedale a Brescia. I medici mi hanno detto che non avevo nulla ai polmoni, se non qualche piccola cicatrice, testimone della presenza in passato della malattia. I test sono risultati tutti negativi. Da allora sono trascorsi cinque mesi, sto bene, respiro normalmente, non ho più preso un farmaco.
Avevo fatto una promessa a Dio quel 18 settembre in chiesa a Maguzzano, cioè di testimoniare quanto sarebbe accaduto. Per questo, ho raccontato la mia vicenda al Cardinal Cassidy, che l’ha riferita al Santo Padre. Per questo, nei giorni scorsi, siamo andati tutti a Roma e siamo stati ricevuti dal Pontefice, assieme a una ventina di persone.
Fine del racconto e ritorno alla vita quotidiana
Fin qui, il racconto di Jona, punteggiato da qualche attimo di commozione. La signora Johannsson, che vive con la famiglia a Desenzano, sorride e se ne va. È l’ora di pranzo e cucina, fornelli e famiglia la reclamano. Per lei, la vita è ricominciata.


Iscriviti al nostro canale Telegram per tutti gli ultimi aggiornamenti
Garda Flash News: notizie lampo, stile essenziale







