Christian Sartori ha nuotato da Riva a Sirmione in 21 ore e un paio di minuti. È partito dal Lido dei Sabbioni (nella località trentina) alle 19.10 di martedì, giungendo stanco e felice all’imbarcadero della penisola di Catullo alle 16.12 di ieri pomeriggio. Un arrivo che sembrava studiato da un regista cinematografico.
Il quadro dell’arrivo e la figura di Christian Sartori
La famiglia di cigni (tre, piccoli, neri e altrettanti bianchi) che andava verso di lui, mentre i gabbiani partivano in volo e il piroscafo «Trento» (quasi un omaggio, per un trentino doc), attraccato al molo, posticipava la partenza per Desenzano: il comandante faceva suonare ripetutamente la sirena, quasi a sottolineare la prodezza compiuta. Un quadretto gioioso, in una giornata luminosa e ricca di sole.
Numerosi i sostenitori (per convinzione) e i turisti (lì, per caso) che hanno accolto Sartori. Fra abbracci e applausi. Trentatre anni, sposato, papà di una bambina di 10 (Ellen), originario di Arco ma residente a Riva, a lungo nella Polizia stradale di Salò, ora al Commissariato della sua città, conosciuto negli ambienti del basket (anche della nostra provincia) per aver giocato fino alla C1.
Il motivo e il significato dell’impresa
Christian è il primo gardesano ad aver tentato l’impresa. «L’ho fatto per lei», afferma. Per Sylvia Bonometti, una carissima amica morta in un incidente stradale lo scorso giugno, con lo scooter, in una galleria della Val di Ledro.
«Le dicevo: per te sarei disposto ad attraversare il lago. Io, che non avevo mai provato ad effettuare una traversata. Mi sembrava il modo migliore per ricordare la sua gioia di vivere, rispettandone lo spirito, l’entusiasmo, la carica interiore. E per dimostrare che nessun traguardo è precluso, nemmeno i più insperati e, all’apparenza, irraggiungibili».
In quell’istante sbuca un ragazzo disabile. Gli chiede l’autografo. Christian si schernisce, poi gli amici lo convincono a firmare, con tanto di dedica. Da Riva a Desenzano, in linea perpendicolare, sono 49 chilometri. Ma il Gps, il navigatore degli accompagnatori (che, spesso, andavano avanti, per indicargli la linea retta, salvo poi tornare indietro), collegato alla rete satellitare, ne segnava una decina in più.
Le condizioni di salute e il supporto durante la traversata
Le condizioni di salute del nuotatore sono state costantemente monitorate dal medico rivano Girolamo Mirante Marini. «Alla partenza la temperatura era piuttosto rigida – rammenta. – A Limone, nella notte, ho trovato un’onda lunga, molto fastidiosa. Gli amici, sul cabinato, il gommone e le due canoe, hanno avuto problemi, dando di stomaco. Accusavano il mal di mare in mezzo al lago!»
«Temporali? No. I lampi giravano attorno. Alzando gli occhi, li vedevo sul monte Baldo. L’alimentazione? Ho preso bevande, latte condensato e prodotti energetici. Me li davano col bracciolo. Prima ogni ora, poi ogni mezz’ora, nell’ultimo tratto ogni 15 minuti. Nel finale ho rischiato di bloccarmi, non ce la facevo più, quasi quasi mi veniva un coccolone. Adesso ho ancora adrenalina in corpo, ma se mi siedo sono sicuro che cedo di schianto».
Massimo Padovan, assessore alla Sicurezza, lo ha accolto donandogli un libro e il Grifone di Sirmione, un’onorificenza in marmo-vetro prodotta in Ungheria. Ad attendere Sartori c’erano anche i vecchi colleghi del Polizia stradale di Salò, Desenzano e dintorni.
L’equipaggiamento e i predecessori
Il poliziotto di Riva (che indossava una muta e un paio di pinne, ordinate tramite Internet ad una ditta americana che le fornisce ai Navy Seals e ai Marò italiani, i reparti speciali del battaglione San Marco) è il primo gardesano a unire la sponda Nord alla Sud.
Nel giugno ’97 il 30enne Marco Battaggia, di Mestre, percorse il lago in 21 ore e 58 minuti. Nell’ottobre ’99 il 44enne sloveno Martin Streel, recordman mondiale su distanze estreme, un autentico professionista visto che aveva affrontato il canale della Manica, da Dover a Calais, il tratto di mare fra la Tunisia e l’isola di Pantelleria, e quello da Lignano a Ravenna (162 chilometri), fece ancora meglio: 21 ore, 25 minuti, 32 secondi.
Partiti entrambi da Riva, riuscirono ad arrivare nel porto di Desenzano non senza fatica. La distanza: circa 60 chilometri. Prima di loro, nell’87, ci provò un avvocato barese (Pinto), ma perse l’orientamento e andò ad arenarsi nelle secche di Lazise, sulla sponda veronese. A Christian, che si è preparato in un mese e mezzo, alternando il nuoto alla mountain bike, non importava nulla dei record e del cronometro: l’impresa e il pensiero di Silvia valevano molto più del tempo che avrebbe fatto registrare.


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