L’opera di volontariato che i vari gruppi alpini dell’Ana distribuiti sul territorio alto gardesano svolgono – come è noto – è encomiabile e preziosa ed è anche riconosciuta da tutti: squadre antincendio, protezione civile e interventi nel campo della solidarietà sono una certezza. Ed è parimenti assodato che la loro attività va a tappare qualche falla che esiste nei vari settori (sanità, vigilanza, servizi), come del resto accade a tutte le associazioni di volontariato. Il fatto che ci sia gente che si dimostra riconoscente dopo essere stata aiutata dovrebbe costituire la regola: invece risulta essere l’eccezione. Sono pochi, dopo gli istanti di paura e di momentanea necessità, che ricordano in quali condizioni si trovavano quando qualcuno ha teso loro una mano. Proprio per questo risultano importanti il gesto e la lettera scritta da un turista tedesco e giunta sul Garda. Dietrich Max Fey, di Gilching, l’estate scorsa stava passando le sue vacanze a Limone. Nel corso di un’escursione in mountain bike, lo sportivo ha probabilmente compiuto una manovra sbagliata. Dopo la caduta, con varie fratture, non era in condizione di fare ritorno in albergo, dove l’attendevano con comprensibile trepidazione la moglie e la figlia. È a questo punto che sono intervenuti i volontari dei gruppi alpini di Limone e di Vesio di Tremosine. Lavoro di carattere psicologico con i famigliari, tenuti tranquilli. E un grandissimo impegno delle squadre di soccorso alla ricerca dello sfortunato bikers, che veniva prima avvistato e poi ricoverato in ospedale per le cure del caso. Una tensione durata varie ore, fino al magico momento in cui, via radio, dalla montagna è giunta la conferma che lo sportivo era stato individuato, provocando un sospiro di sollievo a tutti. «La mia vita era sospesa a un filo e voi avete provveduto a che questo filo non si spezzasse. Grazie per la vostra perfetta organizzazione, siete intervenuti senza troppe domande, cosa poteva interessarvene di uno sconosciuto? Avete dimostrato che esistono ancora persone che rischiano la propria vita per salvare quella degli altri, pur essendo perfetti estranei». Un pensiero a tutti i volontari, e un grazie particolare ai due che lo hanno soccorso, «l’allegro autista della jeep, con i capelli ricci, senz’altro il più grande Casanova del lago di Garda, e il grande e possente uomo che con le sue forti mani mi sosteneva sulla jeep». E adesso come sta il signor Dietrich? «Le fratture guariscono lentamente, cammino ancora con le stampelle ma i medici dicono che guarirò completamente. L’anno prossimo saremo ancora sul Garda e verremo a trovarvi». Ma la lettera del turista tedesco non conteneva solamente i ringraziamenti, che sono stati bene accetti. C’era anche un assegno, per i gruppi volontari che hanno salvato la vita dell’uomo. Riconoscenza tangibile, quindi, e non limitata alle semplici parole.


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