Tra accuse e recriminazioni, riunioni e sospensioni, il consiglio provinciale ieri è riuscito a trovare una punto d’incontro sul rilancio dell’aeroporto di Montichiari. Difficile decidere a chi attribuire il merito, se alla minoranza che ha deciso di riportare il tema all’attenzione dell’assemblea o alla maggioranza che ha proposto di deporre una volta per tutte le armi. Quel che è certo, è che il Broletto potrebbe essere vicino a prendere una posizione netta su una delle questioni più dibattute del momento.IL DISPOSITIVO APPROVATO ieri all’unanimità da tutti i consiglieri non è decisivo, ma imprime una svolta «operativa» a una vicenda che si trascina ormai da mesi. Impegna, cioè, il presidente «ad attivare una ricognizione, con il coinvolgimento dei soggetti protagonisti pubblici e privati e per riferire in coerenza con gli interessi della comunità bresciana, entro il mese di novembre, alle commissioni competenti, circa la praticabilità di soluzioni condivise atte al rilancio della struttura aeroportuale».Nessun nodo, dunque, è stato ancora sciolto e nessuna delle molte ipotesi possibili per la governance del D’Annunzio ha avuto il via libera. Ma il dibattito è stato fruttuoso.LA SESSIONE pomeridiana del consiglio si apre con l’intervento di Carlo Fogliata (Ds – Pd), che illustra la proposta di delibera della minoranza. «Brescia – spiega – sta investendo molto su Montichiari, non possiamo investire risorse per l’infrastruttura e l’area lasciando l’aeroporto in mano ai veronesi». L’opposizione considera dunque «utile la partecipazione del Broletto ad una realtà diversa», ma anche «che la Provincia possa svolgere la funzione di cerniera con i comuni contermini, un ruolo a cui ha abdicato».Il documento portato in consiglio dall’opposizione ricalca in tutto e per tutto quello presentato pochi giorni fa in Loggia: invita l’assemblea ad esprimere un giudizio negativo sulla governance da parte della Catullo, a condividere la strategia messa in campo da Abem, a sostenere ogni iniziativa utile all’affidamento della concessione e della gestione ad una società con prevalente o paritaria presenza di bresciani in cui anche Comune e Provincia con i comuni contermini facciano la loro parte.Ma Vigilio Bettinsoli (Fi) spiazza tutti, chiedendo di mettere da parte le polemiche «Azzeriamo la situazione e diciamo cosa intendiamo fare domani?», chiede precisando che «la concessione non è il problema: gli aerei volano con vettori e risorse. Ora bisogna capire come si intende la governance del sistema aeroportuale Bergamo, Brescia e Verona». É il capogruppo di Forza Italia a lanciare per primo l’idea di una task force che comprenda presidente, giunta e commissioni e si ritrovi tra un mese per capire come muoversi «dopo avere verificato con la Catullo dove vuole arrivare: se c’è l’idea della holding con due realtà operative, per Brescia e per Verona, o se invece si vuol solo ottenere la maggioranza del D’Annunzio». E dopo aver capito con l’Enac a che punto sono le pratiche.PIERLUIGI MOTTINELLI (Dl – Pd) chiede che il presidente Cavalli prenda un impegno formale. E se Giacomo Quadrini (Udc) sposa l’idea del lodo Cattaneo con la società madre e le due di gestione e condivide la proposta di Bettinsoli, Gianna Baresi (Prc) invoca per il D’Annunzio vita autonoma e Aldo Rebecchi (Ds – Pd) ricorda che «la priorità non è di chi è la proprietà. Diventa priorità quando lo scalo smette di funzionare». Di intervento in intervento, si arriva alla sospensione per un incontro estemporaneo dei capigruppo che si protrae per una mezz’ora.È evidente che si vuole arrivare ad una posizione comune. I consiglieri rientrano, Mottinelli ribadisce l’intenzione di mettere in votazione il documento della minoranza. Baresi e Rebecchi tentennano. Se unità dev’essere, fanno capire, non ha senso che si votino due documenti. Scatta un’altra sospensione per la riunione di minoranza, che alla ripresa mette agli atti la sua bozza di delibera, in sostanza ritirandola. Il presidente del consiglio Bruno Faustini legge il dispositivo comune, e il voto è unanime. Ora il mandato passa a Cavalli, per la prima volta ufficialmente chiamato a dire la sua sul rilancio dell’aeroporto.


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